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Le obbligazioni di Bruxelles

In arrivo gli eurobond, ecco come l’Ue finanzierà il Recovery fund

Ogni anno 150 mld da reperire sui mercati, ma i titoli di debito comune sono una sfida più politica che finanziaria. Potranno diventare strutturali?

In arrivo gli eurobond, ecco come l’Ue finanzierà il Recovery fund

Giugno è alle porte e per l’Ue sta per partire l’era degli eurobond. Per la prima volta Bruxelles farà il suo ingresso sui mercati finanziari con l’emissione di titoli comuni attraverso aste o consorzi. L’obiettivo è raccogliere ogni anno, fino al 2026, circa 150 miliardi di euro.  Il Piano con cui l’Europa si appresta a vendere obbligazioni proprie servirà a finanziare buona parte del Next Generatione Eu, da cui partiranno i finanziamenti destinati al Fondo per la ripresa post pandemia. I titoli avranno scadenza da 1 a 30 anni, quindi l’offerta sul mercato sarà ‘diversificata’: il 30% sarà ‘green’ e l’emissione semestrale. Un’iniezione di liquidità straordinaria e inedita per le modalità con cui avviene. Mai l’Europa prima d’ora ha emesso titoli di debito comuni, un passaggio che segna una svolta, addirittura, più politica che finanziaria

 

Dunque, saranno i titoli Ue la fonte principale per sostenere i Piani nazionali di ripresa e resilienza che stanno arrivando in questi giorni a Bruxelles e che saranno esaminati, uno ad uno, dalla Commissione europea di Ursula Von Der Leyen. La decisione di assumersi un debito comune sui mercati aveva visto l’anno scorso i Paesi cosiddetti ‘frugali’ contrapposti a Italia, Francia e Spagna, appoggiati a sorpresa dalla Germania. Il via libera alla ratifica di Berlino è stato, tuttavia, sofferto. Solo due settimane fa la Consulta tedesca ha ‘sbloccato’ il ricorso di incostituzionalità presentato sull’iter del Recovery, dando semaforo verde alla legge del Bundestag. Mancano però all’appello ancora le ratifiche di Estonia, Polonia, Ungheria, Austria, Finlandia, Romania, Paesi Bassi, Irlanda e Lituania. L’Ue conta di averle tutte per la fine di maggio per poi partire con l’emissione delle obbligazioni.

 

Il passo successivo potrebbe essere strutturare lo strumento del debito comunitario. Tra i fautori più convinti l’Italia, che si scontra ancora con le resistenze di Berlino e dei Paesi nordici, Olanda in testa. Di condividere il debito in maniera permanente il fronte del Nord non ne vuole sapere, la condizione posta un anno fa è stata l’adozione in via assolutamente straordinaria degli eurobond per la crisi sistemica dovuta al Covid 19. Anche stavolta la battaglia è prevalentemente politica.

Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, più volte è tornato sull’argomento in sede di Consiglio europeo rilanciando l’idea di titoli europei privi di rischi, che potrebbero garantire maggiore stabilità in futuro ed evitare pericolose ‘asimmetrie’ di fronte ad eventi emergenziali. La questione è dibattuta in sede europea almeno dalla prima metà degli anni ’90. L’unico, concreto, passo avanti da allora si è registrato l’anno scorso con la decisone di emettere titoli a sostegno del Piano di ricostruzione per fronteggiare la crisi che ha travolto anche l’economia europea. Un passo avanti impensabile solo fino a 15 mesi fa e che apre uno spiraglio di rilievo.

 

La sospensione del Patto di Stabilità e la discussione sull’ipotesi di riformarlo potrebbe rappresentare un ulteriore varco. Il problema resta la scarsa fiducia nei confronti dei Paesi molto indebitati per i quali è prioritario riportare il debito a livelli più bassi e ridurre il rapporto debito-Pil, rassicurando gli investitori stranieri e, al contempo, i partners europei. Intanto, da giugno gli eurobond saranno realtà. Anche se per ora a durata limitata.

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