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Una partita globale

Crisi dei semiconduttori, questione geopolitica oltre che economica

L’80% è prodotto dalla Tsmc di Taiwan. La Cina si sta attrezzando con un’enorme fabbrica mentre l’Europa prepara, per ora, solo le leggi sui microchip

Crisi dei semiconduttori, questione geopolitica oltre che economica

La pandemia che in questo ultimo anno e mezzo ci ha colpito, non ha soltanto scatenato un’emergenza sanitaria senza precedenti, ma anche una fortissima recessione che ha duramente colpito l’intera economia mondiale. Tra i settori più duramente colpiti vi è quello dei semiconduttori, detti anche microchip, la cui carenza globale ha causato enormi problemi soprattutto alle industrie europee, molte delle quali sono state costrette ad interrompere la propria produzione, evidenziando chiaramente la debolezza dell’Europa in tale settore tecnologico. La produzione di semiconduttori, infatti, componenti essenziali per il funzionamento di qualsiasi circuito elettronico, dominata fino a dieci anni fa da pochi colossi americani, è ora principalmente effettuata in Asia, in particolare a Taiwan.

 

Nonostante l’azienda statunitense Intel conservi ancora l’egemonia sul mercato dei processori per macchine, insieme ad Advanced Micro Devices (Amd), altro storico produttore americano di semiconduttori, microprocessori e schede grafiche, l’80 per cento dei semiconduttori più sofisticati è attualmente prodotto dall’azienda Tsmc di Taiwan. La Cina, nonostante ancora fortemente dipendente dall’esterno per tale produzione, ha recentemente mostrato un notevole attivismo in tale mercato, nell’ottica di puntare a raggiungere un’autonomia tecnologica. Ne è dimostrazione il progetto recentemente avviato dall’azienda Smic, che ha deciso di investire 8.8 miliardi di dollari per realizzare una fabbrica di chip a Shanghai.

 

La crisi dei chip è solo l’ennesimo segnale che sta indicando all’Europa quanto sia più che mai necessario che rafforzi le proprie capacità tecnologiche e digitali, al fine di ridurre le dipendenze strutturali dai Paesi terzi su tecnologie e produzioni ritenute di natura strategica, in altre parole, che punti a raggiungere una propria sovranità tecnologica. Quello che si sta verificando negli ultimi anni, infatti, come sottolineato all’interno del Position Paper sulla sovranità tecnologica realizzato dal Centro Economia Digitale, è un cambiamento molto profondo nella natura dell’economia globale e nell’ordine geopolitico. E ciò che è diventato centrale nel definire gli assetti a livello geopolitico è proprio la questione di chi possiede e produce le tecnologie e di chi ne fissa gli standard e le regole di utilizzo.

 

Sembra che finalmente l’Europa sia pronta a cogliere questi segnali, come dimostrano l’alleanza industriale avviata nei mesi scorsi dalla Commissione Europea fra grandi gruppi industriali e ricercatori e il Chips Act, la nuova legge europea sui semiconduttori che la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, ha dichiarato di voler lanciare. La legge, come affermato da von der Leyen, ha l’obiettivo di coordinare gli sforzi nazionali a livello europeo, in modo da creare un ecosistema europeo dei chip che sia all’avanguardia, inclusa la produzione, garantendo a tutti i Paesi membri la sicurezza dell’approvvigionamento e sviluppando nuovi mercati per una tecnologia europea innovativa.

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