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Dopo Kabul

Afghanistan, il ruolo dell’Italia: Draghi telefona a Xi Jinping

Continua l’opera di mediazione del presidente del Consiglio per un G20 ad hoc. L’importanza dei rapporti diplomatici con Pechino ma resta l’incognita Putin

Afghanistan, il ruolo dell’Italia: Draghi telefona a Xi Jinping

Ora che anche la regione del Panshir è caduta, e le bandiere talebane sono issate su tutto il territorio afghano, la disfatta è totale. La crisi del tormentato paese dell’Asia meridionale diventa di giorno in giorno più drammatica, mentre l’Occidente ancora disorientato cerca di riprendersi dallo choc e capire la strada da seguire. L’Italia è in prima fila per provare a districare la matassa e per un orientamento che spinga i ‘grandi’ della Terra a farsi carico della situazione che si è determinata, innanzitutto sul piano umanitario.

 

Questa mattina il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che da giorni lavora a un G20 straordinario ha avuto un colloquio telefonico con il presidente cinese, Xi Jinping. La discussione, fanno sapere da Palazzo Chigi, si è concentrata principalmente sugli ultimi sviluppi della crisi a Kabul e sui possibili fori di cooperazione internazionale per farvi fronte, compreso proprio il G20. È importante il dialogo con Pechino. La Cina non ha alcun interesse all’instabilità dell’area e guarda con sospetto alle mosse di Mosca.

 

In un quadro estremamente fragile e variegato, in cui i fattori geografici sono in grado di condizionare pesantemente le azioni politiche, la via diplomatica resta l’unica possibilità. Draghi ne è convinto. In assenza di un’Europa capace di una risposta unitaria al dramma degli afghani, l’Italia è il Paese del Vecchio Continente che sta offrendo agli interlocutori autorevolezza e stabilità. Macron ha davanti a sé le elezioni che con molta probabilità perderà e la Merkel dopo una lunghissima carriera politica sta per uscire di scena. In questo frangente Roma tiene le fila, parla, dialoga, crea ponti per tenere accesi i riflettori su Kabul e un popolo schiacciato dagli studenti coranici. Draghi, fautore del multilateralismo, come presidente di turno del G20 sta giocando tutte le carte possibili per un avvicinamento delle posizioni. La stessa Cina auspica che l’Italia svolga un ruolo attivo nel promuovere “lo sviluppo sano e stabile delle relazioni Cina-Ue” riconoscendone, dunque, il ruolo.

 

Ma il problema adesso è anche Putin. Ancora una volta, capire a che gioco sta giocando il capo del Cremlino sulla crisi che si è aperta alle porte di casa sua è davvero difficle. E poi ci sono gli Stati Uniti. Il nuovo volto di Biden in politica estera ha lasciato basiti, a molti è apparso un clamoroso passo indietro rispetto alle promesse fatte durante la campagna presidenziale.

 

Qualcosa deve essere cambiato davvero nei rapporti Stati Uniti-Europa se un filoamericano come l’ex premier Matteo Renzi, oggi arriva a dire: la presa del potere dei talebani in Afghanistan marca “la fine del secolo americano”, e in questo contesto “la Nato è la vittima collaterale”, il che richiede la nascita di “un esercito europeo”. Il ritiro di Washington segna “la fine di una stagione”, quella del ruolo globale degli Usa. Alla fine, sempre secondo Renzi, "America First di Trump è stata accettata anche da Biden”.

 

In ogni caso le affermazioni di oggi al Senato del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, durante l’informativa sulla crisi afghana aprono ulteriori interrogativi sui rapporti attuali tra i Paesi del Patto Atlantico e sulla posizione di alcuni, contrari al ritiro delle truppe Nato da Kabul. “Durante la ministeriale della Nato di febbraio avevo rappresentato la necessità di valutare una conferma della presenza dell’Alleanza, oltre la scadenza del primo maggio”, ha detto il ministro. Era chiaro infatti che “il raggiungimento delle condizioni politiche e di sicurezza previste dall’accordo” stipulato dagli Stati Uniti "appariva lontano dell’essere soddisfatto”.

 

Adesso c’è preoccupazione. “Il rischio è che il deterioramento del quadro di sicurezza” del Paese asiatico “si estenda a quelle regioni di elevato interesse strategico nazionale in cui siamo impegnati, quali il Sahel e l’Iraq”.

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