La manovra di Bilancio

Pensioni, i sindacati sul piede di guerra oggi incontrano Draghi

Per i partiti non solo previdenza e cuneo fiscale. Tutti pensano già al Colle: i giochi per il big match sono cominciati. Il Cav non molla e punta alto

Pensioni, i sindacati sul piede di guerra oggi incontrano Draghi

È il giorno dell’incontro del premier Mario Draghi con i sindacati. Ma la partita su pensioni e fisco per chiudere la manovra di Bilancio – già in ritardo di una settimana rispetto alle scadenze previste dalla legge – è ancora in via di definizione. Il presidente del Consiglio sta incontrando le delegazioni di maggioranza e i leader di partito. Ieri è stata la volta di Matteo Salvini della Lega, i cui toni sono più concilianti che in passato. Il leghista sembra ben disposto a una soluzione di compromesso anche eliminando Quota 100, purché non si torni alla legge Fornero. Chi è sul piede di guerra però è proprio il mondo sindacale. Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, intervistato da Repubblica, chiede una riforma generale delle pensioni, senza limitarsi a soluzioni tampone.

 

Le pensioni”, dice, “non possono essere considerate solo un costo economico” e, in ogni caso, “le risorse attuali sono assolutamente insufficienti”. La Cisl chiede anche che “una parte dei risparmi” ottenuti con la riforma Fornero “vengano reinvestiti per cambiare il sistema pensionistico, introducendo elementi di equità, flessibilità e sostenibilità”. Sbarra fa sapere che se troveranno “un muro” o “se le rivendicazioni e proposte saranno ostacolate o non prese in considerazione, le mobilitazioni saranno inevitabili nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”. Ma sul tavolo non c’è solo la previdenza.

 

Nell’ambito del ddl Bilancio si discute anche di fisco, in particolare di taglio delle tasse sul lavoro: Pd e Cinque Stelle spingono su questo punto. E ieri il leader pentastellato, Giuseppe Conte, ha proposto di ripristinare un’altra misura di bandiera del suo governo: il cashback. Insomma, sono ore in cui ognuno pone a Palazzo Chigi le proprie condizioni per il via libera al provvedimento di manovra finanziaria.

 

Alleanze: gli incontri della settimana e i ministri ‘ribelli’ di Forza Italia 

Sul fronte politico, finito il round delle amministrative, i partiti sono al lavoro per resettare alleanze e progetti. Nel centrodestra questa settimana si attende l’incontro tra i leader della coalizione. Salvini, Meloni e Berlusconi hanno concordato appuntamenti settimanali per rafforzare una linea di azione comune. Attesissimo anche l’appuntamento tra i ministri di Forza Italia e quelli della Lega per una maggiore collaborazione. Il secondo è un campo minato.

Nonostante il diktat del Cavaliere - che vuole a tutti i costi la ‘pace’ nel governo con i sovranisti leghisti, almeno fino alle elezioni del nuovo presidente della Repubblica, carica a cui aspira con l’ostinazione e l’ambizione che lo contraddistinguono da sempre – i trabocchetti sono possibili. I ministri azzurri Brunetta, Gelmini e Carfagna guidano un fronte moderato e antisovranista, che delle pressioni che vengono da destra non ne vuole sapere. La tensione resta alta anche se a mediare c’è il fidato Gianni Letta, pontiere da mesi tra Silvio e i ministri pronti alla ribellione.

 

Pranzo Letta- Conte: si cerca l’intesa sul Colle. Sul ddl Zan il Pd apre a modifiche

Anche dall’altra parte si muove qualcosa. Il segretario dem Enrico Letta e Giuseppe Conte si sono dati appuntamento in un noto ristorante del centro. Un incontro in cui si è discusso di tutto. Di Quirinale e del seggio che il nuovo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, lascia libero alla Camera. Ma ciò che sta più a cuore al capo del Nazareno è ricostruire da subito un’alleanza larga giallo-rossa ma che raggruppi anche i partiti più piccoli, da Calenda a Renzi. E non solo in vista delle politiche del 2023 perché a breve termine si dovrà eleggere il successore di Mattarella. Non è interesse di Letta far salire al Colle Berlusconi, né tanto meno lasciar condurre la partita al Cavaliere o, peggio, a Salvini.

Sta di fatto che i grandi giochi per il Colle sono cominciati ed è su questo che si misurerà la forza delle alleanze e dei partiti con maggiori capacità di mediazione. Il Pd aspira ad essere ancora una volta l’artefice della partita. Un primo segnale distensivo Letta lo sta dando sulla proposta di legge anti-omofobia che porta la firma del deputato Zan. Il segretario apre a “modifiche ma senza stravolgimenti”. Una mossa che guarda alla Lega, che aveva votato il passaggio in Aula senza il voto sui singoli articoli, la famigerata ‘tagliola’ che farebbe morire la legge prima ancora di vederla nascere.

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