Post elezioni

Il dialogo a destra ancora non riparte, nel Pd si guarda all’Ulivo

Forse a breve un vertice del c.destra sul voto, mentre Letta lavora alla costruzione di un campo allargato. Lamorgese alle Camere: “Niente ombre su polizia”

Il dialogo a destra ancora non riparte, nel Pd si guarda all’Ulivo

La maggioranza trova l’unità sul Documento Programmatico di Bilancio approvato in serata dal Consiglio dei ministri. Ma il clima politico è quello del dopo voto con una parte che canta vittoria, il centrosinistra, e l’altra, il centrodestra, che prova a raccogliere i cocci di una sconfitta che ha visto gli alleati più lontani che mai. Ieri il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, è arrivato a Roma. E’ probabile che un vertice tra Lega, Fratelli d’Italia e azzurri si terrà a breve.

 

Nell’area democratica si ragiona, invece, su un allargamento del campo: una federazione delle forze di centrosinistra e Movimento Cinque Stelle con Italia Viva e Azione sul modello dell’Ulivo. Questo almeno sarebbe l’intento, dichiarato già dopo il primo turno delle amministrative, del segretario dem, Enrico Letta. Il quale ha fatto ieri il suo ingresso a Montecitorio da deputato del collegio di Siena, accolto da una standing ovation dei colleghi del Partito democratico. Con il segretario si è schierato subito il nuovo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: “Sono contento che al secondo turno abbiamo avuto molti voti in più, c’è stata una capacità di allargamento.

 

Un segnale che è possibile una proposta di governo seria, credibile ed espansiva, una grande alleanza democratica progressista ed europeista. La strategia che il Pd di Enrico Letta sta seguendo è molto giusta: un grande”. Una prima bocciatura è arrivata però dal leader di Azione, Carlo Calenda, che ancora una volta non ne vuol sapere di entrare in un ‘patto’ con i Cinque Stelle. “Il Movimento è scomparso ed è inaffidabile”, ha affermato, “il perno che va trovato è quello europeo, dove i popolari, cioè Forza Italia - chiaramente rinnovata perché così non può andare avanti -  i liberali, i verdi, e i socialdemocratici lavorano insieme”.

 

Ma ieri è stata anche la giornata dell’informativa alle Camere del ministro dell’Interno sui fatti di Roma di sabato 9 ottobre. Luciana Lamorgese ha difeso l’operato della Polizia. Gli agenti non sono uno “strumento di oscure finalità politiche: è un’accusa ingiusta, che getta un’ombra inaccettabile sull’operato delle forze dell’ordine”, ha detto. Pur ammettendo delle “criticità che hanno contrassegnato la gestione dell’ordine pubblico di quelle ore”, la ministra ha respinto al mittente le accuse che le sono state rivolte e ha messo in guardia sul fatto che la “protesta è intenzionata a non fermarsi” già in vista della prossima settimana: “Ci attende un periodo ancora molto impegnativo, che peraltro vedrà a fine ottobre lo svolgimento del G20”. Dura la replica di Fratelli d’Italia e della Lega

 

Giorgia Meloni è tornata a chiedere le dimissioni della titolare del Viminale e ha ribadito: “Scarica sulle forze dell’ordine le sue responsabilità”. Dello stesso avviso Matteo Salvini che ha fatto riferimento anche agli sgomberi al porto di Trieste e alla manifestazione di sabato della Cgil: “È normale fare una manifestazione alla vigilia del voto, poi idranti a urne aperte: neanche in Cile, in Venezuela”. Ma anche se sull’operato della ministra i due partiti fanno fronte comune, il clima nella coalizione resta teso. Questo è il momento della riflessione sulla débalcle elettorale. E in attesa dell’incontro chiesto da Fdi sull’esito delle urne non sembra che Salvini e Meloni siano tornati a parlarsi. 

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