Vertice a Palazzo Chigi

Recovery, al Tesoro monitoraggio e controllo di riforme e investimenti

Sei missioni, 39 assi e interventi sui punti fragili del sistema Paese: domani il Piano arriva in Cdm. Intanto in Ue il Portogallo batte tutti sul tempo

Recovery, al Tesoro monitoraggio e controllo di riforme e investimenti

Il Recovery Plan che domani arriverà sul tavolo del Consiglio dei Ministri ha preso forma. Vengono confermate 6 missioni e 16 componenti ma gli assi di intervento sono 39, non più 48, e si dividono in 135 investimenti. Previste in tutto 7 riforme: 3 in materia di pubblica amministrazione - trasformazione, accesso e competenza – una del sistema della proprietà industriale, una quinta su formazione e scuola e, infine, su politiche attive del lavoro e sulla medicina territoriale. Due le riforme strutturali: oltre alla PA quella sulla Giustizia, più una serie importante di modifiche su concessione di permessi, autorizzazioni e interventi sul codice degli appalti. Ci saranno anche “riforme settoriali specifiche, come nuove regole per la produzione di rinnovabili e interventi sul contratto di programma per le Ferrovie”. 

 

Quanto alla governance è prevista la “responsabilità diretta delle strutture operative coinvolte”. Ovvero, di “ministeri ed enti locali e territoriali per la realizzazione di investimenti e riforme entro i tempi concordati e la regolare gestione delle risorse”. Ma “monitoraggio, rendicontazione e trasparenza” saranno “incentrate al Ministero dell’Economia che monitora e controlla il progresso dell’attuazione di riforme e investimenti e funge da punto di contatto unico per le comunicazioni con la Commissione Ue”. Dunque, il nodo della regia politica sembra in qualche modo bypassato da quella tecnica, che va in capo al Mef e al ministro Daniele Franco. L’uomo più fidato di Mario Draghi nell’esecutivo. Ma resta aperta l’eventuale costituzione di un comitato interno a Palazzo Chigi che supervisioni il tutto.

 

Stamane l’incontro tra il premier e i ministri coinvolti nella stesura del Pnrr. Oltre a Franco, Roberto Cingolani e Vittorio Colao. Con loro anche i capidelegazione di maggioranza. Al termine del vertice sono state confermate le cifre a cui ammonta complessivamente il Piano: 221,5 miliardi di cui 191,5 riferibili al Recovery fund e 30 miliardi del fondo complementare, di cui più volte si è parlato in questi giorni. Le risorse saranno ripartite in base alle missioni: 42,5 miliardi a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, mentre per rivoluzione verde e transizione ecologica 57 miliardi.

 

Alle infrastrutture per la mobilità sostenibile andranno 25,3 miliardi, 31,9 a istruzione e ricerca, 19, 1 a inclusione e coesione, 15,6 alla salute. Tuttavia, per la sanità i fondi saliranno in totale a 19, 7 miliardi perché vanno contati 1,71 miliardi di React Eu, più 2,39 miliardi del fondo complementare. Secondo le previsioni del governo e del ministero dell’Economia grazie agli interventi previsti, nel 2026 il Pil sarà di 3 punti percentuali più alto.

 

Intanto, mentre il Portogallo è il primo Paese a consegnare la versione definitiva del Piano di Recovery, il cui esame da parte della Commissione comincerà immediatamente, da Francoforte la presidente della Bce, Christine Lagarde, avverte: “è urgente” che il pacchetto Next Generation Eu “diventi operativo senza ritardo” con una ratifica “tempestiva” della decisione sulle risorse proprie. Il passo è decisivo per consentire alla Commissione di emettere bond per finanziarlo. Se l’iniziativa del Portogallo “segna l'inizio di una nuova fase nel processo di implementazione dello strumento di recupero e resilienza”, dice Ursula Von Der Leyen, l’obiettivo di Bruxelles “resta quello di adottare tutti i Piani entro l’estate. Per poter effettuare i primi pagamenti, è necessario che tutti gli Stati membri abbiano approvato la decisione sulle risorse proprie”.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA