15 anni difficili - Futuro della Banca

Monte Paschi di Siena: si riapre il dossier con l’Ue, cosa aspettarsi

Da Bruxelles arriva il “no comment” su alternative o deroghe agli “impegni” presi dal Governo italiano nel 2017. Al 31 dicembre scadenza privatizzazione

Monte Paschi di Siena: si riapre il dossier con l’Ue, cosa aspettarsi

Roma chiede la riapertura del dossier Monte Paschi di Siena (MPS) alla Commissione europea, impegnata a ragionare sulle potenziali condizioni di proroga del termine per la restituzione della Banca alla proprietà privata.

Dopo la complessa vicenda del salvataggio di Alitalia, che ha impegnato il Governo italiano e Bruxelles negli ultimi mesi, è la volta di intervenire nuovamente per ottenere aiuti necessari a risanare il più antico istituto bancario del mondo, la MPS. Non è stato sufficiente lo sforzo finanziario dei contribuenti per far affluire liquidità.

 

No comment da Bruxelles

Se l'Italia crede che ci siano altri modi per adempiere e uscire dalla proprietà di MPS, allora è sua prerogativa avanzare delle proposte”, ha messo in chiaro da Palazzo Berlaymont una Portavoce competente in materia di concorrenza e Aiuti di Stato, ricordando che Roma e Bruxelles rimangono in costante contatto sugli sviluppi del dossier su cui si attendono aggiornamenti intuitivamente verso la fine dell’anno, con l’avvicinarsi della data di scadenza (mai smentita) delle operazioni di privatizzazione.

Eppure il messaggio dell’Ue è stato oggi inequivocabile. “L’Italia” - ha ribadito la Portavoce – “deve essere all'altezza degli impegni” fissati con l’Ue nel 2017. In altre parole, la Commissione potrebbe concedere del tempo per trovare soluzioni adeguate, ma rimane il Tesoro di Roma a farsi carico del grosso del patrimonio da “salvare” attraverso l’implementazione di un efficacie piano strategico.

 

Accordo fallito con UniCredit

Il tentativo di negoziazione del Governo italiano per la vendita di Monte dei Paschi a UniCredit è fallito domenica dopo che le due parti non sono riuscite a concordare i termini. E così che Roma ancora stenta a trovare una soluzione ad un problema su cui ha investito miliardi di euro dalla crisi finanziaria del 2008.

Per comprenderne cause e dinamiche, serve considerare quanto accaduto il 22 dicembre 2016, sotto l'allora Governo Gentiloni. Una settimana prenatalizia che vide il salvataggio temporaneo dell’istituto tramite la costituzione di un fondo da 20 miliardi che potesse creare un ponte a “tutela del risparmio”, stando a quanto dichiarò il Premier.

 

L’incubo bancario italiano

Diamo uno sguardo ad alcuni momenti chiave nella cronologia degli eventi che fanno la storia recente della Monte dei Paschi, le cui vicende hanno impegnato le autorità italiane in sforzi di mercato per non scaricare sui consumatori il peso della caduta libera della Banca, una spina nel fianco che rimane sia per il MEF che i risparmiatori.

Nel 2007, MPS acquista Antonveneta da Santander per 9 mld di euro in contanti, pochi mesi dopo che la banca spagnola ha pagato 6,6 mld per l’Istituto di Credito Regionale Italiano. A fine 2016, MPS chiede aiuto allo Stato a mezzo di un programma di ricapitalizzazione precauzionale dopo il fallimento della sua richiesta di cassa. Subentra la BCE, fissando il fabbisogno di capitale della Banca a 8,8 mld.

Dopo che la BCE ha dichiarato solvibile MPS (2017), la Commissione Ue autorizza il salvataggio statale a un costo di 5,4 mld in cambio di una quota del 68%.

Gli investitori privati contribuiscono con 2,8 mld per un totale di 8,2. Nel 2019, le cose non si mettono bene per MPS, che oscilla sull’utile del 2018, ma afferma che le sue proiezioni aggiornate sono inferiori agli obiettivi di ristrutturazione concordati da Bruxelles. È del 2019 la più grande operazione di cartolarizzazione di crediti inesigibili in Europa - con cui la MPS perde 24 mld di crediti inesigibili.

 

Dal “falso in Bilancio” alle trattative del MEF

A febbraio 2020, la perdita è già salita a 1 miliardo. L’Ad Marco Morelli si dimette sollecitando Roma a trovare un partner per la Banca. Viene sostituito da Guido Bastianini, sostenuto dal M5S. L’Italia stanzierà 1,5 mld per aiutare MPS, restando fedele all’obiettivo di rispettare la scadenza della riprivatizzazione della metà del 2022. Ma nei mesi successivi, si va verso l’ipotesi di cessione. Un quadro aggravato della condanna dell’ex-Ad e del Presidente per “falso in Bilancio”.

A gennaio 2021, la Banca dice di aprire i suoi “libri” a potenziali partner, ma continua a subire perdite. UniCredit avvia poi trattative esclusive con il MEF per acquistarne “parti selezionate”, alla vigilia dei risultati di stress test bancari europei che mostrarono come anche il capitale della banca più piccola sarebbe stato spazzato via per via dei guai in cui si trovava la MPS.

 

Il perché della richiesta di proroga all’Ue

E infine, ottobre assiste al crollo dei colloqui con UniCredit per mancanza di accordo su quanto valgano gli asset selezionati di MPS. Ecco perché, a Roma non rimane che l’opzione di chiedere all’Ue una proroga del termine per la restituzione della Banca alla proprietà privata.

La MPS ha ricevuto un importo di 5,4 miliardi di aiuti pubblici per far fronte agli anni difficili successivi al 2008, data dell’acquisto (dibattuto, fortemente criticato) di Banca Antonveneta. Una mossa che non poteva esulare dalla greenlight dell'Esecutivo Ue e i conseguenti termini per condurre le trattative a Bruxelles. 

 

A luglio 2017, la Commissione approvò il piano italiano per sostenere la ricapitalizzazione precauzionale di Monte dei Paschi di Siena ai sensi della normativa Ue”, ha spiegato la Portavoce del Berlaymont. Si trattava di un’operazione basata su un efficace piano di ristrutturazione e “una serie di impegni assunti dall'Italia nei confronti della Banca”. Inoltre, l'accordo prevedeva che l’Italia si impegnasse a vendere tutte le azioni della Banca entro una data scadenza (ndr: 31 dicembre del 2021)”. Una strada in salita. Ma per Bruxelles, l’Italia è ancora in tempo per onorare gli impegni in seno alla privatizzazione.

 

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