Le mosse del Carroccio

Sulla giustizia Salvini va con i Radicali e presenta referendum

La Lega: “Un aiuto al governo, nessuno scontro con Cartabia”. Scompiglio Pd, Mirabelli: “Referendum contro le riforme”. Bettini: “Occasione per confronto”.

Sulla giustizia Salvini va con i Radicali e presenta referendum

È ancora il tema della giustizia ad animare il dibattito politico. Oggi Radicali e Lega hanno formalizzato in Cassazione la presentazione dei quesiti referendari - 6 in tutto - già annunciati nelle scorse settimane. Responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, abrogazione della legge Severino, abolizione dell’obbligo di raccolta firme per le candidature dei togati al Csm, diritto di voto per i membri non togati nei consigli giudiziari e limitazione della custodia cautelare: sul ‘pacchetto’ di proposte abrogative dal 2 luglio partirà la raccolta firme – ne servono 500 mila – da depositare entro il 30 settembre all’Ufficio centrale per i referendum del ‘Palazzaccio’. 

 

Dopo di che - se al vaglio delle firme scatta il semaforo verde - si passerà al secondo step, quello della Corte Costituzionale. “Ci auguriamo che stavolta sarà la volta buona: è una battaglia di democrazia, prima ancora che di civiltà”, dichiara il segretario dei Radicali italiani, Maurizio Turco, presidente del Comitato promotore insieme al leader leghista, Matteo Salvini. “Il referendum è “un aiuto che portiamo in dote al governo Draghi, nel quale abbiamo piena e incondizionata fiducia, per una riforma che aspetta da anni”, ci tiene a precisare quest’ultimo. “Alcuni temi non potranno trovare spazio in Parlamento e noi li mettiamo in mano ai cittadini”, aggiunge. Dello stesso avviso l’avvocato e senatrice del Carroccio, Giulia Bongiorno. “Sul tavolo del Parlamento ci sono riforme che nulla hanno a che fare con questi quesiti referendari: non c’è nessuno scontro con la riforma Cartabia”.

 

Ma sul testo della guardasigilli nella maggioranza il clima è tutt’altro che disteso. E i quesiti di Radicali e Lega sembrano, in qualche modo, voler accelerare su ‘lacune’ esistenti. Non è un buon segnale per la ministra. Consapevole dello stato di crisi in cui versa l’amministrazione della giustizia nel Paese, la ex presidente della Consulta sa che in questa fase sono troppe le divergenze su come riformare il sistema. E gli scandali nella magistratura hanno alimentato un sentimento nazionale di grande preoccupazione, che alcune forze politiche sono pronte a cavalcare.

 

La mossa di Radicali e Lega porta scompiglio anche all’interno del Pd. Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori dem e capogruppo in commissione Giustizia a Palazzo Madama parla di “referendum contro le riforme”. Avverte che in Parlamento “c’è la straordinaria opportunità di fare finalmente gli interventi necessari per una giustizia efficiente, che risponda ai cittadini e alle aziende in tempi ragionevoli, che garantisca meglio il rispetto dei diritti e delle garanzie. Le riforme sono parte integrante del Pnrr, un impegno che si sono assunte tutte le forze che sostengono l’esecutivo”. Ma “proporre oggi i referendum sulla giustizia”, sostiene, “rischia di rimettere indietro le lancette. Questo è il tempo di sostenere il lavoro del ministro Cartabianon quello delle bandierine da piantare. Sprecare questa occasione di cambiamento per interessi di bottega sarebbe imperdonabile”.

 

 Non la pensa allo stesso modo un altro esponente del Nazareno, Goffredo Bettini. Che condivide invece gran parte dei quesiti del referendum radicale (non cita l’altro soggetto promotore, la Lega) e parla di “opportunità per un dibattito che spinga in avanti una legislazione che si è dimostrata lenta negli anni passati”. 

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA