Israele al bivio

Israele, è la fine dell’era Netanyahu? Cosa accadrà entro domani

Il premier, alla guida del Paese da 12 anni, potrebbe uscire definitivamente di scena grazie al governo di coalizione con gli arabi. Cosa cambierà in 48 ore

Israele, è la fine dell’era Netanyahu? Cosa accadrà entro domani

L’uscita di scena, più volte paventata dopo una serie di elezioni dal risultato incerto, sembrerebbe ormai un fatto. Benjamin Netanyahu, premier israeliano da 12 anni, avrebbe ormai la strada sbarrata.

 

A segnare la fine della sua lunga carriera politica sarebbe ora l’accordo di coalizione tra il centrista Yair Lapid e l'estrema destra di Yamina, che ha come leader Naftali Bennett.

 

L’intesa, infatti, sancisce l’avvio una coalizione di governo di cui farebbero parte anche laburisti e altre formazioni minori, ma soprattutto alcuni rappresentanti del partito arabo, segnando una vera svolta.

 

L’alleanza arriva a pochi giorni dalla fine dello scontro armato tra Hamas e Israele, che secondo diversi osservatori e analisti ha avuto, tra i motivi interni a Israele, proprio la volontà di rafforzare il sostegno a Netanyahu, per escludere un possibile accordo di grande coalizione, che invece ora sembra destinato a invertire la rotta del Paese.

 

L’accordo Bennet-Lapid

L'ex alleato Bennett, multimilionario e imprenditore high tech ha annunciato che si unirà ai rivali centristi per spodestare il 71enne premier, alla guida di Israele da 12 anni. L’obiettivo è formare un governo di coalizione con gli oppositori dell’attuale capo del Governo, Benjamin Netanyahu, ponendo di fatto fine all’esecutivo di cui lo stesso Bennet ha fatto parte finora con Netanyahu. "Con Lapid ci sono diversità, ma siano intenzionati a trovare l'unità.

Lapid è molto maturato" ha annunciato Bennett, aggiungendo: “È mia intenzione fare del mio meglio per formare un governo di unità nazionale insieme al mio amico Yair Lapid, in modo che, a Dio piacendo, insieme possiamo salvare il Paese" e "riportare Israele al suo corso". In un discorso tv il leader di Yamina ha detto di aver deciso per l’accordo, per impedire al Paese di "scivolare in una quinta elezione consecutiva in poco più di due anni".

 

Che ne sarà di Netanyahu?

Ora Netanyahu potrebbe avere le ore contate: già domani, mercoledì 2 giugno, Bennett e Lapid potrebbero firmare l’intesa. Quanto al leader del Likud sarebbe costretto a passare all’opposizione, ma anche a fare i conti con le accuse di frode e corruzione.

 

Da tempo nei confronti di Netanyahu sono mosse accuse che però il premier ha sempre negato, tanto da rimanere in carica fino ad ora. Negli ultimi due anni sono state indette ben quattro elezioni, dalle quali non è mai uscita una maggioranza solida. Pur contando su numeri risicati, però, il leader del Likud era riuscito a rimanere alla guida del Paese.

 

Con l’intesa tra Bennett e Lapid, si arriverebbe a 58 seggi ai quali si aggiungerebbe l'appoggio esterno dei 4 seggi di Raam (Mansour Abbas) e i 6 della Lista araba unita, per un totale di 68, dunque superiori ai 61 su 120 necessari alla Knesset, il Parlamento israeliano.

 

Netanyahu: “E' la frode del secolo”

Dura la reazione del premier, che ha accusato Bennett di aver messo in atto "la frode del secolo". Netanyahu ha detto di aver fatto offerte "incredibili" al partito di Bennett che avrebbero impedito un "pericoloso governo di sinistra”.

 

Tra le proposte, c’era stata anche quella di una premiership a rotazione tra lo stesso Netanyahu, Bennet e Gideon Saar, di “Nuova Speranza”. Un’ipotesi appoggiata anche dai partiti religiosi, dalla destra religiosa sionista di Smootrich, ma rifiutata da Bennet, che secondo Netanyahu "si preoccupa solo di sé stesso".

 

Ora, se non sarà scelto alcun candidato entro 21 giorni, o se il candidato non formerà un Governo, il Parlamento sarà sciolto automaticamente e si dovrà andare alla nuova, ennesima elezione, la quinta in meno di 24 mesi, probabilmente fissata per l’autunno. Ma soprattutto potrebbe essere scritta la parola "fine" all'era Netanyahu, il premier più longevo della storia di Israele, persino più dello storico Padre della Patria, Ben Gurion. 

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