Cause più veloci

Riforma cause licenziamenti Cartabia: è già scontro con i sindacati

Decisioni più veloci e senza la conciliazione dei sindacati: questa la riforma sulle cause di licenziamento a cui sta lavorando la ministra della Giustizia

Riforma cause licenziamenti Cartabia: è già scontro con i sindacati

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, sta lavorando ad una velocizzazione delle cause sui licenziamenti per non lasciare in un limbo infinito lavoratori e imprese.

 

Entrambe le parti hanno diritto di conoscere nel minor tempo possibile la decisione del giudice su un’eventuale reintegra del lavoratore, ma spesso le cause durano anni, lasciando in stand-by la vita delle persone e l’attività delle imprese.

 

Ministra Giustizia Cartabia lavora a semplificazione cause licenziamento

Al via una Riforma della Giustizia per garantire al Paese e agli investitori processi più veloci in vista della ripartenza post-Covid e dell’arrivo degli aiuti europei del Recovery Fund.

 

La riforma a cui sta lavorando la ministra Marta Cartabia prevede anche una serie di modifiche ai processi del lavoro, specialmente quelli legati ai licenziamenti, in vista anche dell’ormai imminente fine del blocco imposto dal governo causa Covid.

 

Via, dunque, al “rito Fornero” che avrebbe dovuto velocizzare i processi finendo poi per allungare i tempi. Prevista nel Recovery Plan l’abolizione della “fase sommaria” introdotta dall’allora ministro del Lavoro nel 2012, con il plauso di magistrati, giuslavoristi e sindacati.

 

Cgil contro riforma cause sui licenziamenti: serve la nostra assistenza

Secondo alcune indiscrezioni stampa è in arrivo a breve una modifica del processo del lavoro che dovrebbe prevedere anche una semplificazione della conciliazione assistita delle controversie tra datori di lavoro e lavoratori, con la fine dell’obbligo di una procedura speciale davanti a commissioni di conciliazione sindacali o Ispettorato del lavoro.  

 

Verrebbe così eliminata la procedura speciale che si applica nel momento in cui un lavoratore intende rinunciare a un diritto che la legge gli garantisce, per esempio l'impugnazione del licenziamento, vietandogli di accordarsi con il proprio datore di lavoro in quanto parte debole del rapporto.

 

Protestano i sindacati, favorevoli invece all’abolizione del rito Fornero, convinti che in tal modo gli interessi dei lavoratori non vengano adeguatamente tutelati e che il lavoratore possa non avere ben chiaro quello a cui potrebbe andare incontro. L’unica garanzia, infatti, sarebbe data dalla conciliazione in presenza degli avvocati delle controparti.

 

Noi riteniamo che in questo modo si toglierebbero diritti ai lavoratori: chi meglio del sindacato può gestire situazioni di questo genere? – ha dichiarato Lorenzo Fassina, responsabile giuridico della Cgil. Inoltre il disegno di legge 1665, che prevede questa ipotesi, non prevede alcuna specializzazione degli avvocati, non devono avere alcuna preparazione specifica in materia di diritto del lavoro: si tratta di situazioni molto delicate, vanno gestite in sedi protette".

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