Le tensioni nel Paese

Obbligo Green pass e neofascismo, i temi caldi della politica

Domani sciopero al porto di Trieste, la protesta potrebbe estendersi. Aggressioni neofasciste: la destra attacca. Sabato a Roma manifestazione della Cgil

Obbligo Green pass e neofascismo, i temi caldi della politica

Domani scatta l’obbligo del Green Pass su tutti i posti di lavoro del Paese e cresce la tensione per quella che si prevede non sarà una giornata semplice, neanche per i controlli da mettere in campo. Intanto, i lavoratori del porto di Trieste hanno annunciato lo sciopero contro la misura prevista dal governo, ed è probabile che la protesta si stia progressivamente estendo ad altri scali dello Stivale. Nella città giuliana sono attese circa 30 mila persone per una manifestazione di protesta indetta proprio dai portuali.

 

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha disposto ‘un rafforzamento da parte delle Forze di polizia di tutte le attività di prevenzione delle possibili cause di turbativa e dei dispositivi di osservazione e di vigilanza del territorio, oltre che degli obiettivi sensibili’. Rafforzati anche ‘i servizi di monitoraggio dei siti web e dei social network, per garantire a tutti la libertà di manifestare pacificamente e nel rispetto delle regole’. 

 

E mentre ormai si è arrivati alla stretta finale della campagna elettorale per i ballottaggi delle amministrative, il clima politico si surriscalda ancora in merito agli scontri di sabato scorso a Roma, quando frange estremiste e neofasciste hanno dato l’assalto alla sede nazionale della Cgil e al Pronto soccorso de Policlinico Umberto I.  Dopodomani si svolgerà nella Capitale la manifestazione antifascista convocata dalla Cgil a cui parteciperanno le forze di centrosinistra. Il Pd, attraverso il segretario Enrico Letta, fa sapere che i dem parteciperanno senza simboli di partito ma con il tricolore. “È l’Italia che si deve unire attorno alla Costituzione e al rifiuto della violenza fascista”, dice. Ma da parte del centrodestra i toni restano alti.

 

Ieri la titolare del Viminale ha risposto alla Camera dei deputati a un’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia spiegando i motivi che hanno indotto le forze dell’ordine a non provvedere subito, già durate il comizio di piazza del Popolo di sabato pomeriggio, all’arresto del leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino: c’era “il rischio evidente di una reazione violenta dei suoi sodali con degenerazione dell’ordine pubblico”. Lamorgese ha anche confermato che lo scioglimento di Forza Nuova “è all’attenzione del governo”. Molto pesante l’accusa con cui la leader della destra, Giorgia Meloni, ha replicato. L’insinuazione è che la ministra “sapesse ma non ha fatto nulla”. Alza la voce la leader di Fdi: “Se fino a ieri pensavano la sua fosse sostanziale incapacità, oggi la tesi è più grave: quello che è accaduto è stato volutamente permesso e questo ci riporta agli anni già bui. E’ stato calcolo, siamo tornati alla strategia della tensione”. 

 

Sempre ieri Matteo Salvini ha incontrato a Palazzo Chigi il premier, Mario Draghi. Fonti leghiste hanno confermato che il leader del Carroccio ha formulato al presidente del Consiglio “una proposta di pacificazione nazionale a nome di tutto il centrodestra”. Un “invito a tenere i toni bassi” e ad “intervenire per frenare” quelle che vengono definite “campagne di delegittimazione particolarmente feroci contro il centrodestra nelle ultime settimane".  Un appello che non trova però riscontro nelle parole che il segretario di via Bellerio aveva usato poco prima parlando del governo, quando aveva dichiarato “di non avere né stima né fiducia di alcuni ministri”. E anche dopo, attaccando il centrosinistra: “Quando non c’è un’idea di futuro, qualcuno si attacca al passato” con una “caccia al fascista e al nazista” per un’ “improbabile sviatura dai temi reali”. Segnali che non sembrano di pace.

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