il “massacro del Circeo”

La scuola cattolica “censurato”: interviene il ministero della Cultura

Proteste dei produttori dell’Associazione dell’industria cinematografica e dell’autore del romanzo “La scuola cattolica” sul delitto del 1975: “Sorpresi”

La scuola cattolica “censurato”: interviene il ministero della Cultura

Non è la prima volta che un film (e la “censura”) sia al centro delle polemiche, ma in questo caso si annuncia una vera e propria battaglia. Motivo del contendere è il divieto ai minori di 18 anni per la visione del film La scuola cattolica di Stefano Mordini, in sala dal 7 ottobre.

La decisione di limitare l’accesso ha scatenato un’aspra polemica che ha tirato in ballo il ministro della Cultura, Dario Franceschini, che secondo i produttori della pellicola è venuto meno all’impegno di abolire “la censura cinematografica” e dunque di fatto limita “la libertà degli artisti”.

Il film in questione, presentato fuori concorso a Venezia, affronta il caso del delitto del Circeo del 1975, che ha visto Rosaria Lopez e Donatella Colasanti vittime delle violenze raccontate nel film. I familiari, pur sottolineando che la pellicola ha risvegliato “traumi e dolori profondi”, si sono detti “sorpresi” della censura.

 

Il Ministero: “Non si tratta di censura”

Alla viglia dell’uscita nelle sale del film La scuola cattolica, il ministero della Cultura ha risposto alle critiche per la decisione di vietare il film ai minori di 18 da parte della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche. Secondo il Ministero, infatti, “il film uscirà regolarmente in sala senza aver subito tagli o modifiche”, mentre il dibattito rimane sulla “classificazione dell’opera”.

In pratica, la pellicola rientra in una delle quattro classificazioni, cioè opere per tutti, opere non adatte ai minori di anni 6, opere vietate ai minori di anni 14, opere vietate ai minori di anni 18, ed esattamente nell’ultima di queste.

 

La protesta dei produttori e dell’Anica

I produttori, insieme all’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e multimediali) e allo scrittore Edoardo Albinati, autore del romanzo a cui si ispira la pellicola, non la pensano così e ritengono che Franceschini abbia contraddetto quanto previsto dal decreto con cui è stata abolita la censura, quando dichiarò: “Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti’”.

Lo stesso decreto prevede una nuova commissione, già formata e che dovrebbe entrare in carica a giorni, presentando anche un nuovo regolamento che poi dovrà ottenere il via libera da parte del Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo.

Duro il commento del presidente dell’Anica, Francesco Rutelli: “Purtroppo gli annunci di abolizione della censura non hanno trovato riscontro in una procedura che, spero per poche settimane, è ancora in vigore”. E aggiunge “Qualcosa non funziona, se si pensa di far votare i sedicenni, ma gli si impedisce di vedere un film di qualità. Un film basato su fatti di cronaca, cui tutti hanno avuto liberamente accesso e che hanno profondamente interpellato la società italiana”.

D’accordo Albinati: “Da spettatore del film, trovo quanto meno singolare che a ragazzi e ragazze, che sono purtroppo abituati a conoscere ogni genere di violenza, perversione, oscenità attraverso tutti i mezzi a loro disposizione, venga proibito conoscere la ricostruzione di una storia vera”, ha spiegato lo scrittore.

 

Sorpresi anche i familiari delle vittime del Circeo

Nel dibattitto sono intervenuti anche i familiari ed eredi di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, vittime delle violenze del Circeo, mostrate nel film. A parlare è stato il legale, Stefano Chiriatti: “I miei assistiti hanno visionato il film La scuola cattolica. Il loro evidente coinvolgimento, personale e affettivo, nella vicenda narrata, per la parte che li riguarda, ha indotto il risvegliarsi di traumi e dolori profondi, legati a quanto patito nel 1975 e negli anni successivi. Malgrado l’enorme sacrificio, umano ed emotivo, legato alla rievocazione vivida, visiva e sonora, di quanto accaduto alle rispettive sorelle, hanno, tuttavia, apprezzato la volontà di tramandare, anche in chiave di ammonimento per il futuro, la memoria della loro tragedia, soprattutto alle giovani generazioni. Hanno, pertanto, appreso con grande sorpresa della decisione del ministero della Cultura di vietare la visione del film ai minori degli anni diciotto”.

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