Flussi migratori

Viminale, firmata intesa sui corridoi umanitari per cittadini afghani

Lamorgese: “l’Ue deve fare la sua parte. La responsabilità è principio cardine”. In giornata bilaterale con commissario europeo alla Giustizia, Reynders

Viminale, firmata intesa sui corridoi umanitari per cittadini afghani

Un accordo che porta la firma della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, e che prevede la creazione di nuovi corridoi umanitari per accogliere 1200 afghani in fuga dal loro Paese e bisognosi di protezione internazionale. Ma “l’auspicio”, dice la titolare del Viminale, “è che il numero degli afghani destinati ad arrivare in Italia attraverso questa iniziativa aumenti fino a 2.000”. Il protocollo è stato sottoscritto insieme ai rappresentanti del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, della Cei - Conferenza episcopale italiana, della Comunità di Sant'Egidio, della Federazione delle Chiese Evangeliche, della Tavola Valdese, dell’Arci, dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).

 

“Aprire un canale di ingresso legale per cittadini afghani provenienti da Pakistan e Iran, ed eventuali altri Paesi di primo asilo o Paesi di transito è il segnale che l’Italia è un Paese che non si tira mai indietro sull’accoglienza”, dichiara la ministra. Che conferma, dunque, la linea del governo sull’importanza di affrontare l’emergenza umanitaria nel Paese dell’Asia Meridionale.

 

L’Italia sulla crisi afghana e l’immane tragedia della popolazione ha promosso il 12 ottobre scorso un G20 straordinario e vuole continuare a essere tra i protagonisti dell’aiuto verso chi fugge dal regime talebano e da miseria e disperazione. Ma c’è un punto che Lamorgese ha voluto sottolineare: “È giusto che si salvino persone ma è ingiusto che sia solo l’Italia a farlo. Siamo in un periodo di emergenza pandemica e quindi di difficoltà organizzative. Parlerò con la Commissaria dell’Unione europea affinché vi sia una maggiore partecipazione di altri Paesi per una giusta redistribuzione, non solo delle persone bisognose di protezione internazionale, ma anche di responsabilità”. Roma da mesi spinge nelle sedi Ue perché i Ventisette adottino misure di redistribuzione dei migranti.

 

Il problema non riguarda solo i profughi provenienti da Kabul ma in generale i flussi migratori verso l’Ue, in particolare quelli dal Nord Africa che vedono nell’Italia il primo approdo nel Vecchio Continente. Oggi due navi, la Ocean Viking di Sos mediterranee con a bordo 245 migranti soccorsi nei giorni scorsi al largo della Libia e la Sea Eye 4 con altre 800 persone si trovano nelle acque a sud di Lampedusa. Ma nonostante il governo italiano abbia più volte portato all’attenzione, non solo dell’esecutivo europeo, ma anche del Consiglio che riunisce i capi di Stato e di governo il dramma dei migranti e dei viaggi della speranza, il dossier non trova ancora sbocchi per una regolamentazione puntuale che richiami ciascuno Stato a fare la propria parte.

 

“La responsabilità è un principio cardine su cui si fonda l’Europa. Vorrei che questo messaggio venisse trasmesso anche da tutti i partecipanti a questo tavolo”, aggiunge l’inquilina del Viminale, che oggi ha anche incontrato il Commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders. Nel corso del bilaterale la gestione dei flussi migratori “anche in ragione della costante pressione proveniente dal Nord Africa” è stato tra i principali temi affrontati. L’impegno che l’Italia chiede all’Ue, oltre alla redistribuzione dei migranti che sbarcano sulla Penisola, è per “sviluppare partenariati strategici con i Paesi di origine e transito dei flussi, a cominciare da Tunisia e Libia”.

 

Intanto per la Cei “continua la positiva sperimentazione dei corridoi umanitari che, a partire dal 2017, hanno permesso alla Chiesa di farsi prossima a quanti necessitano di protezione internazionale. Grazie a Caritas Italiana, infatti, l’assemblea dei vescovi ha già contribuito ad offrire un’alternativa legale a oltre mille persone provenienti da Etiopia, Niger, Turchia e Giordania. I corridoi sono una via sicura per coloro che sono costretti a fuggire dalla propria terra e, allo stesso tempo, dimostrano che soggetti istituzionali, governativi e non, della società civile e religiosa possono cooperare fattivamente per trovare soluzioni concrete al dramma delle migrazioni”.

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