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Le critiche degli ambientalisti

Recovery, Bonelli: “Nel Piano la transizione ecologica non c’è”

I Verdi italiani controcorrente sul Pnrr che porta la firma di Mario Draghi. “Non c’è visione, basti guardare le scelte sul trasporto pubblico locale”

Recovery, Bonelli: “Nel Piano la transizione ecologica non c’è”

Ore decisive per il Recovery Plan. Dopo il disco verde di Camera e Senato alla risoluzione di maggioranza la palla passerà a Bruxelles e alla Commissione europea. “Il Piano”, ha detto a Montecitorio Mario Draghi in sede di replica, “guarda al futuro e alle nuove generazioni e permette investimenti che sarebbero stati impossibili e impensabili fino a pochi giorni fa”. Da spendere ci sono in totale 248 miliardi, mai così tanti soldi per rimettere in piedi il Paese. Ma per il partito dei Verdi “la transizione ecologica non c’è”. “Parlano i dati e le tabelle”, dice Angelo Bonelli, coordinatore nazionale. Il problema non è solo la “mancata” svolta green, il Pnrr “non va nemmeno nella direzione della sostenibilità sociale”.

 

Bonelli, voi Verdi avete espresso un giudizio decisamente negativo sul Recovery italiano. Cosa non va nel Piano di Draghi?

Angelo Bonelli: “Quello che non va è che la transizione ecologica annunciata nei titoli dei giornali non c’è. Spiace dirlo, ma è stata solo un’operazione politica di propaganda. A conferma di questo parlano i dati, ad esempio sul tema del trasporto pubblico locale. Che dovrebbe essere un investimento strategico per dare una risposta all’emergenza sanitaria dovuta allo smog nelle nostre città. Ricordo che l’Agenzia europea per l’Ambiente indica che in Italia ci sono 52 mila decessi ogni anno a causa dell’inquinamento. Ebbene, su una flotta circolante di treni regionali paria a 456 unità, solo 53 treni verranno cambiati, ovvero il 10, 8%. Mentre su una flotta di autobus pari a 42. 800, solo 5.500, cioè l’11,8%. Un investimento bassissimo. Basti pensare che di quei 456 treni regionali, 250 sono ancora alimentati a gasolio. La media degli autobus italiani in termini di vecchiaia è nettamente al di sopra di quella europea”.

 

Dove si registrano altri investimenti insufficienti?

Angelo Bonelli: “Il dato sul trasporto pubblico ci dice quanto è forte la distanza dei tecnici di questo governo rispetto ai problemi e alle priorità della popolazione, penso al dramma dei pendolari. Poi c’è la questione della depurazione delle acque reflue. L’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea a pagare una sanzione di 80 mila euro al giorno perché non tratta le acque reflue secondo la direttiva europea. E questo vale per la Campania, la Sicilia, la Puglia. Il problema è serio e su questo c’è un investimento di appena 40 milioni di euro”.

 

A proposito di trasporto, nel Piano sono previsti investimenti per lo sviluppo della rete infrastrutturale pari a 31 miliardi. Il problema non è di risorse ma di progetti che non centrano il bersaglio?

Angelo Bonelli: “Sì, è così. Perché la maggior parte delle risorse sono state destinate all’alta velocità dimenticandosi il trasporto pubblico locale. Ma non possiamo pensare di avere treni che vanno veloci, su cui non ho nulla in contrario, e lasciare le nostre città nel disastro più totale. Vedi l’esempio della città di Roma. E’ evidente che è stata fatta una scelta. Si è deciso di destinare le risorse da altre parte, questo è il punto centrale. Quella offerta dal Pnrr è un’occasione storica irripetibile. Se io fossi stato al governo avrei fatto un lavoro diverso: l’infrastruttura strategica del trasporto pubblico locale va rivoluzionata. In Italia abbiamo una rete di metropolitane pari a 247 chilometri, solo la città di Madrid ne ha 240. Questo fa capire quanto siamo in ritardo rispetto al resto d’Europa e fa capire quanto sul Tpl questo esecutivo abbia sbagliato”.

 

Va detto che il 40% dei progetti del Pnnr sono ‘verdi’. Le azioni per l’ambiente rappresentano il grande pilastro, insieme a quello dei diritti sociali, del Next Generation Eu. Ma per voi il Piano italiano è pieno di lacune, ad esempio denunciate l’assenza di strategia sulle rinnovabili.

Angelo Bonelli: “Partiamo da questo 40% che non c’è. Perché se si sommano progetti che nulla hanno a che vedere con la transizione ecologica, è ovvio che le percentuali cambiano. L’alta velocità o l’idrogeno alimentato a gas non possiamo considerarli nella transizione verde. Quindi, c’è proprio un problema di impostazione. Sull’idrogeno, per esempio, si danno risorse importanti ad Eni e Snam per produrre il vettore idrogeno attraverso l’estrazione di idrocarburi, in questo caso gas. Invece, dovrebbero essere le aziende ad avviare processi di decorbanizzazione per dare un contributo alla lotta al cambiamento climatico.

Si preferisce questa strategia: mantenere il gas come elemento fondamentale per costruire la politica energetica, a differenza di quanto accade in altri Paesi europei che puntano sulle rinnovabili. Tra eolico e fotovoltaico noi avremo una potenza di energia elettrica installata con il Recovery Plan, da qui al 2026, pari a 4,2 GW. Una potenza che servirà a rispettare i limiti dell’Ue a mala pena per un anno”.

 

Veniamo al consumo di suolo e alla salvaguardia ambientale, due aspetti su cui i Verdi sono stati particolarmente critici. Draghi ha però assicurato “interventi per il rischio idrogeologico, per le aree verdi e la biodiversità, l’inquinamento, la disponibilità di risorse idriche”.

Angelo Bonelli: “C’è una contraddizione tra ciò che è scritto nella relazione e ciò che è scritto nelle tabelle. Nella relazione al Piano c’è oggettivamente un riferimento a questi temi. Ma se si vanno a vedere gli investimenti la musica cambia. Per questo, puntiamo molto sui numeri e dati. Pensiamo alle risorse idriche: in Italia la dispersione è pari al 41%. Tutta l’acqua sprecata potrebbe dare da bere a una popolazione di 40 milioni di persone. Ebbene, lì c’è un investimento di soli 900 milioni di euro, praticamente una sciocchezza inaudita. Si rinuncia a intervenire sulle reti idriche, un errore non solo sul piano ambientalista ma anche su quello occupazionale. Sulla tutela delle aree verdi sono investiti 300 milioni e manca una strategia legata alla biodiversità. Non c’è, ad esempio, alcun riferimento alla strategia europea “Farm to Fork” o “Biodiversità 2030”, che prevede di aumentare la superficie agricola certificata biologica e il “Made in Italy””.

 

E’ così negativo questo Pnrr?

Angelo Bonelli: “Non voglio essere distruttivo, ci sono sicuramente elementi positivi. La proroga del Superbonus edilizio lo è, ma non possiamo parlare di transizione ecologica. Questo è un Piano che non ha una visione. E’ stato scritto da tecnici che non hanno una sensibilità su questi temi e nemmeno un rapporto con le emergenze e le priorità del Paese. Inoltre, c’è un aspetto importante, di metodo: riguarda la trasparenza. E’ stato costruito in segreto, nemmeno i gruppi parlamentari hanno potuto visionarlo se non nelle ultime 24 ore. Ancor più grave è che non siano pubblici gli allegati dei progetti. Questo è un fatto grave per la democrazia e perché indebiterà le future generazioni. C’è la necessità di massima trasparenza e non c’è stata”.

 

Per Draghi il Recovery Plan “guarda al futuro, a costruire il domani”. Avremo davvero un’Italia diversa quando le risorse saranno state spese?

Angelo Bonelli: “Non c’è dubbio che 248 miliardi di euro immessi nel sistema economico avranno inevitabilmente effetti positivi. Su questo bisogna essere intellettualmente onesti. Ma il problema è capire dove va l’Italia: e non va sicuramente nella direzione della svolta green e della sostenibilità sociale. Anche qui voglio dare un dato. Sugli asili nido. Abbiano 1 milione e 250mila bambini che non hanno accesso perché le strutture sono insufficienti. Ebbene, sono previsti solo 228 mila nuovi posti. Anche qui, tutto sta a capire in che direzione si vuole andare. Per noi le priorità erano altre”.

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