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Economia

L’Italia di fine 2021 tra crescita, inflazione e calo demografico

L’Istat certifica il rialzo dei prezzi: +3%. E scatta un’istantanea della popolazione: “Quest’anno 400 mila nati in meno: nuovo record al ribasso.”

L’Italia di fine 2021 tra crescita, inflazione e calo demografico

Non sono buone le notizie che arrivano sul fronte dell’inflazione. L’Istituto di Statistica rivede al rialzo per l’Italia le stime sull’indice nazionale dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, con un aumento dello 0,7% su base mensile e del 3% su base annua, dal 2,5 del mese precedente. Il fenomeno non riguarda solo noi ma l’intera economia globale. Basta pensare a quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove l’inflazione ha toccato punte del 6,2%. In Europa si registra un 4,1% ad ottobre con alcuni Paesi con un indice maggiore, altri inferiore. L’aumento dei prezzi è dovuto principalmente al caro energia che sta avendo ripercussioni su tutte le economie avanzate alle prese con la ripresa post-pandemia. Il costo dei beni energetici in Italia è passato dal +20,2% di settembre a +24,9%, anche se sono quelli regolamentati ad incidere maggiormente (tariffe energia elettrica, gas per uso domestico e riscaldamento).

 

Accelerano rispetto al mese di settembre anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti. In ogni caso, la crescita complessiva dell’inflazione ha “un’ampiezza che non si registrava da settembre 2012 (allora si toccò quota +3,2%)”. Il rialzo inflazionistico resta centrale nelle valutazioni di analisti e investitori, nonostante le rassicurazioni che sono arrivate fino a questo momento dalle principali Banche centrali di riferimento. Anche la Bce considera il fenomeno ‘transitorio’ pur dovendo ammettere - notizia di ieri – che durerà più del previsto. Il governo italiano non sottovaluta l’inflazione ma per il momento, coadiuvato dagli straordinari dati sulla crescita, con un Prodotto interno lordo al 6%, ha fiducia nella possibilità di allontanare lo spettro dei continui balzi in avanti dei prezzi al consumo.

 

Ma c’è un altro dato che progressivamente aumenta di peso nel quadro economico generale italiano. L’Istat oggi non fornisce solo le rilevazioni sull’inflazione, ma fotografa ancora un calo demografico del Paese che incide sul volto dell’economia e per ragioni diverse. Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istituto, nel corso di un suo intervento ad un’iniziativa organizzata da The European - House Ambrosetti, dichiara che “abbiamo perso 1,6 milioni di abitanti in Italia dal 2002 a oggi. Dal 2014 la popolazione continua a diminuire e oggi abbiamo un milione e 100.000 persone in meno. Ci stavamo avvicinando a 62 milioni di abitanti”, spiega, “stiamo andando verso i 59. E il Covid ci ha dato una mano”. Ad incidere il fatto che “nel 2020 abbiamo avuto 214 mila morti in più rispetto ai nuovi nati”.

 

La stima generale è che nel 2021 in Italia ci saranno 400 mila nuovi nati in meno, “un nuovo record al ribasso che, anno dopo anno, ci ha portato al numero di nascite più basso di sempre in 160 anni di Unità nazionale”. Parallelamente, la popolazione continua ad invecchiare. A inizio del ‘900 avevamo 20.000 ultra novantenni, oggi 800.000, tra 20 anni 1,6 milioni”. La pandemia ha causato un “numero di morti in 14 mesi uguali a quelli avuti tra il 10 giugno 1940 e l’8 settembre 1943 tra militari e civili, ovvero l’equivalente in termini di vittime a una terza Guerra Mondiale”. Conclude il presidente dell’Istat: il quadro demografico, “non è roseo, la pandemia ha colpito duro”.

 

Quanto incide tutto questo su economia e ripresa? Partiamo dal presupposto che l’equilibrio economico di un Paese è sempre influenzato da fattori demografici. Oggi l’Italia è in forte crescita dopo la brusca interruzione del ciclo economico nel 2020 dovuto alla pandemia. Ma di rischi ce ne sono ancora e non solo per la variabile legata al virus che non è stato debellato. Nelle ultime settimane i contagi sono tornati a salire un po’ ovunque, anche se l’Italia è i tra i Paesi europei che più tengono sotto controllo la curva epidemica. Persistono i cosiddetti colli di bottiglia dovuti -come già accennato - al caro energia, a cui vanno aggiunte le difficoltà nell’approvvigionamento di beni che si registra a livello globale e che rallenta le produzioni. Il riferimento è soprattutto ai semiconduttori.

 

Tutti fattori che incidono su domanda e offerta, esattamente come incide lo squilibrio generazionale che registriamo negli ultimi anni. Il calo delle nascite da un lato, il progressivo invecchiamento della popolazione dall’altro, non potrà non avere riverberi a lungo termine sulla capacità di generare Pil e sulla domanda dei prodotti destinata a modificarsi nel tempo. 

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