Pandemia

Contagi record nel Regno Unito, ma ricoveri fermi. Cosa accade?

Mentre Oltremanica si vive una nuova condizione di emergenza, in Italia si discute di un possibile allentamento con il 90% di vaccinati entro fine anno

Contagi record nel Regno Unito, ma ricoveri fermi. Cosa accade?

Mai allentare l’attenzione, non abbassare la guardia. Sono i mantra ripetuti in questi mesi e da quando è scoppiata la pandemia da Covid. Il caso britannico sembra confermare che con il coronavirus ogni errore può essere pagato a caro prezzo e in questo caso si traduce in un rialzo nel numero dei contagi, che nelle scorse ore ha raggiunto livelli record: lunedì 18 ottobre si sono sfiorati i 50mila casi in 24 ore, come non accadeva da metà luglio.

Eppure il numero di ricoveri rimane sostanzialmente stabile.

Cosa sta succedendo?

 

Il caso del Regno Unito

Se il numero di nuovi contagi sulle 24 ore preoccupa, a rassicurare sulla tenuta del sistema sanitario britannico è il numero di ospedalizzazioni, che rimane all’incirca intorno alle 7.000 al giorno. Anche i decessi sono stabili e persino in calo, con 45 morti registrati lunedì rispetto ai 57 del giorno precedente. Ma allora cosa sta succedendo Oltremanica?

 

Casi in aumento: ecco perché

Nell’ultima settimana i contagi nel Regno Unito sono stati oltre 300mila, pari al 15,1% in più rispetto ai sette giorni precedenti. Se si prendono in considerazione i decessi, questi risultano all’incirca stabili nel breve periodo, ma in aumento (+8,5%) a livello settimanale.

Sicuramente la tendenza è all’incremento e arriva dopo la decisione – molto contestata all’epoca – di revocare le misure restrittive, con il famoso Freedom Day del 19 luglio, deciso alla luce delle percentuali di vaccinazioni. Sulle motivazioni, non ha dubbi Guido Rasi, consulente del Commissario all'emergenza Covid Figliuolo e direttore scientifico Consulcesi: “In Inghilterra hanno tutti quei casi perché non usano nessun correttivo, come mascherine e distanziamento, da troppo tempo. Inoltre, non usano il Green Pass e quindi non discriminano nell'ambito della comunità chi è infettivo e infettante da chi non lo è" ha dichiarato all'agenzia Agi. "E poi con i vaccini hanno perso un po' di potenza, distanziando in maniera irragionevole la dose" ha aggiunto l’esperto.

 

Johnson: “Situazione sotto controllo”

La scelta di non introdurre nuove restrizioni è stata però ribadita dal premier, Boris Johnson, anche un mese fa, quando il trend era già in corso, tanto che il capo del Governo aveva detto di essere pronto a un piano B, prevedendo eventuali norme più severe su mascherine e assembramenti. Un portavoce di Downing Street, tuttavia, ha fatto sapere che si rischia un inverno "impegnativo", pur confermando che la situazione è "sotto stretta osservazione". Secondo il portavoce, inoltre, l'impatto dei nuovi casi su ricoveri e morti resta inferiore alle ondate precedenti e al momento "sostanzialmente in linea" con quanto atteso.

 

Le critiche

Eppure non mancano critiche. Nei giorni scorsi è stato reso noto un rapporto di 150 pagine redatto dalle Commissioni Salute, Assistenza Sociale, Scienza e Tecnologia del Parlamento britannico che puntano il dito contro l'approccio iniziale del governo. Il professor Andrew Hayward, epidemiologo e componente del comitato di consulenza scientifica del governo denominato Sage, ha viceversa definito "preoccupante" il tasso di contagi superiore a quello di altri Paesi europei nel Regno.

 

In Italia si punta al 90% di vaccinati

Intanto nel nostro Paese l’obiettivo è ora il 90% delle immunizzazioni, che potrebbe portare a qualche allentamento entro la fine dell’anno, quando tra l’altro scadrà lo stato di emergenza.

 

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