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L’esito del voto amministrativo

Il Pd vince e riconquista fiducia. A destra una ‘batosta’ che brucia

È showdown nella coalizione di Meloni, Salvini e Berlusconi. Anche Conte esce sconfitto. Letta più forte dopo il primo test elettorale da segretario

Il Pd vince e riconquista fiducia. A destra una ‘batosta’ che brucia

Senza dubbio il risultato di questi ballottaggi e, in generale, di questa tornata elettorale di amministrative segna la vittoria del Pd di Enrico Letta, che ne esce indiscutibilmente molto rafforzato. Adesso il Partito democratico può essere punto di riferimento progressista di se stesso e dei Cinque Stelle e tornare ad avere maggiore fiducia nella propria capacità di leadership. Nei prossimi mesi, anzi già dalle prossime settimane, qualcosa cambierà nei rapporti di forza tra il Nazareno e il Movimento, ma per evidenti necessità politiche - vista la clamorosa sconfitta di Lega e Fratelli d’Italia – dovrà cambiare anche nelle relazioni tra le forze di centrodestra. Il banco di prova per tutti sarà l’elezione del nuovo presidente della Repubblica a febbraio, quando la forza parlamentare di ciascun gruppo e la capacità di guidare scelte si imporrà sugli accadimenti.

 

Il Pd, dunque, conquista la Capitale e Torino, si riconferma in due città tradizionalmente di destra come Varese e Latina ed espugna Cosenza, Isernia e Savona. Dopo aver preso al primo turno Milano, Napoli e Bologna. Una vittoria schiacciante. Che mette in difficoltà l’alleato Giuseppe Conte che ora parla di “necessità” del M5S “di riorganizzarsi”. L’ex premier preferisce non ammettere il sorpasso in termini di forza politica del Pd, e ritiene che il vero vincitore di queste elezioni sia “l’astensionismo”. Una valutazione che, a onor del vero, appare parziale e in ogni caso, pone degli interrogativi importanti e di non facile soluzione, su dove abbia pescato l’astensione. È plausibile -  ma analisi più approfondite ci daranno conto della veridicità di questa ipotesi - che ai ballottaggi il populismo a sinistra, come a destra, abbia scoraggiato il ritorno nei seggi.

 

Emblematico il caso dei municipi romani: 14 su 15 sono andati al centrosinistra che ha battuto il centrodestra, che pure al primo turno si era aggiudicato le periferie. Non è semplice capire di primo acchito un voto sempre più smarcato dalle ideologie e preda di flussi e orientamenti molto legati all’attualità e alle contingenze immediate. Ma di certo le ultime due settimane si sono rivelate decisive: le inchieste giornalistiche e giudiziarie sulle infiltrazioni di gruppi di estrema destra nelle file di Lega e FdI, e gli episodi di violenza di dieci giorni fa culminati nell’assalto alla sede nazionale della Cgil, hanno avuto il loro peso. Dopo anni di ipocrisie e pericolose sottovalutazioni, finalmente il dibattito politico e culturale si è concentrato sulle pericolose ambiguità di certe posizioni nella destra italiana.

 

La ‘batosta’ a casa di Salvini e Meloni – il centrodestra vince solo a Trieste -  ha a che fare anche con questo e con l’errore madornale di entrambi di non prendere nettamente le distanze da quanto stava accadendo. Non è un caso che l’unico partito moderato del centrodestra, Forza Italia, da subito stia sottolineando, uno ad uno, gli errori commessi dagli alleati e l’importanza di guardare alla gamba centrista: “Si vince con un indirizzo moderato”, è il mantra. E poi c’è il problema dei candidati: figure deboli come a Milano e Roma che hanno inanellato gaffes in campagna elettorale, mostrandosi inadatti a ricoprire i ruoli per cui erano stati proposti. Una sconfitta per molti già annunciata e che chiama a una resa dei conti: Lega e Fratelli d’Italia da mesi sono più avversari che alleati e si fanno la guerra per chi prende più voti a destra.

 

Ora Giorgia Meloni chiede un ‘vertice’ con il Carroccio e Forza Italia e dice: “Elettori disorientati dalla diversità delle nostre posizioni”. Ma non sarà facile ricomporre un’unità di intenti tra chi sta all’opposizione e chi al governo. Ammesso che la Lega abbia intenzione di rimanerci nell’esecutivo guidato da Mario Draghi. Ma lo sapremo solo dopo la partita del Quirinale

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