Vaccini anti-Covid

Reithera, che fine ha fatto il vaccino italiano? Mancano i fondi

Sono arrivati solo 13 degli 89 milioni di euro previsti per proseguire con la fase 3 della sperimentazione. Ecco cosa sta succedendo al vaccino Reithera

Reithera, che fine ha fatto il vaccino italiano? Mancano i fondi

Procede, ma non così rapidamente che si auspicava l’iter per arrivare a un vaccino anti-Covid Made in Italy. Al momento si è conclusa la fase 2, ma la sperimentazione successiva di fase 3 sarebbe in stand-by. Colpa della scarsità di fondi, che invece sono necessari per proseguire l’iter, ma anche di qualche titubanza.

 

Il vaccino Made in Italy: a che punto siamo

Questione di pochi giorni e i risultati della fase 2 di test sul vaccino italiano dovrebbero essere comunicati ufficialmente. La sperimentazione è stata condotta su 1.000 volontari, tra i quali lo scrittore Gianrico Carofiglio, in 25 centri ospedalieri italiani. Il prossimo passaggio prevede la fase 3, che implica il coinvolgimento di un campione molto maggiore di soggetti, con il reclutamento di 10mila persone. Il problema, però, potrebbe essere rappresentato dai fondi.

 

Mancano fondi?

Secondo quanto anticipato dall’agenzia AGI, però, l'azienda Reithera di Castel Romano, che ha messo a punto il siero GRAd-COV2, avrebbe ricevuto solo una minima parte dei finanziamenti indispensabili per proseguire la sperimentazione: in particolare solo 13 milioni degli 89 complessivi che sarebbero stati assicurati dai finanziatori, cioè la società Invitalia, la Regione Lazio e il Cnr.

“Nello specifico, 81 milioni erano stati promessi a gennaio da Invitalia, il cui ad è l'ex commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Di questi 41 erano a fondo perduto e 40 sotto forma di prestito. La Regione Lazio ha stanziato 5 milioni, il Cnr 3 milioni, mentre l'azienda ha messo sul tavolo 12 milioni” specifica l’AGI.

 

Dove sono i soldi?

“Ufficialmente i fondi di Invitalia sono fermi per una questione burocratica, ovvero attendono l'ok della Corte dei conti” spiega l’agenzia di stampa, che riferisce che secondo Invitalia non ci sarebbero intoppi, ma si starebbe seguendo un contratto di Sviluppo, con Reithera, “un incentivo governativo da anni disponibile per sostenere gli investimenti produttivi e in ricerca e sviluppo delle aziende italiane che decidono di investire nel nostro Paese" come riportato in una nota di Invitalia.

Gli investimenti in questione servirebbero, dunque, sia a finanziare la ricerca, sia a “realizzare un sito produttivo sul nostro territorio che potrà essere, nel tempo, utilizzato per lo sviluppo e la produzione di farmaci”. L'azienda di Castel Romano, però, avrebbe già anticipato parte dei fondi per la ricerca e ora non potrebbe più sostenere lo sforzo da sola.

Al termine della fase 1 di sperimentazione, che ha coinvolto anche lo Spallanzani di Roma, il vaccino si sarebbe rivelato “sicuro” e in grado di stimolare la produzione di “anticorpi in oltre il 90% dei casi".

 

 

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