Il futuro del centrodestra

Il partito repubblicano modello Usa che sogna Silvio Berlusconi

Per il Cavaliere l’intesa con Salvini è cosa fatta, ma tra gli azzurri non mancano i mugugni. I fuoriusciti da Forza Italia: “nessuna fusione a freddo”

Il partito repubblicano modello Usa che sogna Silvio Berlusconi

Il partito unico del centrodestra si farà e il traguardo è il 2023. Silvio Berlusconi dà l’annuncio durante un intervento telefonico per la presentazione di Paolo Damilano, il candidato sindaco del centrodestra a Torino. Il progetto viene dato già per scontato. Si realizzerà. Lui e il leader della Lega sono perfettamente allineati. “Ieri ho avuto un lungo incontro con Salvini e posso dirvi che siamo d’accordo su tutto”, dice il Cavaliere. “Avanti insieme per arrivare con un centrodestra unito alle importanti prossime elezioni nazionali del 2023. Va tutto bene e si va avanti secondo i piani prestabiliti”. 

 

Cosa abbia davvero in testa il fondatore di Forza Italia circa le modalità con cui il partito unico dovrebbe nascere è difficile a dirsi. Paolo Romani, ex fedelissimo del Cavaliere e ora in ‘Coraggio Italia’, il partito di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, fa notare che “Il partito unico è ricorrente nella visione del presidente Berlusconi, ma la proposta di oggi è molto diversa da quella del ‘predellino’”. Allora “immediatamente dopo l'annuncio, 8 milioni di gazebo su tutto il territorio nazionale rartficarono la decisione di unirsi nel Popolo delle Libertà”. Inoltre, “era prevalente l’area liberale e moderata”.

Ma oggi “con il ribaltamento del 2018, e il passaggio della leadership della coalizione alla Lega, gli equilibri sono cambiati”. Non solo. C’è il problema che “i tre partiti di centrodestra” – Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia – “appartengono a famiglie europee diverse. È difficile immaginare una fusione a partire da differenze tanto profonde, decisa dai vertici, senza un percorso che si attivi dal basso”.

 

Anche il coordinatore nazionale azzurro, Antonio Tajani, sembra nuovamente mettere le mani avanti. Il pallino del partito unico Silvio lo avrebbe sempre avuto. È convinto che l’idea di Berlusconi sia quella di un “partito repubblicano in stile americano, che raccolga tutto il centrodestra e sia forza vincente, ma anche forza di governo, ancorato al Ppe”. E seppure considera positivo che ci sia “un dibattito interno”, Tajani esclude che “all’ordine del giorno ci sia una fusione”. In qualche modo il coordinatore frena. E lo fa anche a margine dell’incontro di oggi con il presidente del Consiglio, Mario Draghi

Con il premier, riferisce, “non abbiamo parlato di federazione del centrodestra ma del rapporto Forza Italia-governo. Quella è una questione che riguarda il centrodestra”. E alla domanda ‘se c’è una accelerazione sul progetto di collaborazione dopo l'incontro di ieri tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini?’ si limita a rispondere che “il dibattito che si è aperto sarà utile per una collaborazione in vista di un eventuale governo di centrodestra dopo il voto” del 2023.

 

Dunque, per quanto ci sia unità di intenti tra Salvini e Berlusconi, il tema sembra agitare non poco le anime forziste. Già alle prese da diversi mesi con un’emorragia di parlamentari e di consenso.  Anche Licia Ronzulli, ci va piano. E’ convinta anche lei che Berlusconi pensi a “un grande partito repubblicano”. Ma “il percorso ha bisogno di tappe e se le tappe si chiameranno alleanze, coordinamento, federazione, non ci impicchiamo sul nome”. L’importante è che il grande “contenitore” non sia “un grande partito dove non c’è discussione”.

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