Coppa del Mondo

Le certezze e le sorprese del prossimo Mondiale 2022 in Qatar

La delusione per la mancata qualificazione diretta ai Mondiali 2022 degli Azzurri si fa sentire, ma c’è anche la curiosità di vedere le grandi big mondiali

Le certezze e le sorprese del prossimo Mondiale 2022 in Qatar

Se la Nazionale dovrà affrontare i playoff a marzo per potersi assicurare un posto ai Mondiali 2022, che si terranno in Qatar. Mentre diversi Paesi si sono già assicurati un posto nei gironi. La Coppa del Mondo è da sempre la madre di ogni torneo calcistico, il più grande premio che un calciatore possa ambire in carriera.

La squadra allenata da Mancini ha fatto gioire tutta l’Italia poco più di cinque mesi fa, salvo poi le brutte sorprese nelle sfide per le qualificazioni. Un secondo posto, sotto la Svizzera mette a dura prova la situazione generale degli Azzurri, che potrebbero sfidare anche il Portogallo, tra le altre. Il malumore nella Nazionale è palese a differenza di Brasile, Spagna, Belgio, Inghilterra o Francia: tante sono le big pronte a sfidarsi per la massima competizione calcistica, cercando di portare via il titolo ai francesi, che si difenderanno con armi pericolose. 

 

Ma chi sono effettivamente le più pronte per il podio, le sorprese o le incognite tra le varie qualificate?


Le qualificate ai Mondiali 2022 in Qatar:

Le tre certezze:

Francia, squadra di campioni.

Confermarsi due volte di fila Campioni del mondo è un’impresa tutt’altro che facile. Una vera rarità. Eppure i dati stanno dalla parte dei Bleus, che nonostante le prove opache agli Europei e in alcune sfide ad inizio stagione, rimangono con la rosa dalla qualità più alta tra tutte le partecipanti. Un mix di forza, intelligenza e grande tecnica, gestite dal criticato Deschamps, che per molti non è più il tecnico adatto per guidare una squadra con tale potenziale.

 

Però i numeri parlano per lui, vista la finale di Euro2016 e la vittoria dei Mondiali 2018. L’uscita ai rigori con la Svizzera è stato un intoppo che non può limitare la forza di un gruppo di fenomeni. Dalla porta, che vede il titolarissimo, nonché capitano, Lloris, seguito da Maignan, numero uno del Milan, che sta dimostrando di essere un elemento chiave.

 

In difesa la coppia di fratelli Hernandez sono il fiore all’occhiello di una retroguardia rosea, composta da giovani talenti come Upamecano, Zouma e Koudé. In mezzo al campo esce fuori la colonna vertebrale con Kanté, Pogba e Tchouameni, ormai intoccabile per il tecnico. Davanti Mbappé cerca riscatto, che con due mostri sacri come Benzema e Griezmann è un’impresa non impossibile. Un gruppo complessivamente vincente, che avrà da dire ancora diverse cose.

 

La rinascita del Brasile.

Una squadra leggendaria, in un Paese che respira calcio ogni giorno, ad ogni ora. Eppure negli ultimi anni qualcosa si è rotto anche per loro. Quella forza tecnica che li contraddistingueva è andata scemando e le loro sicurezze pian piano sono sparite. La squadra ha avuto un crollo nel potenziale, diventando fragile, con poche certezze. Dalle delusioni al Mondiale in casa, sino alle diverse sconfitte in Coppa America, la luce sembrava ormai sparita, costringendo l’ambiente ad una rinascita radicale, basata su alcuni campioni, pronti a fare la differenza. Neymar è l’emblema di un team storico, un guerriero che conduce un’armata affamata.

 

Tra i pali Alisson rimane tra i migliori nel suo ruolo, seppur le ultime prestazioni non siano state eccezionali. In difesa i centrali fanno parte della vecchia guardia: Marquinhos e Silva. Le fasce difensive invece sono a tinte bianconere, con i due terzini, Danilo e Alex Sandro, che spingono in continuazione sulle corsie del campo. Il centrocampo ha un condottiero di nome Casemiro, che con la scoperta di Paqueta e l’esperienza di Fabinho, costruisce una muraglia dall’alto calibro. In attacco, vicino a “O’Ney” vi è il talento di Vinicius Jr, vero top player a Madrid e i goal di Gabriel Jesus, nove che rinasce in Nazionale. Devono venire fuori, rispolverare quel nome glorioso. Soprattutto se desiderano riscattare la sconfitta di cinque mesi fa contro l’Argentina.

 

I Leoni Inglesi a caccia di riscatto

Proprio loro, gli sconfitti di Wembley. Una squadra arrabbiata per l’Europeo perso, che però ha tirato fuori le grandi qualità del progetto, basato sui giovani e sulle idee di un tecnico moderno. Il rinnovo di Southgate per altri tre anni è la conferma che il bello deve ancora venire e viste le prestazioni dei vari giocatori inglesi in questo momento, le speranze di giocare un grande Mondiale sono molto elevate. Indubbiamente alcuni tasselli vanno rimodellati e l’aggiunta di nuovi elementi in rosa rafforzerà ulteriormente le speranze di un Paese che cerca anche un riscatto calcistico, tra le tante mille cose. Su chi si basa dunque la radice di quest’importante rosa? Tra i pali la certezza rimane Pickford, anche se Johnstone del West Bromwich è una minaccia per la titolarità. In difesa Mings è intoccabile, così come Walker, Maguire e Arnold. In alternativa pronti Chilwell, Shaw, Stones o James, che potrebbero essere già al livello dei titolari. Così come Tomori del Milan.

 

Una difesa stellare, accompagnata da un centrocampo roccioso e fisico, composto da Rice e Bellingham, due giovanissimi talenti. Con loro anche il dieci, Grealish, in difficoltà in questo inizio al City, ma dalla qualità cristallina. Davanti, insieme all’insormontabile Kane, ci sono Sterling, Rashford e Foden. Tantissimi giovani, alcuni elementi d’esperienza e un gioco tutto sommato bello da vedere. Un mix di sorprese, che portano a certezze. Soprattutto nella prossima grande sfida mondiale. 
 

Le due possibili sorprese del Mondiale

Che sia l’ora del Belgio?

Sono rapidamente passati da essere una sorpresa, ad una certezza, per poi finire come un’incognita. Una rosa che spicca qualità, cui però manca sempre qualcosa. La sfida è con loro stessi, con le loro paure che limitano un complessivo mostruoso. Dalla panchina con un veterano come Martinez, al campo, dove la leadership dei due fenomeni, Lukaku e De Bruyne, fa la differenza in quasi tutte le gare. La fase offensiva è il loro campo e difficilmente nel mondo esiste una coppia “assist-goal” così prorompente. Se poi il contorno ha importanti margini di crescita, la strada va in discesa e le qualità, finalmente, potrebbero realmente venire fuori.

 

Le certezze partono dai pali con Courtois, portiere dalla classe assoluta, vero capo della retroguardia a tre, composta da giovani scoperte, come Theate del Bologna, Boyata o Castagne, ex Atalanta, impiegato perlopiù da terzo centrale. Anche Dendoncker rimane un papabile titolare. In mezzo Witsel e Tielemans regalano magie, seppur talvolta con incostanza, in particolar modo per il giocatore del BvB. Sulle fasce se la giocano Meunier, Carrasco, Thorgan Hazard e altri elementi, che seppur diversi tra loro, giocano tutti in sovrapposizione, seguendo le linee tecniche del mister in entrambe le fasi. Davanti, oltre all’ex punta dell’Inter, tra i migliori al mondo tra i nove, e De Bruyne, capitano del gruppo, vi è solitamente Hazard, ex top player del Chelsea, che negli ultimi anni si è perso. Il suo talento è indiscusso, ma deve acquisire quella costanza, anche fisica, che potrebbe fare la differenza.

 

Germania, l’inizio di una nuova era

Dalla gioia al dolore: i Mondiali vinti nel 2014 in Brasile sembravano essere il trampolino di lancio per l’inizio di una grande era. Da lì però il buio totale. Da quel goal di Gotze la Nazionale tedesca ha terminato il suo periodo splendente, iniziando una fase di difficoltà, sconfitte e un gioco tutt’altro che convincente. L’addio di Low è stata l’obbligatoria conseguenza per sperare in una ripartenza. Una rinascita a livello tecnico e un mutamento totale della rosa hanno permesso ai ragazzi di Flick, nuovo tecnico ex Bayern Monaco, di iniziare un filotto di vittorie, candite da un buon paleggio tattico.

 

Tra i pali Ter Stegen ha preso le redini di Neuer, seguito da Trapp e Leno. In difesa Rudiger è il nuovo leader, con Hummels, Kherer, Sule e Tah. Un mix di giovani, che però hanno già affrontato una buona fetta di carriera tra i grandi. In mezzo al campo tutto sulle spalle di Gundogan e Goretzka, che insieme a Kimmich compongono un trio dalle qualità enormi. In alternativa Havertz, Draxler e Brandt danno soluzioni diverse. Davanti spazio allo storico Reus, con il talento di Gnabry e Sané. L’aggiunta di Musiala, come cambio di Muller, è il tassello che mancava ad una rosa ultra competitiva.

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