guerre intestine

È divorzio tra Rousseau e M5S: “Cambiamo strada, scelta inevitabile”

L’associazione guidata da Davide Casaleggio dice addio ai Cinquestelle ma rivendica: “il Movimento siamo noi. Porteremo avanti la visione di Gianroberto”

È divorzio tra Rousseau e M5S: “Cambiamo strada, scelta inevitabile”

Ultimatum, telefonate mancate, confronti andati male. La lite con Davide Casaleggio alla fine non si ricompone e le strade del Movimento Cinquestelle e dell’associazione Rousseau si dividono: arriva il divorzio. Sul blog pentastellato l’annuncio ufficiale: Rousseau - che alla morte di Gianroberto è stata presa in mano dal figlio - “cambia strada”. “Scelta dolorosa, ma inevitabile”, si legge. “Per otto lunghi mesi abbiamo richiesto più volte di condividere un progetto comune con responsabilità e perimetri ben definiti dei ruoli reciproci. E abbiamo proposto concretamente un accordo di partnership per rafforzare e chiarire il legame tra Rousseau e il Movimento. Ma stare insieme deve essere una scelta reciproca” e “questo, purtroppo, non si è verificato”.

 

Dunque, lo strappo ormai è definitivo ma Davide Casaleggio non ha intenzione di mollare. “La visione di Gianroberto è chiara e noi la porteremo avanti”, recita il post dell’associazione. “Ci impegneremo affinché le sue idee continuino a camminare sulle gambe di coloro che vorranno esserci”. L’intenzione è partire “con un nuovo progetto e con nuovi attori protagonisti, ma non sarà facile. Dovremo risolvere tutti i pesanti problemi economico-finanziari che ci sono stati addossati e trovare strategie di sostenibilità per il futuro. Oggi siamo a terra, ma ci rialzeremo perché noi siamo Movimento”.

 

Parole chiarissime, indirizzate ai maggiorenti del M5S. L’identità pentastellata per Casaleggio junior è nell’associazione Rousseau, non altrove. Quanto esiste ‘fuori’ è altra cosa, un partito diverso. Rousseau rispetterà “le promesse fatte” e lavorerà per “mantenere il percorso civico costruito in questi 15 anni, affinché il principio di piramide rovesciata mantenga la sua forza. Sarà un futuro difficile e in salita, ma coerente, sfidante e intellettualmente onesto come siamo sempre stati”.

 

Alla base della rottura, come è noto, il mancato pagamento di 450 mila euro di arretrati da parte dei parlamentari 5S, la data ultima per farlo era il 22 aprile. Gli ultimi giorni sono stati decisivi, con l’unico mediatore rimasto - Beppe Grillo - precipitato per sua stessa colpa nel crepuscolo della politica. Le dichiarazioni inaccettabili in difesa del figlio accusato di stupro lo hanno rilegato nel limbo di quei politici di cui è meglio non parlare, tanto è l’imbarazzo e il danno provocato ai suoi al governo. Che a loro volta sembrano una barca senza meta in cerca disperata di una rotta. Il capo in pectore, l’ex premier Giuseppe Conte, non parla, non interviene da tempo.

 

Le dichiarazioni di Rousseau chiudono definitivamente il capitolo di una composizione pacifica e non giudiziaria della controversia. Il nuovo partito a guida dell’avvocato non si sa che forma avrà e quali idee lo animeranno. Il consenso elettorale di cui dovrebbero godere i cosiddetti big, senza Movimento alle spalle, è davvero traballante. E Conte, se fa altro tempo, rischia di perdere il patrimonio di voti che fino a un mese fa i sondaggi gli hanno attribuito.

 

Ma se la piattaforma Rousseau rimarrà “attiva applicando” però “pesanti ridimensionamenti” al personale “a fronte dell’enorme mole di debiti cumulati dal Movimento”, una nota ufficiale dei 5S replica che “rimane invariata la volontà di affidarsi alla democrazia diretta, avvalendosi prioritariamente di strumenti digitali. Il nostro cuore pulsante è la democrazia diretta, qualunque sia lo strumento utilizzato”. Nella nota si sottolinea che “le scelte dell'associazione Rousseau evidenziano la volontà di svolgere una parte attiva e diretta nell’attività politica che è incompatibile con una gestione ‘neutrale’ degli strumenti”.

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