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Si chiude oggi la campagna elettorale

Elezioni, il test che si sta trasformando in una resa dei conti

I partiti al rush finale tra tensioni e rotture di vecchi equilibri. Alleanze da ripensare e rifondare: la politica italiana fatica a trovare la bussola

Elezioni, il test che si sta trasformando in una resa dei conti

Mai come in questa campagna elettorale il senso politico nazionale del voto sta emergendo in questi ultimissimi giorni e non ha nulla a che fare – purtroppo -  con il governo futuro delle città

Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna: i principali centri urbani dello Stivale sono al rush finale per scegliere sindaci e consigli comunali. Ma questa campagna elettorale nata già anomala, e non solo perché a ridosso della crisi pandemica ed economica, si sta mostrando un test serio, molto serio per i maggiori partiti. Tutti alla ricerca di una nuova bussola, di un indirizzo che l’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi ha disperso, minato, ridimensionato. E se fino a un mese fa il prospetto delle alleanze e delle coalizioni post-voto sembrava essere più chiaro, anche ai protagonisti in campo, da qualche giorno lo ‘sfascio’ delle ipotesi iniziali – diciamolo, prive spesso di ancoraggi solidi a principi di realpolitik - si sta rivelando e in tutta la sua problematicità. 

 

Partiamo dal centrodestra. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, fautore di una Lega moderata e istituzionale rompe ogni indugio e il velo del conformismo verso la linea del capo indiscusso, Matteo Salvini. Il quale, dopo i fendenti giorgettiani e il caso del suo super social manager indagato per droga, tanto indiscusso non è più. È nervoso il Capitano e le grane non sono solo in casa. Ieri Salvini ha abbandonato la chiusura della campagna elettorale del candidato milanese, Luca Bernardo, perché la Meloni era in ritardo. Sgambetti? Coincidenze? Non lo sappiamo, perché le versioni fornite sono diverse.

 

Ma certamente il clima non è disteso, né tra Carroccio e Fratelli d’Italia, e neppure dopo le bordate del Cavaliere tra i due partiti più populisti e Forza Italia. Il colpo di coda di Berlusconi a fine campagna elettorale è arrivato come un fulmine a ciel sereno: “Con i sovranisti non si governa”, ha detto tranchant. Dunque, non è solo il pericolo di una probabile sconfitta che sta deteriorando i rapporti del trio Lega-Fdi-Fi, ma sono le differenze di visione che dopo i ballottaggi emergeranno sui passaggi cruciali che attendono il Paese. L’elezione del nuovo presidente della Repubblica e la permanenza Mario Draghi a Palazzo Chigi sono i più importanti.

 

Va meglio tra Pd e Cinque Stelle? Non proprio. Enrico Letta, candidato alle suppletive per il collegio di Siena, è anche al suo primo test elettorale da segretario dem e conta – pena la sopravvivenza politica - di rafforzare la sua leadership. Le previsioni dei sondaggi sono buone ma il caso Roma ripropone il problema di un’alleanza che fatica a decollare con i Cinque Stelle. Le diverse anime del Nazareno premono (anche se si sono date pace per il voto), e sono pronte a dare battaglia sullo schema giallo-rosso che a molti continua a non piacere. Specie ora, che con la svolta moderata. Giuseppe Conte si presenta più come un insidioso alter-ego di Letta che come un partner politico. Vedremo.

D’altro canto, anche l’ex premier e ‘avvocato del popolo’ è in difficoltà. Perché anche per lui si tratta della prima prova elettorale da capo dei pentastellati. Un Movimento, il suo, ancora traballante, in cerca di assetto e in cui le guerre intestine sono sì assopite, ma pronte a riesplodere in caso di una sconfitta sonante alle urne. 

 

In mezzo a questo marasma ci sono i cittadini degli oltre mille comuni che domenica e lunedì saranno chiamati ad esprimersi. Il quadro nazionale non potrà non pesare sui casi specifici. La guida del governo del Paese nella mani di Draghi, la crescita oltre le aspettative, la credibilità riconquistata dell’Italia all’estero e le capacità con cui il premier riesce a rapportarsi in Ue e con il resto del mondo, danno fiducia agli italiani. Ma più Draghi è competente più emerge l’inadeguatezza degli altri.

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