L’aumento della curva in Ue

Ema alle agenzie nazionali: accelerare col Molnupiravir della Merck

L’ente europeo del farmaco spinge per “l’uso precoce” dell’antivirale per combattere il covid. Il ministro Speranza su terza dose: “Ci guida la scienza”

Ema alle agenzie nazionali: accelerare col Molnupiravir della Merck

Non frena la pandemia e i timori per l’aumento dei contagi in Europa inducono l’Agenzia europea del farmaco ad accelerare sull’anti-virale Molnupiravir prodotto dalla Merck, una delle più grandi società farmaceutiche al mondo, “ad esempio, in contesti di emergenza”. Vanno in questa direzione le “raccomandazioni” che l’Ema si appresta a rivolgere ai Paesi Ue “per aiutare le autorità nazionali a decidere sul possibile uso precoce” del farmaco anti Covid che nasce come anti-influenzale. Una strategia che sarebbe stata concordata con i capi delle Agenzie nazionali per i medicinali. Poco dopo l’annuncio dell’Ema anche l’Aifa (la nostra Agenzia del farmaco) e il Ministero della Salute, si è appreso, sarebbero pronti a trattare in tempi molto brevi l’utilizzo in via emergenziale del Molnupiravir della Merck.

 

Dunque, si studiano nuove modalità per affrontare i prossimi mesi e l’aumento dei contagi che si registra ovunque. In Italia la situazione è migliore che in altri Paesi ma il governo sta ragionando sull’ampliamento delle fasce di età a cui somministrare la terza dose vaccinale. Potrebbe infatti essere estesa agli under 60. “Se i nostri scienziati ci dicono che dopo 6 mesi c’è bisogno della terza dose la faremo. Così come se l’Ema ci dirà se va bene o no vaccinare i bambini. A guidarci è la scienza”, dichiara il ministro della Salute, Roberto Speranza, che aggiunge: “Ci si può dividere su tante cose, ma penso che complessivamente davanti alle questioni che hanno a che fare con la salute bisognerebbe capire quando ci sono scelte che la scienza ci indica. Rivendico la relazione importante di grande rispetto tra politica e scienza. Il Comitato tecnico scientifico nasce per questo e l’abbiamo costruito così”, dice il ministro. “Abbiamo chiamato figure di primo livello e i presidenti delle società scientifiche attinenti al Covid. Ad un anno e mezzo di distanza, in una seconda fase diversa perché abbiamo i vaccini, le scelte di fondo di quella primissima stagione sono state giuste e la stragrande maggioranza dei Paesi europei ha assunto il modello di misure varate dall’Italia”.

 

Nel nostro Paese gli ultimi dati danno i casi positivi attualmente registrati sulla soglia dei 100.000. Si monitorano attentamente i numeri e l’andamento della curva epidemiologica per valutare il da farsi. In ogni caso l’esecutivo studia anche l’eventuale proroga dello stato di emergenza. La ministra degli Affari regionale, Maria Stella Gelmini, fa sapere che “è probabile, considerata la recrudescenza del virus e il fatto che ci troveremo in pieno inverno”. Ma come già annunciato nei giorni scorsi nessuna decisione in merito arriverà prima dell’approssimarsi della scadenza dell’emergenza fissata al 31 dicembre. 

 

Il ministro Speranza ribadisce: “guai a pensare che ne siamo fuori” e annuncia un’indennità specifica da 90 milioni di euro complessivi per i medici e gli infermieri che lavorano nei Pronto soccorso. L’obiettivo è rafforzare la ‘prima linea’ del Servizio sanitario nazionale. La misura scatterà dal 2022 e sarà prevista nella nuova manovra di Bilancio.  Il ministero cerca in questo modo di potenziare la permanenza nei reparti di emergenza del personale gravato da turni resi più pesanti con l’arrivo della pandemia. 

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