Medio Oriente

Iran al voto, urne aperte. Cosa può accadere nei rapporti con gli Usa

Si elegge il successore del presidente di Hassan Rohani, alla guida del Paese dal 2017 e non più candidabile. Favoriti i conservatori Hemmati e Raisi

Iran al voto, urne aperte. Cosa può accadere nei rapporti con gli Usa

Urne aperte in Iran. Le elezioni presidenziali sono ufficialmente iniziate con il voto da parte della Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei. Ad essere chiamati ai seggi sono circa 60 milioni di elettori, che avranno tempo fino alla mezzanotte iraniana (le 21:30 italiane), anche se non è esclusa una proroga di un paio d’ore.

 

Sabato pomeriggio le autorità comunicheranno i risultati del voto che deciderà il prossimo presidente iraniano, che succederà ad Hassan Rohani che, in base alla legge, non può candidarsi per un terzo mandato.

 

I candidati ufficiali sono 3: l'ultraconservatore Ebrahim Raisi, capo dell'apparato giudiziario; l'ex comandante dei Pasdaran, Mohsen Rezai, che appartiene allo stesso schieramento; infine il governatore della Banca centrale, il moderato Abdolnaser Hemmati.

Il voto in Iran, alle prese con una forte crisi economica, è importante anche per gli equilibri nell’area mediorientale, specie dopo lo scontro armato tra Israele e Hamas, che da sempre ha in Teheran in forte sostegno, specie per la fornitura delle armi.

 

Incognita affluenza e regolarità del voto

Sono due le incognite principali che pesano sul voto iraniano. Da un lato si teme una scarsa affluenza alle urne, non superiore al 42%, dall’altro preoccupano le rinunce dell’ultima ora da parte degli altri candidati in corsa per la presidenza (in un primo tempo erano ben 600).

 

In particolare ha fatto discutere il ritiro da parte del moderato Mohsen Mehralizadeh, unico politico riformista, a 48 ore dal voto.

A spingerlo alla decisione sarebbe stata la probabilità quasi nulla di successo per l’ex vicepresidente della Repubblica, tra il 2001 e il 2005.

 

A fare un passo indietro sono stati anche l'ex negoziatore sul programma nucleare, Said Jalili, e il deputato Ali Reza Zakani, anche lui conservatore. L’unico esponente dell’area moderata, dunque, resta Hemmati. Gli osservatori prevedono una crescita degli ultraconservatori.

 

La svolta conservatrice

I sondaggi danno come favorito con il 60% di preferenze Ebrahim Raisi, capo dell'apparato giudiziario ed esponente dell’ala conservatrice. Hemmati, invece, ha tenuto una conferenza stampa vigilia del voto, presso l'Università di Teheran, luogo simbolo delle aspirazioni dei riformisti.

 

In primo piano nel suo discorso ci sono stati i rapporti con gli Usa e l’intesa sul nucleare che per Hemmati è fondamentale per i buoni rapporti con Washington: in questo caso – ha detto - "non ci saranno problemi per un incontro con il presidente Joe Biden". Il candidato conservatore ha aggiunto che "finora Biden ha usato un linguaggio più moderato rispetto a Donald Trump, ma non ha realizzato atti concreti". Per esempio "non ha scongelato alcuna parte dei beni iraniani" in banche americane.

 

In corsa c'è anche l'ex comandante dei Pasdaran, Mohsen Rezai. Anche per lui il programma nucleare è fondamentale, dopo le difficoltà nei negoziati di Vienna per cercare di fare rientrare gli Usa nell'accordo del 2015. La vittoria del fronte conservatore con Raisi potrebbe però frenare l’avvicinamento tra Teheran e la Casa Bianca.

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