I guai di Boris Johnson

Regno Unito al voto giovedì 6 maggio. Pesa il “rosso” in banca di BoJo

La stampa accusa il premier Boris Johnson di faticare ad arrivare a fine mese, per le “spese pazze” della moglie, mentre gli inglesi vanno alle urne

Regno Unito al voto giovedì 6 maggio. Pesa il “rosso” in banca di BoJo

Faticare a far quadrare il bilancio mensile non è una condizione aumentata per molti in pandemia: è soprattutto un grosso problema per il premier britannico. Boris Johnson, infatti, faticherebbe ad arrivare a fine mese e questo sembra possa incidere sull’esito del voto del SuperThursday, il Super giovedì 6 maggio, giorno in cui in Gran Bretagna si va alle urne. A risentire delle finanze “in rosso” dell’inquilino di Downing Street, infatti, potrebbe essere proprio il partito del capo del Governo, i Conservatori.

 

Se lo stipendio non basta, neppure a BoJo

La condizione economica di Boris Johnson ha monopolizzato le prima pagine dei giornali inglesi degli ultimi giorni. Al centro delle attenzioni ci sono le spese, che in molti definiscono “pazze”, dell’ultima moglie di BoJo, Carrie Symonds, ribattezzata “Carrie Antoinette”, rievocando Maria Antonietta di Francia, che però fece una brutta fine durante la Rivoluzione francese. Qui le brioches da offrire al popolo affamato che non ha pane non c’entrano, ma qualcuno ha già ironizzato (amaramente) che Carrie “ha gusti da champagne, ma entrate da aranciata”.

 

La ristrutturazione super chic

Un esempio, riportato dai media UK, sono i costi della ristrutturazione dell’appartamento al 10 di Downing Street, dove vive la coppia governativa. I lavori sono stati affidati dalla designer super-chic Lulu Lytle e sarebbero costati 200mila sterline, ma Boris Johnson ne guadagna “solo” 157mila all’anno. Alle spese extra vanno aggiunte quelle ordinarie (non pagano l’affitto, ma le bollette di luce, gas, ecc. sì) e per l’alimentazione, già finita al centro delle polemiche per il servizio di delivery di cui i Johnson si sono avvalsi per tutta la pandemia, presso una costosa drogheria, rigorosamente bio.

Il premier, dal cui stipendio vanno anche tolte le tasse, ha anche una ex moglie, che vive ancora in una casa di sua proprietà, e 4 figli (tutti ormai adulti), oltre a un’altra figlia avuta dalla storia con la gallerista Helen McIntyre. Insomma, tanto basterebbe per far trascorrere notti insonni a chiunque.

Se fossero problemi di bilancio di un semplice cittadino non ci sarebbe tanto clamore, ma i sudditi di Sua Maestà, che vanno al voto il 6 maggio, potrebbero ritenere Boris Johnson non proprio un buon amministratore pubblico.

 

Gb, voto del 6 maggio: il Super Thursday 

E’ l’appuntamento elettorale più importante per il Regno Unito dal 2019: Johnson rischia di perdere il cosiddetto Red Wall, il muro rosso delle città del nord dell’Inghilterra, Midlands e Galles conquistate due anni fa ai laburisti. Secondo un sondaggio del Sunday Times, il partito di sinistra è in lieve vantaggio col 45% rispetto al 44% dei Tory, i conservatori, nelle intenzioni di voto. Sostanziale parità anche a livello nazionale, rispettivamente al 39% e 40%.

 

Il nodo della Scozia e l’incubo indipendenza

Sono chiamati alle urne 48 milioni di britannici: si vota per elezioni comunali in tutto il Regno Unito, oltre a quella suppletiva per la camera ad Hartlepool e alle amministrative con la scelta dei sindaci, compreso quello di Londra. Le attenzioni, però, sono tutte al voto per il Parlamento del Galles (il Senedd) e soprattutto in Scozia, dove si potrebbe riaccendere lo scontro per l’indipendenza). Un sondaggio YouGov per The Times mostrata pochi giorni fa un testa a testa tra indipendentisti e forze filo unioniste. Secondo un’altra rilevazione di Opinium per The Observer i conservatori sarebbero al 42% e i laburisti al 37%, ma con una crescita costante di questi ultimi, che avrebbero recuperato 6 punti in una settimana.

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