Recovery - 9 mesi dopo

Recovery Fund, Ue: mancano 13 Piani. Chi sono i Paesi “ritardatari”

Il conto dei documenti ufficiali ricevuti dalla Commissione è fermo a 14. La scadenza indicativa era il 30 aprile. Quali Paesi mancano all’appello e perchè.

Recovery Fund, Ue: mancano 13 Piani. Chi sono i Paesi “ritardatari”

Quando arriveranno, i fondi dell’Unione europea per il rilancio economico potrebbero effettivamente cambiare anche le regole del gioco. Gli elementi di forza e le priorità contenute nei piani di ripresa, già consegnati a Bruxelles, segnano un momento di svolta importante di seria ed ambiziosa riprogettazione della risposta nazionale alle politiche europee, grazie alle risorse del NextGenerationEU e le riforme che lo accompagneranno. Ad oggi, i Governi che hanno inviato il documento ufficiale del piano nazionale sono solo 14 su 27. Chi sono i 13 “ritardatari” e come si spiegherebbe una consegna post-scadenza?

 

13 piani mancano all’appello

Al 4 maggio, la Commissione ha ricevuto un totale di 14 piani da Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. L’ultima a consegnare è stata (ieri) la Polonia. Fornirà fino a 672,5 miliardi di euro per sostenere investimenti e riforme (a prezzi 2018) tramite sovvenzioni per un totale di 312,5 miliardi di euro e prestiti per 360 miliardi di euro.

Mancano dunque all’appello i seguenti Paesi che i meno esperti potrebbero etichettare come i “ritardatari d’Europa”: Finlandia, Olanda, Svezia, Malta, Bulgaria, Cipro, Romania, Irlanda, Estonia, Ungheria, Lituania, Croazia e Repubblica Ceca. Immancabile, oggi alla conferenza stampa con il portavoce dell’Esecutivo Ue, le domande dei giornalisti in cerca di risposte sulle possibili conseguenze dei ritardi e gli scenari che potrebbero aprirsi (ad esempio, se vi sono impatti sul processo di valutazione e l’ok ai pagamenti per i virtuosi che hanno onorato la scadenza). La ricezione di tutti i 27 piani sarà l’effettiva luce verde dei Governi dell’Ue necessaria ad autorizzare la Commissione ad indebitarsi sui mercati.

 

Ma Bruxelles non li chiama “ritardi”

Sulla carta degli accordi di luglio, questi Governi possono tuttavia disporre di quasi 12 mesi di tempo per allinearsi a chi ha già presentato il piano e chiudere così la partita del recovery per tutti, aprendo quella del concreto accesso alle risorse. Sui quesiti legati alle consegne post-scadenza (indicativa), è stata chiara anche Ursula Von der Leyen nel ribadire che “l’obiettivo è adottare tutti i piani entro l’estate”. Ma abbiamo già visto, nei nostri speciali, che il timing dei pagamenti è vincolato da uno scoglio non indifferente: il voto dei Parlamenti nazionali sulla ratifica della Decisione sulle risorse proprie, ossia l’atto giuridico che detta i tetti di spesa dell’Ue . Ad oggi, hanno ratificato solo 19 Paesi. Tra gli 8 che procrastinano o vivono ore d’ostruzionismo all’approvazione, ci sono l’Olanda e la Finlandia, alle prese con nodi di politica interna e la tendenza generale (sulla scia dei “frugali” del deal sul Recovery) a fare pressioni per un Bilancio dell’Ue particolarmente sacrificato (ridotto). “Resto fiduciosa che (anche la decisione sulle risorse proprie) avverrà entro l’estate”, ha aggiunto la Presidente, consapevole che senza il via libera di tutti, i piani resteranno solo una chimera.

 

La gestazione - Recovery Fund, 9 mesi dopo

A partire dallo scorso luglio, i leader dell’Ue hanno aperto nuove strade concordando un ampio pacchetto di spesa per il recupero finanziato da prestiti comuni. Le cancellerie nazionali, nelle capitali, hanno discusso a lungo i termini e le condizioni che hanno dettato il contenuto dei piani su come spendere la maxi-dotazione europea per uscire dalla crisi. Le tre maggiori economie del blocco - Germania, Francia e Italia - hanno tutte presentato i loro piani prima della data prevista per la presentazione (30 aprile).

La “gestazione” può sembrare lunga, data la gravità della recessione. Passeranno diversi mesi prima che i piani vengano vagliati e i pagamenti inizino a fluire. Ma visti dalla prospettiva della necessità di garantire la fiducia tra 27 nazioni sovrane, si potrebbe concludere che i piani di ripresa e resilienza sono arrivati ??alla velocità della luce. Pianificazioni e approvazioni ritardate potrebbero anche accidentalmente essere una buona combinazione per la recessione pandemica (che dura più del previsto), dato che coinciderebbe proprio con la riapertura dell’economia.

 

Chi osserva da vicino il processo di approvazione dei pagamenti del recovery, sia a Bruxelles che nelle capitali nazionali,  coglie che questa sfida del NGEU (che mette insieme piani pluriennali per la spesa e le riforme strutturali, con risultati chiari nelle aree digitali e verdi), sarà un nuovo esercizio un po’ per tutti i Governi, specialmente quando la stessa Commissione ha adottato un approccio preventivo pratico (e chiare linee guida) per garantire che, una volta che una capitale presenta il documento, ci siano poche possibilità che non possa essere approvato.

 

Come ha affermato anche il Premier Mario Draghi, un contributo tangibile che faccia la differenza è il coinvolgimento di tutti livelli di Governo nelle fasi-chiave dei piani d’investimento. In questo contesto, è ad esempio il Comitato delle Regioni (CDR) e la EU Cohesion Alliance che, a Bruxelles, danno voce alle istanze delle Amministrazioni e degli stakeholder locali che svolgono un ruolo attivo nel processo di ripresa.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA