Sostegni vs precarietà

Ristoranti, hotel e bar senza stagionali. Fipe: colpa di RdC e bonus

Nonostante la disoccupazione mancano lavoratori stagionali. Allarme Fipe: 150 mila lavoratori in meno, a causa del Reddito cittadinanza e bonus covid

Ristoranti, hotel e bar senza stagionali. Fipe: colpa di RdC e bonus

L’Italia sta gradualmente riaprendo le attività economiche grazie al calo della curva dei contagi Covid e al buon andamento della campagna vaccinale. A partire dal 1 giugno 2021, bar e ristoranti in zona gialla hanno potuto riaprire in battenti a pranzo e a cena anche al chiuso, nel rispetto delle regole del distanziamento sociale.

 

Le difficoltà per il mondo della ristorazione, però, non sono finite: mancano all’appello 150 mila professionisti, lamenta la Fipe – Federazione italiana pubblici esercizi, dichiarando che a causa dell’incertezza sul futuro si preferiscono strumenti di sostegno al reddito, invece di un vero impiego.

 

Allarme Fipe: 150 mila lavoratori in meno, colpa Reddito cittadinanza e bonus

Dal 26 aprile 2021 fino al 31 maggio 2021 circa 160 mila attività hanno dovuto chiudere in quanto impossibilitate a lavorare a regime a causa del divieto di somministrare cibi e bevande all’interno dei locali, ricorda la Fipe festeggiando le riaperture del 1 giugno.

Si tratta del 46% circa delle imprese della ristorazione, il cui lockdown, di fatto, è stato prolungato di un mese e mezzo.

 

Sono stati mesi drammatici per il comparto della ristorazione, ma finalmente si comincia a guardare con fiducia ai prossimi mesi”, ha dichiarato Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe-Confcommercio, anche se si osserva una importante carenza di lavoratori.

 

Mancano all’appello circa 150 mila lavoratori, 120 mila dei quali professionisti a tempo indeterminato, costretti nel corso dello scorso anno a cambiare lavoro o a licenziarsi per ottenere il Tfr e superare la crisi economica. “A questi si aggiungono altri 20mila lavoratori che lo scorso anno lavoravano a tempo determinato e che oggi, anche alla luce dell’incertezza sul futuro, potrebbero preferire strumenti di sostegno al reddito, invece di un vero impiego”.

 

Preoccupato anche Aldo Cursano, vice presidente vicario Fipe Confcommercio, proprietario di due ristoranti e di un bar a Firenze, costretto per carenza di personale ad aprire un ristorante solo a pranzo e uno solo a cena.

 

La mancanza di programmazione sulle riaperture ha spinto chi poteva a cercare altrove. Alcuni dei miei sono andati a fare la stagione in Grecia, altri si sono ricollocati nei supermercati”, spiega Cursano addossando qualche colpa anche al Reddito di cittadinanza e ai bonus elargiti dal governo.

 

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi spiega la situazione paradossale che si è venuta a creare con un semplice esempio: “Un cameriere o un facchino in hotel guadagna circa 1.100 euro al mese, magari ne prende 750 con il reddito di cittadinanza. Soprattutto se il contratto proposto è stagionale, ti risponde che non vale la pena. A quella cifra ci arriva facilmente con qualche lavoretto in nero”.

 

Lavoro: Reddito cittadinanza e bonus immobilizzano i giovani

“Il sussidio immobilizza i giovani che oggi preferiscono il divano al lavoro”, tuona l’imprenditrice di Latina Valentina Picca Bianchi dichiarando che in molti vogliono lavorare solo senza contratto per non perdere i sussidi.  

 

“Per invertire questo trend e rendere nuovamente la ristorazione attrattiva soprattutto per le figure più professionalizzate, è importante che la politica dia un segnale di fiducia, ribadendo che il processo di riapertura sarà irreversibile”, conclude Calugi, Direttore generale di Fipe-Confcommercio.

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