Recovery Plan

Piano italiano, superati tutti gli step. Ora c’è da cambiare il futuro

Dall’Ecofin via libera definitivo. Subito 25 mld ma l’attenzione di Palazzo Chigi è anche su debito, conti pubblici e sul Patto di Stabilità da riformare

Piano italiano, superati tutti gli step. Ora c’è da cambiare il futuro

Anche l’ultimo miglio è stato percorso. L’Ecofin, il Consiglio ‘Economia e Finanza’, responsabile della politica economica dell’Ue, ha promosso il Piano di ripresa e resilienza italiano. L’ultimo step che si attendeva per il via libera definitivo alla prima tranche di finanziamenti: circa 25 miliardi su 191, il 13% del totale. Bruxelles, dunque, è pronta ad erogare i primi finanziamenti.

 

Oltre l’Italia, sono 11 gli Stati membri che hanno superato in questa fase l’esame dei ministri economici e finanziari: ovvero Germania, Francia, Spagna, Belgio, Austria, Lettonia, Danimarca, Lussemburgo, Slovacchia, Grecia e Portogallo. L’altra buona notizia è che, da metà giugno ad oggi, gli ormai famigerati eurobond hanno permesso all’Europa di raccogliere sul mercato 45 miliardi di euro. Dieci solo negli ultimi giorni a fronte di una domanda di 100 miliardi. Un successo l’emissione dei titoli di debito comuni che sta andando ogni più rosea previsione. E che permette alla Commissione di disporre da subito della liquidità necessaria da trasferire agli Stati per l’attuazione dei Piani nazionali.

 

Roma aspetta il versamento in unica soluzione per i primi di agosto. Come per tutti i Paesi che accederanno alle risorse del Next Genaration Eu, il prossimo passaggio sarà la sottoscrizione con Bruxelles di un accordo finanziario propedeutico ai bonifici. Ma se come sottolineato dal commissario europeo Paolo Gentiloni, il Recovery e i 200 miliardi di euro che arriveranno in cinque anni all’Italia sono l’occasione “per cambiare il futuro dell’economia con ritmi e impegni davvero straordinari”, altrettanto vero è che sul tavolo c’è un’altra sfida fondamentale da vincere. La ripresa dovrà necessariamente essere accompagnata dalla riduzione del debito e dal risanamento dei conti pubblici.

 

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ne sono pienamente consapevoli. Il livello di debito del Paese è tale che un rientro a pieno regime nelle regole del Patto di stabilità, oggi sospeso, creerebbe non pochi problemi, con rischi economico-finanziari inevitabili. E non solo per l’Italia ma per tutti i Paesi più indebitati. Per tale ragione è molto probabile che da Palazzo Chigi possa arrivare una proposta di riforma di quel Patto che trovi l’appoggio di altre capitali europee. Sicuramente di Parigi, Madrid e Lisbona che, come Roma, durante la pandemia hanno visto crescere il livello di indebitamento nazionale. Il problema non sfugge agli organismi dell’Unione. Finita la fase dell’emergenza, e in concomitanza degli aiuti straordinari messi a disposizione per la ripresa, l’Ue dovrà decidere come impostare l’economia del Vecchio Continente nei prossimi decenni.

 

Il covid-19 ha cambiato molte cose e Bruxelles ha dato prova di coesione e spirito di solidarietà per combattere la crisi che si è abbattuta sui 27. Vedremo se sarà anche in grado di rendere strutturali alcune operazioni – come appunto l’emissione degli eurobond – o quanto meno di utilizzarle quando necessarie. In ogni caso all’Europa dei prossimi anni servirà ancora più coraggio: le attuali impalcature non sono in grado di reggere la spinta che serve per guardare oltre il 2026, quando le risorse dei Piani straordinari di ripresa saranno esaurite.

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