ottava giornata di Serie A

La Lazio sconfigge chi l’ha creata: Inzaghi torna a Milano senza punti

Una bella lotta in una gara di grandi emozioni dove tutti danno il massimo per ottenere la vittoria. L’apre l’Inter che gestisce per 60’. Poi solo Lazio.

La Lazio sconfigge chi l’ha creata: Inzaghi torna a Milano senza punti

L'ottava giornata di Serie A 2021/2022 si apre di sabato con il primo big match di giornata allo Stadio Olimpico di Roma, dove la Lazio accoglie il suo storico allenatore Simone Inzaghi. Ben 22 anni tra le fila dei bianco azzurri, scalando la montagna sino alla Champions League della passata stagione. Ritrovare però il sole ed il traffico della Capitale non sono stati di buon auspicio, vista la rimonta rocambolesca della Lazio nella ripresa, che rifila tre reti ad Handanovic e compagni.

 

Tante le polemiche sul fallo di Di Marco che non è stato fischiato e che ha portato al goal di Felipe Anderson sul fronte avversario. Una sconfitta meritata, visto lo spegnimento improvviso dei nerazzurri dopo un'ora di gara gestita con intelligenza. Bene Barella e Darmian, indisciplinati Dumfries e Correa, che si è scordato da dove viene. Dall'altra parte è Milinkovic Savic, insieme a Immobile, a paralizzare l’Inter quando si tratta di ripartire. Il comandante Sarri tira fuori l'esperienza necessaria per vincere la gara e per far rialzare un po’ la guarda ai milanesi, adesso a soli tre distanza dalla “sporca” Juventus di Allegri. 

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L'analisi di Lazio-Inter:

Zona Lazio:

Dopo una sconfitta pesantissima, per ben 3-0 al dall'Ara contro il Bologna, la corazzata del comandante Sarri si rialza ancora una volta, imponendosi sui Campioni d’Italia. Una gara gestita con furbizia e intelligenza, basata su una sofferenza tutto sommato gestita nel primo tempo e un’attacco di massa continuo nella ripresa. Un'ora in cui aspettano l'Inter nella propria metà campo, reggendo meglio l'impatto con gli avversari grazie anche all'aggiunta in squadra dell'ultimo arrivato Basic. Lasciare fuori Luis Alberto per lui è prova di grande fiducia, anche viste le doti difensive molto avanzate.

 

Sorprendentemente però si vede anche davanti, con qualche inserimento molto interessante. Insieme a Leiva garantiscano una diga alla difesa, troppe volte abituata ad allargarsi, lasciando spazi per vie centrali. Questa volta però sia Patric, che Ramos danno grande certezza a Reina, anche lui in progresso dopo la prestazione negativa dell’ultima volta. Sarri sta pian piano compattando la rosa, vista anche la poca collaborazione difensiva sino ad oggi. In mezzo, oltre all'ottimo Basic e al fisico di leva vi è un centrocampista che attualmente è tra i migliori d'Europa: Milinkovic Savic. Perfetto in tutte le situazioni, sia quelle difensive, quando si tratta di prendere il tempo sui lanci avversari, sia davanti, dove si muove più velocemente e facilmente degli altri,  con dei colpi di genio che alla fine, fanno la differenza. Un tuttocampista super completo.

 

Luis Alberto deve alzare il livello d’impegno, ma la gestione di Sarri potrebbe fare la differenza nelle sue ambizioni, visto il suo cassetto tecnico tutt'altro che stretto. Davanti Felipe Anderson è letale, fulminante e rinato.Si muove con azioni personali assurde, dove lascia sul posto i difensori nerazzurri due volte su tre. Fa due giocate alla Neymar e segna l'ennesimo goal della sua stagione (tra le mille polemiche), facendo intendere che l'aria di Roma per lui, è vitale. Meno brillante Immobile, che ancora fa fatica a trovare il feeling in questa stagione nei goal in movimento. Anche se va sottolineato il lavoro di sacrificio, che è un elemento in più per il team. Se la costanza nell'affrontare le piccole, come si affrontano le big (ad oggi vittoria anche con la Roma, oltre che l'Inter), allora questa Lazio può dire la sua sin da subito. 

 

Zona Inter:

Bruttissima frenata della squadra di Inzaghi, che nel giorno delle tante emozioni, incontra anche una sconfitta che fino al 60’ nessuno avrebbe previsto. E invece alla fine i limiti nerazzurri sono venuti fuori, facendosi prendere sia dalle tensioni, che da una stupefacente paura. L'errore di non buttare subito fuori la palla, andando anche alla conclusione, ha determinato l’avvenimento sul goal di Felipe Anderson, che per molti si sarebbe dovuto fermare per FairPlay. Lo scandalo però sulla carta non c'è, visto che da nessuna parte viene premiata la sportività.

 

Non sfruttare sino ad un eventuale fischio dell'arbitro un'occasione del genere sarebbe stato uno spreco troppo grosso per i capitolini. Da lì la psicologia dei nerazzurri è andata in tilt, iniziando a sbagliare anche le così più basiche. Partendo da dietro Handanovic è tra quelli che devono iniziare a reggere meglio il campo, viste le tante disattenzioni che alla fine fanno davvero male. Sia sulla respinta del primo, che sulla mancata uscita sul terzo è tutt'altro che positivo. Inizia ad avere anche lui le sue prime défaillance, che pesano per il ruolo che ricopre in mezzo ai suoi. Davanti a lui la peggiore gara giocata da parte della retroguardia: tra il braccio di Bastoni, il caso Di Marco e le marcature rivedibili di Skriniar è stata una delle serate più sofferenti per il muro del “Biscione”.

 

A centrocampo le idee sono poche, con Brozovic che non fa mai viaggiare i suoi, limitandosi al possesso con i tre difensori, e non cercano mai la verbalizzazione. Gagliardini non appartiene al campo, visto che si muove da fantasma, non apparendo in nessuna delle occasioni costruite dai ragazzi di Inzaghi. Perisic è il meno negativo, nel ruolo di trequartista riesce perlomeno a portare palla tra le linee e a tentare  talvolta le incursioni dall’esterno d’attacco. Gira intorno alla punta meglio di come fa Correa, che anche stavolta non fa quella differenza sperata.

 

Dumfries fa una scenata ridicola, giocando anche una gara mediocre e prendendo un giallo ingenuo. Deve crescere mentalmente, Darmian al contrario è stato molto più corretto e concentrato. Di Marco corre tanto, salta l'uomo e propone diversi palloni dentro. La sua qualità è notevole, soprattutto quando si tratta di tirare fuori la tecnica e l'eleganza. Dzeko invisibile, ha due palle nitide che non sfrutta e gioca meno con la squadra. Una sconfitta meritata, figlia di errori del gruppo, dove è mancato il coraggio necessario per mantenere il risultato. Testa alla Champions League, che a questo punto diventa essenziale. E attenzione, che la Juventus è già a meno tre punti in classifica.  

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