La scelta dei candidati sindaci

Domenica, al via le primarie del centrosinistra a Roma e Bologna

Nel capoluogo emiliano sfida tra la renziana Conti e Lepore del Pd. Nella capitale 7 in corsa, scontata la vittoria di Gualtieri. Ma si teme per l’affluenza

Domenica, al via le primarie del centrosinistra a Roma e Bologna

Vecchie e nuove ruggini, veleni e lotte intestine, e su tutto il timore di dovere rivedere al ribasso le stime dell’affluenza. A Roma e Bologna domenica sarà il giorno delle primarie del centrosinistra: urne aperte dalle 9 alle 21, con la possibilità del voto online, per scegliere chi sarà il candidato sindaco delle due città. Due delle più importanti chiamate a eleggere il primo cittadino alle amministrative di ottobre.

 

Nel capoluogo emiliano la sfida con scintille è tra il piddino e già assessore alla Cultura, Matteo Lepore, e la renziana Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro, catapultata nella corsa da Matteo Renzi. Specchio della annosa saga tra Dem e Italia Viva, che l’ex premier di Rignano ha tutto l’interesse ad alimentare – il suo partito rischia di sparire dai radar politici -  i due candidati si contendono lo scettro con convinto furore. Il favorito è Lepore, che ha incassato l’appoggio dei big: da Romano Prodi a Enrico Letta a Nicola Zingaretti. Per lui è sceso in campo anche Giuseppe Conte a nome del M5S. Un segnale inequivocabile della visione che ispira il giovane candidato su alleanze e futuro: “Bologna sarà la culla del nuovo Ulivo con Pd e 5S”, ha dichiarato ottimista.

Lepore, forte anche dell’esperienza nella Giunta uscente, ne rivendica i risultati: “Abbiamo dimezzato il debito del Comune”. Ma non sarà una passeggiata. La prima cittadina di San Lazzaro ha spaccato un pezzo di democratici, non è detto che non riesca a portarsi dietro una fetta di ex renziani rimasti nel Pd. Per intenderci, i democratici contrari al patto con i 5S. Molto dei rapporti di forza tra i due contendenti sarà deciso dall’affluenza. Il Pd si aspetta almeno cinquantamila votanti.

 

Più traballanti le previsioni sulla partecipazione al voto nella capitale. Il confronto non sembra appassionare più di tanto e il risultato è fin troppo scontato. Nessuno nutre dubbi sulla vittoria dell’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. A contendergli il primo posto 6 sfidanti, ma prevalentemente volti poco noti o espressione di un segmento politico limitato. Sono l’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Marino e ora presidente del III Municipio, Giovanni Caudo. Il consigliere regionale di Demos, gruppo politico costola della Comunità di Sant’Egidio, Paolo Ciani. Stefano Fassina, deputato ed ex vice ministro al Tesoro, che guida il fronte di sinistra. Imma Battaglia, paladina delle lotte Lgbt, Cristina Grancio, consigliera comunale - ex 5S e ora nel movimento di Luigi De Magistris - e il giovane Tobia Zevi, ricercatore e attivista politico. 

 

Più che l’esito, dunque, in cima alle preoccupazioni del Pd c’è l’affluenza. L’obiettivo è scongiurare ad ogni costo il flop registrato una settimana fa alle primarie di Torino e dimostrare che nella capitale il partito è vivo e vegeto. Non solo. Dal Nazareno guardano con una certa attenzione alle percentuali con cui Gualtieri conquisterà la rampa di lancio. Le primarie romane sono un’occasione per correnti e partiti di area di contarsi e misurare la propria forza nei nuovi equilibri romani. Ed è ovvio che non tutti tra i dem tifano l’ex inquilino di via XX Settembre.

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