Muro contro muro

Nuova giornata campale per il Ddl Zan. Caos al Senato ma si va avanti

La capigruppo non ferma i lavori. L’Aula in serata respinge le pregiudiziali di Lega e Fdi. Renzi resta con Salvini: è rebus numeri per gli ex giallorossi

Nuova giornata campale per il Ddl Zan. Caos al Senato ma si va avanti

Ennesima giornata travagliata ieri al Senato sul ddl Zan. Prima è bagarre sulla sospensione della discussione generale, poi la parola definitiva sul proseguimento dei lavori - senza rinvio in commissione - arriva dalla Conferenza dei capigruppo, al termine di un complicato lavoro di mediazione. Subito dopo un nuovo scontro si consuma sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità.

 

In serata il voto: con 136 contrari, 4 astenuti e 124 a favore l’Aula respinge le pregiudiziali presentate da Lega e Fratelli d'Italia bloccando il tentativo di fermare al primo colpo il provvedimento. E mentre il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a martedì 20 alle 12.00, oggi continua la discussione. Restano, tuttavia, irrisolti i temi che dividono le forze di maggioranza.

 

Italia Viva si schiera ancora con la Lega e con il gruppo della Meloni e insiste per la modifica del testo. Matteo Renzi cerca “un accordo”. Sostiene che se c’è “un patto politico”, e il ddl Zan viene modificato, “entro due settimane potrebbe passare alla Camera”. Ma “se si andrà al muro contro muro e allo scrutinio segreto” tutto sarà possibile e si rischia “di affossare” la legge. Un avvertimento per Pd, M5S e Leu sul pericolo franchi tiratori, sulle sorprese che potrebbero arrivare dal segreto dell’urna.

 

In ogni modo i numeri parlano chiaro: i renziani sono l’ago della bilancia. Senza i loro voti – 17 in tutto, più i 6 del gruppo delle Autonomie - la maggioranza per il via libera anche al Senato non c’è. E l’ex rottamatore non intende rinunciare al protagonismo che la partita gli sta attribuendo. Anche Matteo Salvini, dopo mesi di ostruzionismo, gioca la carta della mediazione e chiede “di superare gli steccati ideologici”. “Guardiamoci in faccia. Se l’obiettivo comune è tutelare il diritto all’amore che è sacro”, dice, “poniamo da parte un attimo la bandiere, l’ideologia e i paraocchi. Togliamo quello che divide: i bambini e le scuole elementari”.

 

Gli risponde a stretto giro Loredana De Petris di Leu: “Perché l’appello alla mediazione non l’ha fatto ai suoi alleati dell’Ungheria di Orban?”. E ancora: “l’ha letta la questione pregiudiziale a firma Pillon della Lega? Al di là della pantomima sull’accordo, mette in discussione addirittura la legge Mancino”. Secondo la senatrice “il punto è affermare diritti, non solo impedire le discriminazioni e la violenza”.

 

Ma se ieri i partiti ex giallorossi hanno avuto la meglio ottenendo che i lavori proseguissero secondo la precedente calendarizzazione, in realtà i tempi per approvare la proposta Zan sono molto stretti. E la strada sull’esame di merito è in salita. Il ddl andrebbe approvato entro i primi di agosto quando i lavori parlamentari di norma si fermano per la pausa estiva.

 

“Stiamo lavorando per scongiurare lo slittamento”, fa sapere Ettore Licheri, capogruppo pentastellato a Palazzo Madama. Intanto nel Pd si ostenta ottimismo: “Giornata positiva”, scrive su twitter la presidente dei senatori democratici Simona Malpezzi. “Il voto sulle pregiudiziali dimostra che anche al Senato c’è una maggioranza che può tranquillamente approvare il ddl Zan. Andiamo avanti per estendere tutele e diritti delle persone”, aggiunge. Ma il rebus sui numeri è tutt’altro che risolto e al Nazareno c’è preoccupazione.

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