Decreto Covid 19

Coprifuoco, Lega tira la corda con Draghi. Il premier risponde picche

L’altolà del presidente del Consiglio a Matteo Salvini. Se il segretario del Carroccio supera il segno con la strategia del partito di lotta e di governo

Coprifuoco, Lega tira la corda con Draghi. Il premier risponde picche

Il coprifuoco resta alle 22. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, è costretto ad incassare il ‘no’ lapidario di Mario Draghi alle roboanti richieste di allungare l’orario di apertura e della circolazione. Così decide di non votare il decreto Covid, i suoi ministri si sono astenuti. In un messaggio indirizzato al premier, e dato alla stampa, dichiara di avere “fiducia” nel presidente del Consiglio “ma di lavorare al prossimo decreto che entro metà maggio - se i dati continueranno a essere positivi - dovrà consentire il ritorno alla vita e al lavoro per milioni di italiani”. Quello che si è consumato nelle ultime ore non è tanto uno strappo, che pure c’è stato, rispetto alla linea dell’esecutivo. Il cambiamento più significativo si è registrato nei rapporti tra il leghista e il capo di Palazzo Chigi.


Al premier non deve essere andato per niente giù nelle settimane passate - come negli ultimi giorni - il tono da oppositore interno del ‘capitano’ del Carroccio. Ma se fino a ieri la mediazione è stata la cifra principale dell’ex numero uno della Bce, per smorzare i toni e per non dar fuoco alle micce disseminate qui e là dal segretario leghista, stavolta qualcosa è mutato. Alla base non c’è solo la ragionevolezza nel dar seguito alle decisioni della cabina di regia, di cui la Lega era già informata da tempo, e che si fondano su dati ed evidenze scientifiche. Il no di Draghi è soprattutto un altolà a Matteo Salvini, alla sua politica barricadera, di opposizione e di governo, tanto ibrida quanto ambigua a seconda dell’interlocutore. E’ probabile, dunque, che il presidente del Consiglio abbia voluto imporre un freno al leghista, come a dire: così non va. In gergo popolare si direbbe che Salvini stava prendendosi il dito con tutto il braccio con le sue forzature continue, i reclami e una campagna mediatica martellante per ‘imporsi’ all’attenzione, al centro del quadro politico e di governo, in continua polemica con altre forze di maggioranza.

 

Adesso è costretto a studiare le contromosse. Oggi riunisce la segreteria politica del suo partito. E il presidente leghista, Massimiliano Fedriga, ha convocato in seduta straordinaria la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per oggi pomeriggio, proprio sul decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri sul Covid 19. In un’intervista a Il Giornale, il segretario non abbassa i toni. Evita di prendersela col premier e addossa la responsabilità delle misure varate in Cdm ai partiti alleati: “Hanno prevalso criteri ideologici, non scientifici”, dice, “queste disposizioni sono illogiche”.

 

Secondo lui Draghi “ha mediato, ma questa volta ha prevalso la linea della sinistra, dei 5 Stelle, di Speranza” perché “c’è una realtà politica che considera i ristoratori, i baristi e i commercianti evasori". Salvini avverte: “Non votiamo provvedimenti a scatola chiusa” e “fra quindici giorni, se ci saranno nuove aperture, voteremo un altro provvedimento favorevole a chi oggi è penalizzato”. Eppure, sa benissimo che il ruolo di Draghi in Cdm è dirimente. Ed è con lui che tocca ricucire. Perché se continua nella sua guerra interna è probabile che le porte del dialogo non rimarranno aperte all’infinito.

 

Intanto, dagli alleati piovono critiche. Andrea Orlando, ministro del Lavoro del Pd, considera l’astensione di Salvini “un atto incomprensibile e irresponsabile in questo momento. Poche ora prima condividi un accordo, poi cominci a sparare su quell’accordo e poi ti astieni”. Si tratta, dichiara, di “una posizione che non è all'altezza di questo momento. Questo continuo alternarsi tra passi avanti e indietro credo non aiuti l’Italia”. Chiede un chiarimento Liberi e Uguali: “La farsa di Salvini che tiene un piede nel Governo e l’altro all'opposizione non regge più. La Lega si fa dettare la linea dalla Meloni e non sente alcuna responsabilità verso il Paese. È il momento di fare chiarezza dentro alla maggioranza, di porre fine a questa commedia”.

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