Il caso

Papa, dal 1° maggio “maratona” di preghiera anti-pandemia. È polemica

Secondo il teologo Vito Mancuso “Mercanteggiare con Dio è spiazzante”. Avvenire risponde con un editoriale in cui spiega: “Pregare non è mai mercanteggiare”

Papa, dal 1° maggio “maratona” di preghiera anti-pandemia. È polemica

“Pregare per chiedere in cambio qualcosa, mercanteggiare col Dio onnipotente, è qualcosa di spiazzante per la spiritualità contemporanea".

Così il teologo e filosofo Vito Mancuso ha commentato l’iniziativa lanciata da Papa Francesco, di una “maratona” di preghiera, dal 1° maggio, per invocare la fine della pandemia.

 

La “maratona” di preghiera

"L'iniziativa coinvolgerà in modo speciale tutti i santuari del mondo, perché si facciano promotori presso i fedeli, le famiglie e le comunità della recita del rosario per invocare la fine della pandemia. Trenta santuari rappresentativi, sparsi in tutto il mondo, guideranno la preghiera mariana, che verrà trasmessa in diretta sui canali ufficiali della Santa Sede alle ore 18:00 ogni giorno". Così è stata spiegata l’iniziativa del Santo Padre dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. La “maratona” di preghiera inizierà il 1° maggio per concludersi il 31 maggio.

 

Le critiche

Critico nei confronti dell’iniziativa si è detto Mancuso, docente al master di neuroscienze e meditazione presso l’Università di Udine, che in un tweet ha chiesto: "Chi crede ancora che la spiritualità autentica sia fatta di queste cose? Cioè di una preghiera per ottenere da un Dio onnipotente quello che Egli, con un solo pensiero, potrebbe realizzare? Non è tutto un po' troppo imbarazzante?". "Sia chiaro - sostiene Mancuso - l'iniziativa non è affatto discorde con la dottrina e la tradizione della Chiesa. Si è sempre fatto: pregare per chiedere una grazia. Ma è discorde rispetto alla spiritualità contemporanea, che prevede una gestione libera della nostra interiorità. Mi spiego meglio: quello che un tempo era concorde con la mentalità comune, oggi alle persone che riflettono risulta quantomeno spiazzante. Se Dio è onnipotente e buono, perché deve intervenire quando glielo chiedo io e non spontaneamente?".

 

“Pregare non è mercanteggiare” 

A rispondere alle polemiche è un editoriale su Avvenire, in cui si legge: “Cambiano i tempi, i rapporti di forza, gli equilibri della storia. Solo resta uguale il cuore dell’uomo e della donna che da sempre quando soffrono chiedono aiuto, e se hanno la fede si rivolgono a Dio. Si chiede a Lui conforto per sostenerci nel dolore, la luce per uscire dal buio, si invoca la guarigione”. E ancora: “Non si tratta di mercanteggiare con l’Onnipotente, ma di aprirgli le porte del nostro cuore, che forse non sa neanche bene che cosa domandare, però si fida. Come fa dall’inizio della storia, come succede in tutte le religioni, e non ha importanza il titolo di studio e la preparazione teologica. Conta la sincerità con cui ci si rivolge a Lui, conta il riconoscersi piccoli davanti all’infinita grandezza, conta l’essere disponibili alla Sua volontà. È una questione di testa, di respiro di vita nuova, di mani che si uniscono. Ed è una questione di cuore”.

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