EditorialiOpinioniAnalisiInchiesteIntervisteScenariFirme
Gli italiani favorevoli a vaccini e Green Pass

Ammuina e tatticismi nella gabbia di Draghi, Salvini scherza col virus

Il voto contrario della Lega sul ‘passaporto verde’ e il rischio di un lento e logorante sfilacciamento dei rapporti con il presidente del Consiglio

Ammuina e tatticismi nella gabbia di Draghi, Salvini scherza col virus

È puro tatticismo per non restare vittima, politicamente parlando, del governo di cui ha scelto di fare parte. Matteo Salvini, il capo del Carroccio, mette a segno un nuovo strappo rispetto alla maggioranza. Il tema in questione, travagliatissimo per i leghisti, è ancora il Green Pass. Il partito di Salvini vota alla Camera dei deputati l’emendamento di Giorgia Meloni contro l’uso della ‘carta verde’ nei ristoranti al chiuso, pur avendo ritirato i suoi per evitare che il governo ricorresse al voto di fiducia. È di nuovo polemica. Ma stavolta qualcosa è cambiato nella linea del Capitano. Perché quelli che prima della pausa agostana sembravano solo sgambetti nei confronti di Draghi, dettati dalla necessità di non smettere di parlare alla pancia del suo elettorato, ora non lo sono più.

 

Due i dati su cui soffermarsi. Il primo: si sta consolidando la prassi dei voti contrari della Lega rispetto alle misure dell’esecutivo su vaccini e passaporto verde. Il secondo: prima dell’estate la leader di Fratelli d’Italia, era più nemica che amica. Da qualche tempo tuttavia, come testimoniano le immagini di Cernobbio, i due sono tornati a parlarsi. Di più: sono tornati a guardare a obiettivi comuni. E più la direzione è la stessa, maggiore è il fragore con cui i leghisti si muovono in seno all’alleanza che è maggioranza in Parlamento. È il Green Pass il vero problemaNo di certo. L’autunno è alle porte e ha di fronte a sè molte tappe importanti, a cominciare dalle prossime elezioni amministrative, quando si decideranno le sorti delle grandi città italiane: Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino. Un test elettorale di rilevanza nazionale su cui - a onor del vero - il centrodestra ha puntato davvero poco. Quasi tutte candidature civiche le sue, prive di una reale e forte connotazione politica.

 

Poi c’è il quadro europeo, anch’esso in continua evoluzione e in attesa dei nuovi assetti post Merkel e delle elezioni in Francia. Infine, ma non per importanza, la sfida più impegnativa di tutte: il semestre bianco e l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale. Se si andasse al voto politico oggi, Lega e Fdi insieme - almeno stando ai sondaggisti -  potrebbero superare il 40% dei consensi. Con questi numeri, e con Forza Italia sempre più defilata per via delle prolungate assenze di Berlusconi, Salvini e Meloni vogliono giocare un ruolo di attacco nella partita per la scelta del prossimo presidente della Repubblica. Anche laddove, l’ipotesi non sembra adesso irrealizzabile, Sergio Mattarella dovesse accettare un secondo mandato per portare a scadenza naturale la legislatura con Mario Draghi premier.

 

Come dicevamo, le mosse che in questo intreccio sta compiendo Salvini sono dettate da esigenze tattiche che rispondono alle opportunità offerte dal contesto attuale. Ma il leader del Carroccio sembra prendere sotto gamba il rischio di un lento e logorante sfilacciamento dei rapporti con il premier. Che nemmeno il mediatore designato, il ministro Giancarlo Giorgetti, alla lunga sarà in grado di tamponare. Draghi finora ha mostrato pazienza verso il capo leghista pur non risparmiandogli nelle ultime occasioni pubbliche sonore legnate. Non sarà infinita. E il doppiogiochismo di via Bellerio potrebbe tra qualche tempo rivelarsi un boomerang anche per l’assenza di una strategia e di uno spazio di forza davvero autonomo da Fratelli D’Italia. A dirla tutta, è la progressiva perdita di quella forza che spinge Salvini a muoversi come fosse in gabbia.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA