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Ritratti (poco) diplomatici

Kristalina Georgieva all’Fmi asseconda le politiche di Biden

Self-made women, bulgara, Kristalina Georgieva riuscì a scavalcare la cortina di ferro e a insegnare a Londra e al Mit. Poi la Ue e la Banca Mondiale

Kristalina Georgieva all’Fmi asseconda le politiche di Biden

La politica internazionale vede spesso al vertice di Stati e istituzioni individui che, per le loro origini familiari (in quanto provenienti da famiglie particolarmente benestanti oppure “figli di”), arrivano ad occupare queste posizioni sfruttando percorsi preferenziali che li rendono in un certo senso dei “predestinati”. Tuttavia non è sempre così: a volte accade che le posizioni di maggiore prestigio vengano occupate anche da “self-made men” o, per la precisione, “women”. In questo caso il riferimento è a Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, la più importante istituzione finanziaria mondiale.


La storia di Georgieva è davvero emblematica del fatto che talento, preparazione e tenacia sono doti che possono consentire di raggiungere anche i traguardi più importanti e ambiziosi. Nata in Bulgaria da una famiglia di umili origini e di bassa scolarizzazione (come lei stessa ha rilevato), la “numero uno” del Fondo monetario internazionale ebbe l’opportunità di terminare un dottorato in Economia presso l’Università di Sofia e di intraprendere una carriera accademica internazionale di primo livello che le consentì di “scavalcare” la cortina di ferro in un periodo in cui questa circostanza era ancora molto rara. Negli anni Ottanta fu infatti invitata ad insegnare sia alla London School of Economics sia al Massachusetts Institute of Technology.

 

Quando la Bulgaria divenne uno Stato membro dell’Unione Europea, nei primi anni Duemila, la Georgieva giunse ad occupare una delle più alte cariche venendo nominata Vice Presidente della Commissione Europea durante il mandato di Jean-Claude Juncker (dal 2014 al 2016) con deleghe per il Budget e le risorse umane. Fu il trampolino di lancio che la portò definitivamente al di là dell’Oceano Atlantico, in quanto l’approdo successivo fu alla Banca Mondiale come direttore generale, prima di essere nominata al vertice del Fondo Monetario Internazionale nel 2019.


Il suo arrivo su una delle scrivanie più importanti di Washington si inserisce sia in un percorso di continuità, ma contiene anche un forte elemento di innovazione. Georgieva è infatti succeduta a Christine Lagarde, ora al vertice della Banca Centrale Europea, ed è dunque la seconda donna ad occupare la posizione di Managing Director del FMI. Inoltre, la sua nomina ha rispettato la tradizionale “spartizione” della leadership delle istituzioni create dopo la conferenza di Bretton Woods nel 1944 tra Europa (che ha sempre controllato il FMI) e Stati Uniti (che ha invece espresso i leader della Banca Mondiale – quello attuale è David Malpass).

 

Tuttavia, Kristalina Georgieva proviene da un Paese ex comunista, uno Stato satellite dell’Unione Sovietica, e ha avuto una formazione culturale ed accademica agli antipodi dei valori e delle teorie del liberismo economico che sono alla base del FMI (basti pensare che il suo dottorato fu completato alla università “Karl Marx”!).

Questo non vuol dire ovviamente che Georgieva abbia portato i valori del socialismo a Washington: la sua nomina è però indice di una sensibilità nuova, che si fa carico anche delle istanze delle economie in transizione e in via di sviluppo.

È dunque evidente come una personalità di questo tipo sia quanto mai appropriata e necessaria in un momento come quello attuale, così delicato per la comunità internazionale sia dal punto di vista sanitario sia da quello economico. L’arrivo di Biden alla Casa Bianca ha riportato gli Stati Uniti al centro delle istituzioni multilaterali, consentendo la ripresa di un dialogo che durante il mandato di Trump non era stato possibile. Georgieva sta dimostrando di saper assecondare questa nuova fase, accompagnando le importanti proposte portate dagli Usa sul piatto del Fondo Monetario e del G20, proprio in occasione dei recenti “Spring Meetings”, il tradizionale appuntamento di aprile.

 

Il piano presentato dal Segretario al Tesoro americano Janet Yellen per l’istituzione di una “tassa minima globale” al fine di stabilire regole comuni internazionali e scongiurare pratiche di concorrenza sleale in campo fiscale, ha fatto il paio con quella presentata dal Fondo Monetario per l’istituzione di una “tassa di solidarietà” che porti a trasferimenti fiscali sia dai Paesi più ricchi a quelli più poveri, ma anche all’interno dei Paesi dai più ricchi ai meno abbienti, con l’obiettivo di stimolare una ripresa economica equa a livello globale, che cerchi di non lasciare indietro nessuno. Il 2021 può essere un anno importante per piantare i semi di una rinnovata fase di cooperazione internazionale, di cui si raccoglieranno i frutti tra alcuni anni. Con la discrezione che le deriva da una competente autorevolezza, guadagnata sul campo, soprattutto a Washington, Kristalina Georgieva si candida ad essere un’importante protagonista di questo periodo.

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