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Afghanistan, la fuga ora è via terra. Biden: “Colpiremo ancora l’Isis”

Il presidente americano avverte su possibili nuovi attacchi terroristici, ma gli Usa sono pronti a rispondere. La prossima settimana il governo talebano

Afghanistan, la fuga ora è via terra. Biden: “Colpiremo ancora l’Isis”

A pochi giorni dalla fine delle operazioni di evacuazione dall’Afghanistan, l’allerta per nuovi attentati cresce.

A confermarlo è lo stesso Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden: "I comandanti mi hanno informato che un attacco è molto probabile nelle prossime 24-36 ore" ha affermato l’inquilino della Casa Bianca, che però ha anche rivendicato il raid con drone, che ha ucciso una delle mente dell’attentato all’aeroporto di Kabul, attribuito all'Isis-K.

 

Biden: “La caccia ai terroristi continua”

“Ho detto che saremmo andati dai responsabili dell'attentato terroristico e l'abbiamo fatto". A dirlo è stato Joe Biden, dopo il raid con un drone nel quale è stata uccisa una delle menti dell’attentato all’aeroporto di Kabul, costato la vista a oltre 100 persone, tra le quali 13 marines Usa. Il Presidente amercano ha anche aggiunto che l’attacco contro l'Isis-K "non è stato l'ultimo. Continueremo a cercarli e la faremo pagare".

 

Ultimi giorni di evacuazione

Intanto prosegue l’operazione di trasferimento di civili e militari dall’Afghanistan, soprattutto da parte degli Usa, dal momento che i principali paesi europei hanno terminato le missioni e i ponti aerei nelle ultime ore, compresa l’Italia. "Nonostante la situazione difficile, abbiamo continuato a evacuare civili. Ieri ne abbiamo tratti in salvo 6.800, inclusi centinaia di cittadini americani” ha spiegato il Presidente, specificando che “le forze statunitensi "stanno prendendo tutte le misure possibili per avere risorse necessarie a tutelare i nostri uomini e le nostre donne".


Talebani, insediamento del Governo la prossima settimana

Intanto i talebani hanno fatto sapere che il nuovo Governo afghano si insedierà la prossima settimana. La conferma è arrivata all’agenzia di stampa Reuters tramite il portavoce degli islamisti, Zabihullah Mujahid, che ha annunciato che sono già stati nominati i funzionari per gestire le istituzioni chiave, compresi i ministeri della Sanità pubblica e dell'Istruzione, oltre ai vertici della banca centrale. Secondo Mujahid proprio il nuovo esecutivo sarà in grado di risolvere i problemi economici che stanno mettendo in ginocchio il Paese e spingendo migliaia di persone a fuggire dall’Afghanistan. Ora che lo scalo di Kabul sta per essere bloccato del tutto, si tentano le vie di terra verso i Paesi confinanti.

 

La fuga via terra

Secondo l'Onu sono centinaia di migliaia gli afghani che stanno cercando di lasciare il Paese, soprattutto tramite il confine terrestre Spin Boldak-Chaman con il Pakistan dal 14 agosto. Si stimano 20mila persone al giorno.

A confermare la scelta di seguire la rotta dei Paesi limitrofi è stato anche il rappresentante Nato in Afghanistan, Stefano Pontecorvo, appena rientrato in Italia: “Le vie terrestri sono aperte, si può viaggiare con relativa calma”.

Per gli stranieri, però, resta il problema di procurarsi i documenti di viaggio per l’espatrio, dal momento che la maggior parte delle ambasciate è già chiusa, mentre per gli afghani diventa difficile ottenere un visto.

Oltre al Pakistan, gli altri Paesi verso i quali si tenta di fuggire sono l’Iran a occidente, la Cina, ma anche Tagikistan o Turkmenistan verso nord, per poi raggiungere l’Europa tramite la Bielorussia. A complicare i viaggi, però, sono anche i muri e le barricate di filo spinato che sono stati eretti anche di recente.

 

Sempre più muri verso l’Europa

A erigere, in tempi record, un muro di cemento presidiato da carri armati e militari, è stata la Turchia. Ankara ha infatti ordinato di erigere la barriera, lunga 40 km, per controllare i flussi in arrivo dall’Iran.

Non va meglio nei Paesi europei. La Grecia ha fatto discutere con l’iniziativa di estendere il muro, da 12,5 a 40km, al confine con la Turchia, spiegando di non essere in grado di reggere una nuova ondata migratoria, come accaduto nel 2015 all’epoca della crisi siriana.

Anche la Polonia ha eretto una barricata con la Bielorussia e il governo Lituano ha approvato un progetto analogo. Austria, Ungheria e Slovenia, a loro volta, hanno già detto no all’accoglienza di migranti profughi dall’Afghanistan.

Intanto, il premier, Mario Draghi, prosegue nello sforzo di coinvolgere il maggior numero di Paesi proprio nella gestione della crisi afghana, anche con la creazione di corridoi umanitari, oltreché con il sostegno ai Paesi della regione asiatica.

Per questo si lavora a un G20 esteso, nell’ambito della presidenza italiana, con il coinvolgimento anche di Russia e Cina. Dopo aver ricevuto il ministro degli Esteri di Mosca, Lavrov, a Roma e dopo aver sentito telefonicamente il presidente indiano, Modi, Draghi dovrebbe avere un colloquio telefonico con il Presidente cinese, Xi Jinping, la prossima settimana.

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