In segno

Gli attaccanti che devono ancora lasciare un segno in questa serie A

Tra chi deve portare il peso della salvezza sulle spalle, come a Salerno o a Torino, e chi deve prendere in eredita casacche pesanti, ecco gli attaccanti no

Gli attaccanti che devono ancora lasciare un segno in questa serie A

Questa nuova stagione di Serie A sta già facendo emergere nuovi volti, arrivati magari all'estero o elementi che sino allo scorso anno erano in ombra, in attesa del salto di qualità. Quel salto che per molti invece non è ancora arrivato, nonostante le aspettative alte dei vari club.

Tra chi non si impone o chi non trova il giusto spazio in campo, quelli che si fanno notare di più sono sempre gli attaccanti: il peso della squadra è sulle loro spalle e spesso questo fattore è un male, per la tensione e le responsabilità dell'atleta in questione. Ecco chi sono le punte che dovrebbero dare di più per ciò che si aspettano tifosi e società, vista ancora la lunga stagione in corso. 
 

I cinque attaccanti in cerca di riscatto

Simy (Salernitana):

Puntare il dito esclusivamente su di lui per i risultati scadenti della squadra sarebbe esagerato, bisogna però ammettere che le aspettative sulla punta nigeriana erano ben altre. Lo scorso anno autore di 20 reti in stagione, prevalentemente messe a segno nella seconda parte di campionato, giustificando così l'interesse di numerosi club al suo cartellino, notoriamente dopo la retrocessione del Crotone.

 

A Salerno è stato accolto da Re, ma sino ad oggi fatica ad imporsi come dovrebbe, tanto che anche il suo allenatore, Castori, ha ammesso di aspettarsi molto di più, per il peso che ha in rosa. Le occasioni si creano pure, con Ribery e Bonazzoli che cercano spesso la punta sulle palle alte. Manca fisicamente la sua presenza in area, dove solitamente giganteggia e si impone sui difensori grazie alla sua stazza. Un mondo nuovo, che deve essere velocemente ristabilito per poter ambire ad una difficile salvezza

 

Vedat Muriqi (Lazio):

Tra tutti gli attaccanti che ci sono in campionato è tra quelli più in difficoltà: in un anno e mezzo il suo rendimento non è mai mutato, rimanendo sempre un giocatore impreciso e poco adatto al nostro campionato. In una squadra importante come la Lazio, dove il suo cartellino è stato pagato quasi 20 milioni di euro, si pretende per forza di cose un rendimento più consono al ruolo di “vice Immobile”. Lo scorso anno la società puntava su Caicedo e senza di lui le difficoltà stanno emergendo continuamente.

Al Kosovaro manca controllo e tecnica, poiché sbaglia troppi palloni, faticando a liberarsi in area. La quantità di falli che eseguisce è abbastanza notevole, soprattutto per la manovra bianco celeste continuamente interrotta da qualche suo movimento irregolare, nella maggior parte dei casi inutile. Un’incognita che deve risolvere velocemente Sarri, soprattutto perché Ciro non ci sarà sempre. 

 

Tony Sanabria (Torino):

Tra tutti è quello più positivo, poiché eseguisce correttamente tutti i movimenti che Juric chiede, soprattutto in fase di non possesso in cui più volte si sacrifica per i suoi, arrivando sino alla mediana. Quello che manca per il cecchino paraguaiano è il goal: se lo scorso anno aveva meno responsabilità a riguardo, visto che partiva da seconda linea, in questa dove manca il Gallo Belotti, il riferimento avanzato è lui.

Crea sempre occasioni pericolose, con giocate pericolose e ottimi tocchi di palla, ma sono troppo poche in confronto a ciò che la squadra gli mette a disposizione. Tanti palloni pericolosi, sprecati malamente per mancanza di precisione o letture sbagliate della posizione. È essenziale per il team e deve rendersene conto, senza pensare di essere “la ruota di scorta” di qualcuno che momentaneamente è assente. 

 

Moise Kean (Juventus):

Arrivare a tre giorni dalla fine del mercato, come ultima scelta della società, per rimpiazzare un certo Cristiano Ronaldo, non è il migliore dei biglietti da visita. Se a ciò vi aggiungiamo anche i tanti errori sotto porta, dimostrando di non essere pronto per il posto da titolare, allora il cammino va sempre di più in salita.

Le qualità non possono essere discusse e lo scorso anno a Parigi lo aveva dimostrato, mettendo a segno diversi goal, nonostante l'agguerrita e talentuosa concorrenza. Alla Juventus invece potrebbe essere il titolare, se gestisse meglio le pressioni che lo stanno colpendo, ogni giornata di più. Più cinismo, meno giocate: Allegri ha dimostrato di saper giocare anche senza punte e metterlo in panchina non sarà un problema, se le risposte sperate non arriveranno. 

 

Joaquin Correa (Inter):

È sempre così: un nuovo elemento arriva, infiamma la piazza con un esordio da sogno e si spegne pian piano, finché non lo so classifica tra i sopravvalutati. Non è ancora il caso dell'ex Lazio, che nonostante si sia fermato a Verona come zona goal, entra sempre in campo cercando di aggiungere qualcosa alla qualità della squadra. Il problema è sotto porta dove si vede pochissimo e non rischia le giocate, nonostante le qualità tecniche glielo permetterebbero.

 

Un po’ un pesce fuori dall'acqua, che forse preferirebbe entrare da esterno e non da seconda punta, con maggiore margine di puntare l'uomo o di entrare nel cuore dell'area con qualche giocata personale. Un periodo un po’ d’ingabbiamento per l'argentino, che deve lasciare una traccia più visibile sugli schemi di Inzaghi.

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