Il vademecum sul lavoro

Vicenza, in Tribunale vietati “pizzicotti e carezze” e “doppi sensi”

Arriva il vademecum su come comportarsi in aula e nei corridoi. Stilato dal “Comitato per il benessere organizzativo”, vieta il corteggiamento ai dipendenti

Vicenza, in Tribunale vietati “pizzicotti e carezze” e “doppi sensi”

Cosa si deve o non si deve fare sul posto di lavoro? come ci si comporta, per non offendere i colleghi o non far venir meno il “rispetto della dignità di ciascuno”?

In Italia si è forse poco abituati a leggere un vero e proprio regolamento, ma i tempi sono maturi perché anche nel Belpaese arrivino le prime indicazioni scritte, in stile anglossassone, per tenere fuori dagli uffici le avances, i corteggiamenti o persino gesti e parole a doppio senso.

A provvedere a questa mancanza ci ha pensato il Tribunale di Vicenza, con un vero e proprio vademecum.

Ecco cosa prevede e perché.

 

Vietati baci, carezze e doppi sensi, ma anche…

Si inizia dai divieti, che sono molto chiari: ad essere banditi dal Tribunale della città veneta sono "pizzicotti e carezze", ma anche "proposte di relazioni in cambio di vantaggi", "sguardi insistenti", "discorsi a doppio senso", "apprezzamenti verbali sul corpo", "allusioni alla vita privata” con riferimento alla sfera intima, così come "apprezzamenti rozzi" e "richieste di prestazioni" fisiche. Insomma, in aula, negli uffici e nei corridoi si deve pensare solo a lavorare.

 

“Rispetto della dignità”

A spiegare il senso e il motivo del vademecum è stato il presidente del Tribunale, Alberto Rizzo, al Corriere del Veneto: "Chi lavora qui dentro ha il diritto di svolgere le sue funzioni in un ambiente che garantisca il rispetto della dignità di ciascuno". A stilare l’elenco degli atteggiamenti e dei gesti non consentiti, perché ritenuti non corretti, è stato il "Comitato per il benessere organizzativo", composto per lo più da donne e istituito ad hoc.

Sono tenuti al rispetto delle nuove regole tutti i 200 dipendenti.

Quello di Vicenza è uno dei primi tribunali a imporre un regolamento di questo genere, che invece è prassi in moltissime realtà del mondo lavorativo anglosassone.

 

Stop alle molestie

"Nonostante le raccomandazioni dell'Europa, in Italia non esiste una legge specifica che indichi quali siano le condotte da vietare all’interno degli ambienti di lavoro. Da qui l'esigenza di dotarci di un codice che garantisca a tutti, donne ma anche uomini, un palazzo di Giustizia protetto non soltanto dalla molestia o, ancor peggio, dai ricatti di natura sessuale, ma anche da tutti quegli atteggiamenti che possono risultare umilianti o fastidiosi per chi li subisce, e che a volte si rivelano propedeutici ad azioni ben più gravi. Il fine è prevenire ogni possibile rischio. Questo è un luogo di lavoro non di corteggiamento né, tanto meno, di condotte discriminatorie o lesive" ha spiegato ancora Rizzo.

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