Il ballottaggio nella Capitale

Calenda, sì a Gualtieri ma senza 5S. Letta propone il ‘modello Siena’

Il candidato dem: “Nessun esponente del M5S entrerà in Giunta” ma “sentirò Conte”. L’ex premier al leader di Azione: “Arrogante dettare condizioni”

Calenda, sì a Gualtieri ma senza 5S. Letta propone il ‘modello Siena’

Alla fine, dopo diversi cenni d’intesa che si sono susseguiti per tutta la giornata, in serata arriva la conferma: Carlo Calenda, il terzo candidato sindaco più votato e leader di Azione, che con la sua lista civica è il primo partito della Capitalevoterà per Roberto Gualtieri. Un annuncio con dei distinguo, ma che non cambia il valore politico della scelta dell’ex ministro dello Sviluppo economico. “Non farò né alleanze, né apparentamenti”, dice. “Faremo un’opposizione costruttiva. Penso sia giusto andare a votare al ballottaggio e sicuramente non voterò Michetti ma Gualtieri, perché mi corrisponde di più”. 

 

Ospite del programma de La 7 condotto da Lilli Gruber, l’europarlamentare eletto nel 2019 nelle file del Pd precisa che non si tratta di “un’indicazione di voto urbi et orbi. La stragrande maggioranza dei miei voti”, spiega, “venivano da sinistra o non collocati. E avendoli presi con una lista civica, voglio essere chiaro: questa è la scelta di Carlo Calenda, che non mette in discussione i tanti dubbi che ho sulla classe dirigente e sul programma di Gualtieri”. 

Sarà, ma intanto boccia Enrico Michetti, il candidato del centrodestra, che “non ha uno straccio di programma e di classe dirigente” e che giudica “incapace”. Mentre le sue affermazioni su Gualtieri acquistano la taglia di un endorsement vero e proprio.

Una sua strategia Calenda ce l’ha: rilanciare un campo riformista ampioantisovranista ed europeista. Un approccio già tentato alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni europee e che, evidentemente, adesso intende coltivare.

 

Il successo registrato dalla sua lista al primo turno delle comunali a Roma gli suggeriscono che il momento potrebbe essere propizio. Uno schieramento che, come è noto però, l’ex ministro immagina lasciando fuori dalla porta il Movimento Cinque Stelle. Non è un caso che all’annuncio del voto in favore del candidato Pd il capo dei pentastellati, Giuseppe Conte, abbia reagito stizzito: “Quello di Calenda è un percorso politico autoreferenziale. Gli auguriamo buona fortuna, ma è all'inizio di un cammino politico nazionale, e quindi dettare condizioni agli altri mi sembra quanto meno arrogante”. 

 

Consapevole dei rischi che il ‘laboratorio Roma’ potrebbe comportare per la sopravvivenza di un’alleanza a livello nazionale Pd-5SEnrico Letta dal Nazareno lancia messaggi distensivi: “Penso che dobbiamo allargare la coalizione, a Siena abbiamo vinto con Conte, Calenda e Renzi senza distinguo o screzi”. Un tentativo apprezzabile quello del segretario che però incontra subito un primo ostacolo. Oggi Gualtieri ha fornito il suo assist a Calendaconfermando, se diventerà sindaco, che “non ci saranno esponenti Cinque Stelle in Giunta”. “L’ho detto, sono abituato a dire le stesse cose prima del primo e del secondo turno. Lo confermo. Noi siamo abituati a fare ciò che diciamo”. 


Tutto deciso? 
Non proprio. Gualtieri ha incassato l’appoggio di Azione e prima ancora quello del leader di Italia Viva, Matteo Renzi.  Ma non rinuncia al dialogo con Conte: “ci sentiremo presto”, fa sapere. E molto diplomaticamente riconosce “l’impegno e la determinazione” di Virginia Raggi per il risultato alle urne. “Le ho detto che legalità e contrasto alle mafie saranno il mio assillo quotidiano”. Un modo per non scontentare nessuno.

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