Curiosità digitali

Effetto camaleonte: quando guardare lo smartphone è “contagioso”

Uno studio dell’Università di Pisa spiega cosa accade quando si ha accanto una persona che controlla il cellulare: scatta la voglia automatica di “imitarlo”

Effetto camaleonte: quando guardare lo smartphone è “contagioso”

Controlliamo lo smartphone fin troppe volte al giorno, ma spesso non è “colpa nostra”. Il solo fatto di avere accanto qualcuno che guarda il suo cellulare, infatti, farebbe venire voglia di imitarlo, come se si scatenasse un “effetto contagio”, chiamato “effetto camaleonte”. A affermarlo sono alcuni ricercatori dell’Università di Pisa, dopo uno studio condotto sul fenomeno. Ecco cosa hanno scoperto.

 

L’effetto camaleonte

Sarà capitato certamente a chiunque. Ci si trova vicini a qualcuno che sta guardando il proprio smartphone, magari in attesa del bus o della metro, o fuori da scuola aspettando i figli, e si tira fuori il proprio cellulare. Gli esperti lo hanno chiamato "effetto camaleonte", una forma di mimetismo che, secondo gli scienziati, riguarda alcuni comportamenti umani. Lo scopo sarebbe quello di creare “empatia” tra le persone, per aiutarle a legare tra loro.

Questo istinto naturale, però, ora riguarda anche i dispositivi tecnologici.

 

Lo studio di Pisa

L’effetto camaleonte sembra che si possa applicare anche all’uso dello smartphone, anche se secondo i ricercatori dell’Università di Pisa ha come conseguenza il risultato opposto: invece che portare a socializzare, allontana le persone che si “rifugiano” ciascuna nell’osservazione del proprio cellulare, come conseguenze di un effetto contagio che nascerebbe dopo appena 30 secondi.

Lo studio, condotto da Elisabetta Palagi e pubblicato sul Journal of Ethology, mostra come osservare una persona che guarda il proprio device spinge, nel 50% dei casi, chi le sta accanto a imitarla, il tutto in mezzo minuto. Un comportamento del genere sarebbe automatico.

 

Perché accade?

"È prestare attenzione al telefono che fa scattare la mimica" spiega Palagi. A citare un esempio è una sua studentessa, Veronica Maglieri: “Una donna che era seduta di fronte a me in una sala d'attesa mi ha visto controllare il telefono, e in pochi secondi ha tirato fuori il telefono e ha chiamato qualcuno e ha detto: 'Ehi, mi è venuta voglia di chiamarti; Non so perché " ha riferito Maglieri.

Questo comportamento è stato praticamente osservato in tutti i gruppi esaminati a prescindere da età, sesso o relazione con ciò che aveva suscitato la reazione. "La maggior parte delle persone viene contagiata dal comportamento di altre persone con i telefoni cellulari, senza nemmeno rendersene conto" spiega Palagi.

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