Iva al restyling

Riforma Iva 2021, il Ministero dell’Economia studia nuove aliquote

Il ministro dell’Economia Franco intende rimettere mano non solo all’Irpef ma anche all’Iva, prevedendo due sole aliquote per tassazione beni di consumo

La pandemia ha rimesso in discussione tutto, dalla Pubblica amministrazione, agli ammortizzatori sociali, ma soprattutto il Fisco con allo studio non solo una Riforma Irpef ma anche una Riforma Iva.

 

Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, vuole rimettere mano alla tassazione sui beni di consumo, semplificando la normativa vigente, con l’idea di applicare due sole nuove aliquote distinguendo tra beni di prima necessità ed ordinari.

 

Riforma Iva: il ministro Franco potrebbe ridurre il numero delle aliquote

Al momento l’Iva conta 4 aliquote differenti, troppe a detta del ministro dell’Economia, Daniele Franco, intenzionato a rivedere la normativa e a ridurre il pacchetto Iva a due sole nuove percentuali.

 

Il titolare del dicastero di via XX Settembre sta lavorando ad una Riforma Irpef ma a quanto pare anche ad una Riforma Iva, con un’aliquota per i beni di prima necessità e un’altra per tutti gli altri prodotti.

 

La Riforma Iva pensata da Franco potrebbe non solo occuparsi della riduzione del numero delle aliquote, ipotizzando misure intermedie rispetto a quelle vigenti, ma anche della ridefinizione degli attuali panieri di beni e servizi assoggettati alle diverse aliquote, anche al fine di rendere più facile la loro individuazione evitando così errori o elusioni nell'applicazione dell'imposta.

 

Ministero Economia: allo studio due nuove aliquote per la Riforma Iva

Durante un’audizione per la Riforma dell’Irpef presso le commissioni riunite di Camera e Senato, Fabrizia Lapecorella, direttore del dipartimento delle finanze, ha dichiarato che un’ipotesi di Riforma Iva “potrebbe essere quella di prevedere una rimodulazione delle aliquote Iva e il passaggio a due aliquote: un'aliquota ridotta, intermedia tra il 5% e il 10%, da applicare a beni di prima necessità, tra cui i beni alimentari e un'aliquota ordinaria, eventualmente ridotta di uno o due punti rispetto a quella del 22% attualmente in vigore”.

 

Aumentare l’aliquota per i beni di prima necessità dal 4% al 5-10% andrebbe però a colpire soprattutto i consumatori più poveri ma “tale aumento sarebbe compensato dalla riduzione dell'aliquota del 10% e, eventualmente, dalla riduzione dell'aliquota ordinaria”, ha osservato Lapecorella aggiungendo che “sarebbe auspicabile osservare una maggiore diminuzione dell'incidenza per le famiglie con minore reddito disponibile equivalente. La scelta delle aliquote da applicare nella riforma dipenderà da eventuali esigenze in termini di gettito e dagli effetti redistributivi”.

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