Derby della capitale

Sarri e Pedro battono la Roma di Mou e si prendono il primo derby

La Lazio conquista il 192simo derby della storia di Roma, con le reti di Milinkovic-Savic, Pedro e Felipe Anderson. Mourinho furioso va via dalla conferenza

Sarri e Pedro battono la Roma di Mou e si prendono il primo derby

Ieri si è giocato il 192esimo derby della capitale( in tutte le competizioni) e per la 54esima volta a trionfare è stata la Lazio. Era anche il primo round tra Sarri e Mourinho in questa rivoluzione delle romane, che in questa stagione hanno scelto due tecnici dall’alto calibro per dar vita a nuovi progetti.

 

Nella scorsa stagione le due squadre si divisero la posta con una gara vinta a testa (3-0 all'andata per i bianco azzurri e 2-0 al ritorno per i cugini giallorossi) e quest'anno la musica non è cambiata, con il tecnico toscano che ha alzato una corazzata vincente nonostante gli ultimi risultati della squadra non convincessero appieno.

 

Infatti la squadra di Lotito sembrava essere nettamente sfavorita contro la Roma, vista la difficoltà nell’ingranare il nuovo gioco proposto dal neo tecnico. Invece questo calibro di gara non ha mai un pronostico esatto e la magia del derby romano la si vede in certe gare, in cui fino all'ultimo secondo tutto può essere ribaltato. Ecco le pagelle della sesta giornata di Serie A.

 

Il derby di Roma

Zona Lazio: I bianco azzurri si sono guadagnati i primi tre punti nel derby della stagione 2021/2022, giocando una gara convincente e dal carattere molto forte. La prima frazione ha fatto la differenza visto che dopo dopo appena venti minuti erano già in vantaggio di due reti e alla fine dei 45’ potevano averne fatti almeno altri due se non fosse stato per il portiere avversario, che ha salvato più volte il risultato.

 

Protagonista assoluto Milinkovic-Savic, che apre le danze del match dopo dieci minuti,  rischiando fisicamente di perdere la testa  sull'uscita a pugni chiusi di Rui Patricio, nel tentativo di anticiparlo. Per la sua squadra però abbina perfettamente  qualità e quantità, dimostrando la sua grande duttilità in entrambe le fasi.

 

Il cuore per la maglia è evidente e il legame con il pubblico che lo ama è la sua forza aggiunta. È uno dei top centrocampisti dell'intero continente, ma ad oggi Lotito, giustamente, non lo cederebbe per nessuna cifra. Favoloso anche l'approccio in squadra di Felipe Anderson, che da quando è tornato sembra essere rinato. “Un talento unico, che è pronto a evolversi ancora e ha mostrare tutte le sue qualità”, così Sarri ne parla, facendo capire quanto sia infinito il potenziale di un talento da sempre altalenante. Mette a segno il goal del tris, che in pratica chiude la gara e si inventa un assist al bacio sulla rete del vantaggio. Corre tantissimo e ha iniziato a sacrificarsi anche dietro, nonostante non faccia parte delle sue corde. 

 

Reina finalmente eroe della gara, con due parate salvatrici che riscattano tutti gli errori commessi in questa stagione. Immobile non timbra il cartellino, ma fa due assist e si sacrifica più di tutti, soprattutto nelle ripartenze. Chi lo critica dovrebbe imparare ad osservare l'intero sistema del giocatore campano. Pecca ancora un po’ Alberto, che tecnicamente sarebbe il migliore, ma che ad oggi rimane ancora in ombra, limitandosi al compitino.

 

Deve gestire lui la manovra e non limitarsi al palleggio ravvicinato, le sue giocate alzerebbe veramente il livello generale del team. In questa stagione sta facendo più fatica del previsto ad imporsi, soprattutto dopo l'ottimo esordio candito da tre assist. Ritrovare serenità è necessario per il suo bene e per quello dei suoi compagni. Il palcoscenico è però dell’uomo più aspettato, Pedro, che segna anche in questo derby rispondendo a chi non lo ha voluto. È lui il jolly di questa squadra bollente, pronta ad esplodere non appena il generale Sarri lascerà realmente il suo tocco tattico anche sulla mentalità.

 

Zona Roma: Sembravano poter affrontare ogni stanchezza, assenza o responsabilità che avevano incontrato in questa settimana pre derby, ma alla fine non sono riusciti ad imporsi, facendosi travolgere dal cuore immenso della Lazio

 

Alla squadra di Mourinho è mancato proprio quello spirito lottatore che fa inevitabilmente la differenza in una gara così sentita. 

I limiti tecnici sono stati una novità, poiché mai si erano sbagliati così tanti palloni in mezzo e questo ha dimostrato quanto sia essenziale la figura di Pellegrini dentro e fuori dal campo. La sua fame di derby, di bagnare la maglia con il sangue, non è stata trasmessa al resto del gruppo, che probabilmente si aspettava una partita molto più agevole e tatticamente più tranquilla.

 

Invece l’inesauribile  pressing degli avversari ha condotto a diversi errori di impostazione, con il solo Zaniolo a tentare la giocata vincente. Il giovane italiano si è finalmente preso la squadra in spalla, dimostrando di non essere un montato come in molti lo etichettano in questo periodo, ma un calciatore che ha voglia di difendere i suoi colori nelle migliori condizioni possibili. Pericoloso e sfortunato con i pali, che in questa stagione non lo aiutano.

 

Annullato Abraham, che senza il suo numero 7 non trova mai l'appoggio nei centrocampisti, costantemente bassi. Male la difesa, con lo stesso Mancini che va in difficoltà, soprattutto nelle ripartenze, che mo sono mai state gestite con intelligenza e che hanno scaturito due dei tre goal laziali. 

Un disastro per tanti aspetti, che Rui Patricio ha limitato con grandi interventi.

 

La gara i capitolini l’hanno giocata pure e a tratti sono stati superiori, ma mancava sempre quel qualcosa che rendesse i giocatori credibili in questa gara leggendaria. Troppa è stata la paura di perdere e Mourinho ha ammesso la sconfitta con poca sportività “Siamo stati dominatori del campo”: probabilmente ancora una volta si dimentica che in un campionato come quello italiano è difficile imporsi solo con il bel gioco, bisogna avere soprattutto fame di vittoria. Max Allegri ne sa qualcosa.

 

Bisogna ripartire da una grande delusione per fare una grande stagione, solo così le sicurezze torneranno ad essere subito sigillate nel cuore e anima dei giocatori. Questa rosa ha il livello per sorprendere, ma ogni passo falso, in un campionato così competitivo, può essere letale. Un appunto finale va fatto per Zalewski, che ha perso il padre poche ore prima della gara, ma che con grande professionalità è sceso in campo, provando a fare il massimo. 

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