De-escalation

Russia, Shoigu annuncia ritiro truppe di Mosca al confine con Ucraina

Pronte per la ritirata le truppe ammassate al confine del Donbass che avevano generato tensioni e preoccupazioni sulle operazioni russe al confine.

Russia, Shoigu annuncia ritiro truppe di Mosca al confine con Ucraina

Il Ministro russo della Difesa, Sergei Shoigu, ha annunciato che – da oggi -  Mosca ritirerà le truppe e i mezzi che erano stati dispiegati al confine con l’Ucraina nel corso delle ultime settimane. La mossa aveva fatto intuire l’avvio di nuove operazioni di invasione imminente delle regioni orientali ucraine, destando forti preoccupazioni sia a Washington che nei Governi del blocco europeo.

Una minaccia, quella russa, a cui sia il Segretario di Stato dell’Amministrazione Biden, Anthony Blinken, che la Cancelliera Angela Merkel, avevano inviato un messaggio chiaro per indurre Vladimir Putin alla de-escalation.

 

Un test di “controllo”

Ma la strategia militare di Mosca si è infine rivelata meno aggressiva rispetto all’intensità dell’allerta e delle tensioni che ha generato. È stato lo stesso Shoigu, infatti, a spiegare il motivo dei movimenti delle truppe russe al confine con il Donbass, area appartenete al territorio ucraino. Si è trattato solo di un’esercitazione militare (con i cosiddetti snap checks, l’addestramento ai monitoraggi rapidi) che si è di fatto già conclusa. Le truppe torneranno ora alle rispettive basi in Russia – si legge in una nota della Difesa russa – dato che hanno dimostrato “la loro capacità di fornire una difesa affidabile al Paese”.

 

Ancora si dubita sul ritorno alla base

Ma i dubbi degli osservatori internazionali, e di numerosi rappresentanti del Governo ucraino, fanno pensare che, prima di ‘cantar vittoria’ o tirare un sospiro di sollievo, è meglio attendere la conferma dell’effettivo rientro alla base dei soldati russi che, come annunciato, dovrebbe completarsi entro il 1 maggio (data importante nelle dinamiche dello scacchiere globale che coincide con il giorno in cui le truppe americane inizieranno a lasciare l'Afghanistan).

Stando a fonti diplomatiche ucraine, alcuni media hanno riportato che il Cremlino aveva assembrato circa 100.000 unità, mezzi corazzati, artiglieria dell’esercito russo in punti critici avanzando sempre di più verso il confine. A questo si era aggiunto anche l’utilizzo di aerei militari. Le unità militari russe si erano sono spostate nelle regioni di Rostov, Bryansk e Voronezh, nonché in Crimea, mentre i gruppi tattici del battaglione erano di stanza al confine. Una mobilitazione tanto importante e dispendiosa da far ricordare quella del 2014, anno di annessione della Crimea per mano dei russi.

 

La linea rossa si sposta sul Mar Nero

Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva sfidato Putin con la richiesta di incontrarlo nella zona del conflitto. Ma l’invito era stato declinato. Oggi ha accolto con favore l’allentamento delle tensioni tra i due Paesi e ha ringraziato per il sostegno via Twitter gli alleati internazionali ed i leader europei.

Dopo l'annuncio di Shoigu, la NATO ha affermato che qualsiasi passo per invertire l'escalation sarebbe “importante e atteso a lungo”. Ha anche aggiunto che l’alleanza militare occidentale è rimasta comunque vigile. È stato poi convocato un Vertice NATO a giugno, con un’agenda che da priorità alle “questioni russe”. In primis, risulterebbe che la Russia stia lavorando ad un piano B per riaccendere potenziali scontri con gli Alleati. Starebbe infatti pianificando di precludere le aree del Mar Nero alla navigazione straniera. È l’Ucraina la prima a temere che i suoi porti possano subire l’impatto del nuovo “colpo” russo.

Durante il discorso sullo stato della nazione che ha luogo ogni anno a Mosca, Putin ha ‘fatto la voce grossa’ nei confronti dei Paesi occidentali. Ha parlato espressamente del rischio di una risposta militare che sia “asimmetrica, rapida e dura”, da parte russa, qualora si finisse per oltrepassare una “linea rossa” che sarà la Russia a tracciare. Per ora, la linea sembra restare una metafora o retorica, ma non si escludono ulteriori azioni che prendano nuovamente di mira l’Ucraina.

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