Nuove accuse ai servizi segreti del Cairo

Caso Regeni, testimone: “Gli 007 egiziani depistarono le indagini”

Agli atti la deposizione, in attesa del 29 aprile quando il Gup deciderà sul rinvio a giudizio. Il Senato vota mozione per la cittadinanza italiana a Zaki

Caso Regeni, testimone: “Gli 007 egiziani depistarono le indagini”

Oggi il caso di Giulio Regeni e quello di Patrick Zaki si sono nuovamente intrecciati. Nel giorno in cui il Senato ha compiuto un primo passo avanti per conferire a Patrick la cittadinanza italiana - Palazzo Madama ha approvato una mozione che impegna il governo ad avviare le necessarie verifiche con le autorità competenti - sul fronte del procedimento giudiziario che riguarda la morte di Giulio, la Procura della Repubblica di Roma ha registratoimportanti novità. Da una testimonianza, che gli inquirenti ritengono attendibile, emerge che gli agenti dei servizisegreti egiziani – su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio emessa lo scorso 20 gennaio dai giudici romani- sapevano della morte dello studente italiano già il 2 febbraio del 2016, prima del ritrovamento “ufficiale” del corpo. Ma per deviare l’attenzione “inscenarono una rapina finita male”.

 

Il testimone ha raccontato di essere in rapporti di amicizia con Mohammed Abdallah, il capo del sindacato indipendente degli ambulanti del Cairo, che denunciò Giulio agli 007 egiziani. Il 2 febbraio si sarebbe trovato con Abdallah. Riferisce di aver “notato che era palesemente spaventato”. “Lui mi ha spiegato che Regeni era morto”, ha detto agli inquirenti, “e che quella mattina si trovava nell’ufficio del commissariato di Dokki in compagnia di un ufficiale di polizia che lui chiamava Uhsam, quando quest'ultimo aveva ricevuto la notizia della morte e che la soluzione per deviare l’attenzione da loro era quella di inscenare una rapina finita male”. L’Usham che cita il testimone è uno degli agenti indagati dalla Procura romana. La deposizione ora è agli atti, in attesa dell’udienza davanti al Gup del prossimo 29 aprile

 

Sono quattro gli 007 egiziani accusati dai giudici italiani. Che hanno ricostruito gli ultimi giorni di vita del ricercatore friulano e il modo in cui è stato brutalmente torturato e ucciso. Sequestro di persona pluriaggravatoconcorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali i capi di imputazione. Con le nuove testimonianze si completa via via il quadro investigativo e si arricchisce quello probatorio a disposizione dei magistrati coordinati dal procuratore capo, Michele Prestipino. Ora toccherà al Giudice per l’udienza preliminare decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. Un processo atteso da cinque anni e dopo reticenze depistaggi di ogni genere da parte delle autorità al servizio di Al Sisi per insabbiare le cause dell’omicidio.

Nei contatti avvenuti in questi anni tra la Procura di Roma e quella del Cairo i giudici egiziani hanno avanzato continuamente sospetti sull’operato dello studente. Non solo non hanno mai risposto alla rogatoria italiana, ma hanno mantenuto nel tempo un atteggiamento persino provocatorio. Giulio aveva solo 28 anni, era al Cairo per compiere ricerche sulla società egiziana per conto dell’Università di Cambridge. Il 25 gennaio del 2016 non ha più dato notizie di sé alla famiglia. Dopo 9 giorni il suo corpo è stato ritrovato sul ciglio di una strada, nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti, con segni evidentissimi di torture e sevizie orribili. Un omicidio su cui “gli 007 decisero di depistare le indagini” per allontanare sospetti dalla National Security.

 

Ma oggi è anche il giorno in cui qualcosa si muove per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna. Attivista dei diritti umani, tornato in Egitto dalla famiglia per una vacanza, è stato arrestato all’aeroporto del Cairo da agenti dei servizi egiziani con l’accusa di sovversioneattentato alla sicurezza nazionalepropaganda per il terrorismo. Il Senato ha votato con 208 sì, nessun contrario e l’astensione di Fratelli d’Italia, un atto di indirizzo che impegna il governo. “Con l'approvazione della mozione per il conferimento della cittadinanza italiana a Zaky, il Parlamento si è assunto un’importante responsabilità dando ascolto alle voci di 200mila cittadini”, dichiarano gli autori della petizione lanciata ad inizio anno dall’associazione ‘Station to Station’. “Le richieste di questa straordinaria mobilitazione devono adesso essere finalmente accolte dal Governo”, aggiungono, “nello specifico dai ministri Di Maio e Lamorgese”.

 

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