Ottava giornata di Serie A

La Juventus continua a vincere di misura: la cura Max ferma anche Mou

Allegri vince il confronto con Mourinho, dopo la sconfitta in Champions League tre anni fa contro il Manchester United. Una gara chiusa, in cui Kean decide

La Juventus continua a vincere di misura: la cura Max ferma anche Mou

Nel last match dell'ottavo weekend di Serie A 2021/2022, abbiamo seguito una grande sfida tra la Juventus di Allegri, che raggiunge la terza vittoria consecutiva per 1-0 e la Roma di Mourinho, che torna in uno stadio sempre molto teso nei suoi confronti, visti i rapporti glaciali tra tifosi bianconeri e tecnico portoghese e i trascorsi all'Inter del Triplete.

 

La gara come detto se la porta a casa la corazzata del Max, capace di eseguire una partita sporca, talvolta sofferta, ma dagli spunti alla fine vincenti. Dall'altra parte sono troppi gli sprechi dei capitolini, che avrebbero potuto cambiare più volte le sorti di una gara, tutto sommato alla portata. Decisivo l'errore di Veretout dagli undici metri. 

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Analisi su Juventus-Roma:

Zona Juventus:

Ancora una volta, la tesi di Allegri stupisce tutti, con il terzo risultato pieno per 1-0, che grazie all'atteggiamento tattico e con la difesa a tre, annichilisce una Roma molto pericolosa. Si parte dall’idea principale del “corto muso” del tecnico livornese, che da sempre sostiene il calcio efficace piuttosto che quello bello da vedere: puntare sempre e esclusivamente alla vittoria, senza voler ambire ad osare di più sotto il punto di vista tecnico. Tanta compattezza, soprattutto nell’aggredire in massa l'area avversaria sino a che non si raggiunga il vantaggio. Da li l'obiettivo è la gestione del possesso e la limitazione delle occasioni avversarie, che faticano sempre di più a buttare giù il muro Chiellini-De Ligt.

 

Tentano di aspettare gli avversari, non pressando alti e portando su il baricentro mano a mano che le giocate vanno salire, in verticale sulle punte. Il sacrificio è alla base del sistema Juventus che necessita di giocatori capaci di giocare tante gare di seguito. Ieri sera è toccato ai sudamericani che tornavano fino al giorno prima dai vari viaggi intercontinentali, ma che si sono voluti mettere in gioco da subito. Sia Danilo prima, che Alex Sandro poi. De Sciglio invece è stato buttato nella mischia dall'inizio, giocando una gara di grande attenzione e di tanto cuore. Un giocatore cresciuto soprattutto sulla personalità nell’affrontare gli avversari. Porta in vantaggio i suoi con l'assist vincente per Kean, che insacca grazie al movimento decisivo di Bentacour.

 

L'attaccante piemontese si rifà dopo la partita negativa contro il Torino, dimostrando di essere comunque tornato da protagonista e non da seconda scelta. Il suo impatto in area deve essere più cattivo e freddo, ma l'età permette la crescita, soprattutto in mezzo a tanti campioni. La sua duttilità nel giocare sia da esterno che da punta da maggiore spago ad Allegri nel sfruttarlo in diversi modi e zone del campo. Chi delude invece è Chiesa, che non si trova totalmente a suo agio nel ruolo da trequartista, visto che si ritrova più stretto quando deve scattare. La fascia è il suo pane, li può sfruttare al meglio le sue qualità.

 

Bernardeschi zittisce ogni critica dimostrando di essere un giocatore utile alla causa e pronto a sacrificarsi in almeno tre zone del campo totalmente distinte. Il paleggio è lento, talvolta pesante, ma funzionale per la gestione del risultato. Aspettano spesso le fughe sugli esterni e quando entra Morata, riescono a riposarsi di più passando anche dal centro del campo. I casini arrivano da parte del portiere polacco, Szczesny, che si perde spesso il pallone sulle uscite, ma si risulta essenziale nel parare il rigore. Alla fine porta a casa tre unti che accorciano poco a poco la classifica. Testa allo Zenit, dove verrà fuori anche un po’ di turnover per poter proseguire al meglio la scalata in Serie A.

 

Zona Roma:

"Complimenti ai giocatori che hanno fatto un grande sforzo per giocare. Grande fiducia, grande coraggio, è una sconfitta e sarà sempre una sconfitta per me, ma se guardo al progetto, alla natura del progetto devo guardare alla crescita della squadra e al modo di giocare. Posso sbagliare ma secondo me la migliore squadra in campo ha perso”, con queste parole Mourinho analizza la sconfitta dei suoi sul campo della Juventus, per uno a zero. Da subito va sottolineato come la Roma abbia fallito clamorosamente il pari con un rigore di Veretout, che fallisce per la terza volta in carriera dagli undici metri.

 

La discussione con Abraham non ha sicuramente aiutato sotto il punto di vista mentale, visto che la punta era particolarmente carica nel calciare la cosiddetta punizione suprema. Da li l’inglese ha giocato una gara nervosa, probabilmente abbattuto dal rifiuto del compagno nel dargli fiducia. Ancora di più se il compagno poi, sbaglia. Intorno a lui i suoi compagni di reparto vivono tre partite completamente diverse: Zaniolo inizia bene, con grande coraggio, uscendo però nel primo tempo per infortunio (per fortuna sembrerebbe sotto controllo), Pellegrini che lotta per recuperare i palloni, ma gioca con poca inventiva e El Shaarawy che rimane tra i migliori, perché non finisce mai di provarci, anche se la pressione sotto porta non è proprio all'ordine del giorno. 

 

L'episodio di Orsato che ha concesso il rigore nonostante sul continuo dell'azione la Roma segna, non è stata una mossa convincente da parte dell'arbitro che ha tentato clamorosamente di giustificarsi nel tunnel alla fine del primo tempo: “Il portiere esce, fallo, rigore... No, fuorigioco... Fischio, tutti si fermano... E se non fischio?... Su rigore, non si dà mai il vantaggio eh, poi se lo sbaglia non è colpa mia”. Una spiegazione discutibile, visti i diversi precedenti che garantirebbe il chiaro errore del direttore di gara, troppo frettoloso nel decretare la situazione. I dolori sono soprattutto sulla retroguardia, dove si soffrono tanto i palloni alti e si tende a rimanere tutti schiacciati sotto la mediana. Sia Mancini che Ibanez avrebbero delle qualità importanti quando si tratta di saltare, ma non risulterebbero ancora decisive, visto l'innumerevole numero di reti subite da palla da fermo. 

 

Mancano anche delle soluzioni alternative in panchina visto che le seconde linee hanno un livello molto più basso degli undici titolari. E questo fa la differenza sul piano tecnico in campo, dove si notano alcune zone più fragili. In mezzo, troppi sono i “muratori” e in pochi hanno quelle doti per far viaggiare più velocemente le palle in orizzontale. Bisogna anche gestire la rabbia sui falli, visti i tanti gialli regalati ali Orsato per interventi goffi. Un insieme confuso, seppur convincente sotto il punto di vista della qualità, molto superiore ad altri. Dopo la Conference vi è il Napoli, che è una nuova chiamata per imporsi su una big. 

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