Bambino conteso

Eitan, oggi l’udienza a Tel Aviv per decidere il rimpatrio del bambino

Ottimista la famiglia del nonno materno, accusato del rapimento del bambino. L’appello dello zio paterno: “Fare presto, il nonno materno è pericoloso”

Eitan, oggi l’udienza a Tel Aviv per decidere il rimpatrio del bambino

"All'inizio probabilmente pensava di essere in vacanza, ma adesso capisce che le cose non vanno bene".

Con queste parole esorta a fare presto Or Nirko, lo zio paterno di Eitan Biran, il bambino di 6 anni unico sopravvissuto alla strage del Mottarone.

Oggi è il giorno dell’udienza, fissata a Tel Aviv da giudice che deve stabilire l’eventuale rimpatrio in Italia del bambino, dove viveva con la famiglia paterna, dopo la morte dei genitori, del fratello e dei bisnonni nell’incidente alla funivia a Stresa, lo scorso 23 maggio.

Ora lo zio torna a sollecitare un intervento rapido, mentre la moglie Aya nel frattempo è arrivata in Israele e sta rispettando l’isolamento previsto dalle norme anti-Covid.

 

Lo zio: “Fare presto, ogni minuto è un pericolo”

''Ci aspettiamo che i giudici facciano il loro lavoro, che si concentrino sulla Convenzione dell'Aja e facciano le cose veloci. Ogni minuto che il bimbo è nelle mani di questa famiglia è in pericolo'' sollecita lo zio paterno, che aggiunge: "Il nonno ha fatto ricorso per avere la tutela del bambino, ma quando ha visto che non succedeva ha fatto quello che ha fatto. Lui ha detto in diverse interviste che è una persona che non ha niente da perdere, questa è una persona pericolosa".

"Non si può prendere un bambino che ha subito un trauma e aggiungere un secondo trauma trasportandolo in un Paese con una lingua che parla peggio dell'italiano, in un ambiente che non conosce, allontanarlo da tutto quello che gli era vicino" rincara Or Nirko.

 

La nonna materna: “Eitan vuole restare in Israele”

Intanto si sta consumando una vera e propria contesa del bambino tra le due famiglie, paterna e materna. La nonna materna, in una intervista a Repubblica, ha raccontato di aver potuto vedere per la prima volta Eitan solo il 29 giugno scorso. Secondo gli zii paterni, però, sarebbe stata una scelta della donna quella di non raggiungere il bambino in Italia, come invece ha fatto l’ex marito e nonno di Eitan, Shmuel Peleg.

"Nessuno lo ha convinto a dirlo" dice la donna a proposito della presunta volontà del bambino di restare a Tel Aviv. Sempre la nonna ha sostenuto di aver ottenuto dal comune di Tel Aviv il permesso per l'iscrizione della scuola elementare. Anche la zia materna Gali preme perché il piccolo rimanga in Israele e ha presentato istanza di adozione: "Voglio crescerlo come se fosse figlio mio".

Ma gli zii paterni, che parlano di "lavaggio del cervello" ad Eitan, insistono nel chiedere "la restituzione immediata" del bambino. Il marito di Aya, Or Nirko, si è detto preoccupato per "la salute mentale del bambino" e che a decidere su adozioni e simili debba essere un tribunale italiano.

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