Chi sale e chi scende

Top&Flop giocatori: chi vince e chi perde nella sesta giornata Serie A

Dalla doppietta della punta rossoblu alla storia della dinastia Validino, chiudendo con la leadership del 9 nigeriano, sempre più protagonista azzurro

Top&Flop giocatori: chi vince e chi perde nella sesta giornata Serie A

In questa sesta giornata di campionato vi sono stati differenti protagonisti, molti in positivo, ma tanti anche in negativo. È la giornata degli attaccanti, tra i goal del Napoli e quelli del Genoa, ma anche delle nuove meteore rossonere o del centrocampo stellare della Lazio. Non è settimana invece per  difensori di portieri che soffrono, con tanti uomini di esperienza meno positivi del solito. Scopriamo dunque insieme chi sono i cinque migliori e i cinque peggiori di questa giornata di Serie A:

 

Top giocatori sesta giornata: 

Mattia Destro (Genoa): Ogni stagione lo si decreta un giocatore finito, a causa degli infortuni e i tanti errori sotto porta, eppure da quando è tornato in Liguria Ballardini, la musica sembrerebbe totalmente cambiata. È un centravanti di razza, bravo sia nell'inserimento, che nell'ultimo movimento, come nell'occasione del terzo goal, dove ha dimostrato la sua crescita tecnica. La fame di reti segnate lo rende un killer in area e la profondità che garantisce sul campo, aiuta i suoi nell’uscita palla al piede. Non si ferma più. 

 

Paulo Dybala (Juventus): Ha giocato poco più di venti minuti , eppure il suo rendimento ha fatto capire perché è essenziale per questa Juventus. Segna subito un goal meraviglioso, che lancia i suoi nella gara e si inventa due giocate che in pochissimi sarebbe capaci di fare. La sua facilità nel muovere palla tra le linee lo rende un giocatore unico, capace di inventare da ogni posizione. Alla fine il suo unico limite sono questi innumerevoli infortuni, che non permettono alla “Joya” di essere costante nelle prestazioni, anche se i sui talento è indiscutibile. Ora starà fermo per un po’, ma può essere solo lui il faro di questa rosa ferita. 

 

Daniel Maldini (Milan): La storia si scrive di nuovo, con il terzo capitolo di una delle famiglie più storiche per la maglia rossonera e per il calcio in generale. Il figlio di Paolo Maldini, nonché ovviamente nipote di Cesare, ha siglato finalmente la sua prima rete in Serie A, all'esordio assoluto da titolare. Un colpo di testa da rapace d'area di rigore, che proietta la sua carriera su un binario dal calibro molto allettante. Deve migliorare nella gestione della sfera, ma ha i numeri giusti per diventare presto un giocatore importante. E chissà magari è l'inizio di una terza storia leggendaria, seppur i giudiziari oggi  sono ancora molto affrettati. 

 

Sergej Milinkovic-Savic (Lazio): Per tutti quelli che si chiedono cosa faccia ancora in una squadra come la Lazio, quando avrebbe il livello fa top europea, la risposta è arrivata ieri sul campo dell'Olimpico, durante la gara più importante dell'anno: il cuore. L'elemento che lega questa squadra all’incredibile centrocampista è un legame d'amore che lui dimostra sempre di rispettare fino all'ultima goccia di sudore. Dal goal strepitoso a delle giocate imprevedibili in mezzo al campo. Tante volte giganteggia sugli avversari, facendo sembrare facile ogni giocata. Ha un tocco magico offensivo, ma anche un’ottima propensione al recupero palla, dove si sacrifica spesso correndo all'indietro. È un top player e in questo derby lo ha dimostrato per l'ennesima volta. Quanto riuscirà a trattenerlo Lotito?

 

Victor Osimhen (Napoli): In molti si aspettavano che svoltasse la scorsa stagione con il suo arrivo, ma dopo un anno di adattamento e l'inserimento in rosa di un certo Spalletti, la punta nigeriana sta finalmente conquistando l'intero paese. Sei partite giocate, sei vinte dal  Napoli e sei goal per l'attaccante in questa stagione. Con lui in campo ogni movimento tattico cambia e tutto passa dai suoi piedi. È il fulcro totale dalla trequarti in poi, dove addomestica e protegge il pallone diventando letteralmente un muro. Freddo sotto porta e tecnico nel procurarsi il penalty del raddoppio. Ha tutto per scoppiare definitivamente e viene allenato da un tecnico che di punte se ne intende. Rischia di essere un crack totale e le altre rose devono iniziare a tremare ogni giornata. 
Ecco invece le pagelle della sesta giornata di Serie A.

 

Flop della sesta giornata di campionato serie A:

Diego Godin (Cagliari): Non tutte le storie hanno dei lieto fine, anche le più belle e il “Flaco” rischia davvero di annebbiare la sua, che è storica per molti. Un muro insormontabile per anni all’Atletico Madrid, dove spesso è stato premiato come uno dei migliori d’Europa. Vicino a vincere due volte la Champions League e grande campione del Sud America, sta pian piano declinando la sua carriera con errori che non sono da lui e che lo rendono irriconoscibile. Da quando è arrivato in Italia non si è mai imposto, rimanendo più in infermeria che sul campo. Contro il Napoli sicuramente uno dei peggiori. 

 

Matias Vina (Roma): Sono tre anni che la società cerca un terzino sinistro e anche questa stagione l’obiettivo non è stato raggiunto al massimo: il terzino sudamericano pecca molto, soprattutto per la sua poca esperienza nel campionato italiano. Ragiona troppo in solitaria e si perde quando deve marcare, risultando a tratti più un esterno d’attacco, che un terzino. La chiave della gara è stata in quegli errori li, visto che gli avversari avevano sempre campo libero per attaccare l’area giallorossa. Quando offende invece è impreciso nell’ultimo tocco o nel cross in mezzo, non passando la palla in situazioni ghiotte e preferendo giocate personali inutili. Non sembra essere ancora pronto e tenere in conto Calafiori deve far parte delle idee di Mou. 

 

Federico Bernardeschi (Juventus): Nonostante la squadra non facesse i risultati sperati, l'esterno Campione d’Europa non ha mai deluso, anzi, sempre è sempre stato tra i migliori anche quando la barca sprofonda, grazie alla sua generosità e duttilità. Contro la Sampdoria invece è stato spostato per la prima volta a sinistra, giocando una gara disastrosa e vasta di errori. Dai controlli, alle giocate passando alle conclusioni, dopo per due volte avrebbe potuto chiudere la gara. Negativo nel non sacrificarsi come suo solito in fase difensiva, preferendo spesso rischiare la giocata. Esce tra gli applausi, ma stavolta è bocciato. 

 

Samir Handanovic (Inter): È giusto rispettare i legami d'amore tra le società e i giocatori più affezionati alla maglia, ma ormai, da almeno due anni, il portiere sloveno non sembra essere quello che ha fatto scaldare tanti cuori nerazzurri e mostra le sue difficoltà più volte durante i 90 minuti. Contro la Dea è stato il peggiore, visto che su tutti e due i goal non è stato impeccabile. E per sua fortuna il Var ha annullato il terzo sennò la figuraccia si ingrandiva ancora di più. Impreciso con i piedi, regala diversi palloni agli avversari, non cercando sempre la soluzione più scontata. Fa difficoltà sulle respinte, lasciando più volte il pallone nel cuore dell'area, come in occasione del goal di Toloi. Pensare al futuro, anche tra i pali, diventa essenziali, perché ad un certo punto il grande cuore non basterà più per vincere le partite. 

 

Olivier Giroud (Milan): La sua assenza causa Covid si era sentita molto contro il Venezia, ma questa volta è la sua presenza il problema: sbaglia tutto ciò che vi è da sbagliare, incredibilmente anche in difesa dove per due volte non interviene sul pallone facendo ripartire i liguri. È immobile come un palo della luce e inattivo, risultando falloso e poco utile. Viene sostituito giustamente al 45’, probabilmente ancora vittima del sintomo, anche se è stato uno scivolone pesante il suo in confronto ad un mese fa.  

Il problema delle prime punte discontinue per il Milan continua e il francese deve tornare presto ad essere una sicurezza.

 

 

 

 

 

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