Il volo verso Herat

Emirati, giallo diplomatico: a rischio base italiana e imprese a Dubai

Sale la tensione tra Italia ed Emirati per la chiusura dello spazio aereo e dello scalo negato al volo italiano diretto in Afghanistan. Ipotesi delle cause.

Emirati, giallo diplomatico: a rischio base italiana e imprese a Dubai

Proprio nei giorni in cui l’esercito italiano sta accelerando la fase di ritiro dall’Afghanistan (dopo 20 anni di presenza militare sul territorio), è salita la tensione sul caso del volo italiano, con destinazione Herat, a cui è stato nato il permesso di sorvolare i cieli degli Emirati Arabi Uniti.

 

Ipotesi sulle cause dell’impasse

L’embargo di Roma (Governo giallo-rosso, a dicembre 2020) sulla vendita delle armi per contrastare la partecipazione degli Emirati ai bombardamenti dello Yemen (guidati dall’Arabia Saudita) potrebbe essere una delle possibili cause che hanno originato una reazione inaspettata da parte delle autorità UAE. Ma si pensa anche alle relazioni con la Libia, dove Italia e Emirati non la vedono allo stesso modo. È così che è stata negata la cosiddetta diplo-clearance, ossia l’autorizzazione all’atterraggio o al sorvolo di un aereo militare italiano sul territorio degli Emirati, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ordine di sfratto esecutivo dalla base di Al Minhad, scalo di lunga data per i voli italiani in transito verso Iraq e Afghanistan.

 

Con circa un centinaio di staff dell’Aeronautica Militare italiana, è una base strategica per il cambio dei velivoli, ospitando anche la foresteria per il ristoro dei militari provenienti dalle zone operative. Anche l’aeroporto di Dubai è un hub importante a livello globale per il traffico aereo, costituendo un “ponte” per missioni, spostamenti e viaggi da e per il Medio Oriente.

 

Le operazioni relative al ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan non sarà facile con l’imposizione di questo nuovo blocco dello spazio aereo. È previsto comunque che si concluda a breve il rimpatrio dei militari e dei mezzi italiani in concomitanza con le partenze delle truppe statunitensi iniziate dopo che Washington ha annunciato che gli USA lasceranno il Paese entro metà luglio.

 

Un “giallo” che non deve restare irrisolto

Per ora se ne parla come un “giallo” su cui si attende che venga fatta luce. Ma non si esclude che la vicenda possa diventare un impasse diplomatico. Se ne è discusso anche ieri nell’ambito di un momento simbolico importante per gli italiani ad Herat: la cerimonia dell’ammaina-bandiera con cui il “tricolore” ha salutato l’Afghanistan e chiuso la missione.

 

Immancabile il disappunto espresso della Farnesina sull’intera vicenda, ma anche su quella del Boeing con a bordo circa 40 giornalisti italiani in viaggio verso la base di Camp Arena. Il Ministro Luigi Di Maio ha già provveduto a convocare Omar Al Shamsi, Ambasciatore degli Emirati, per esigere le dovute spiegazioni su questo sgarbo “inatteso” all’Italia. Il volo è infine atterrato ad Herat, ma è rimasto fermo a Dammam (Arabia Saudita) per oltre due ore prima di stabilire una rotta alternativa per arrivare in Afghanistan.

 

Preoccupati anche gli imprenditori italiani

Disguidi diplomatici come quello vissuto dal contingente nazionale in viaggio verso la base in Afghanistan sembrano lanciare un potenziale segnale d’allarme anche in vista delle relazioni commerciali  o dei flussi turistici verso gli Emirati.

A pochi mesi dall’avvio Expo-Dubai 2021, sono gli imprenditori attivi in loco. E non solo quelli che parteciperanno alla grande kermesse globale o ad altri eventi a Dubai.

Inoltre, nel campo della Difesa, è giunto a scadenza l’accordo bilaterale tra Italia ed Emirati che era in vigore da 10 anni.

Un patto che non è ancora stato rinnovato, la cui proroga è ancora soggetta a trattativa. Servirà a garantire la copertura giuridica del personale italiano attualmente operativo negli UAE.

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