Il giallo

Spionaggio a Tel Aviv: arrestato il maggiordomo del ministro e premier

Sembra una storia alla James Bond, ma è tutto vero: in manette un domestico che aveva contattato hacker iraniani per colpire Benny Gantz. Ma ha precedenti

Spionaggio a Tel Aviv: arrestato il maggiordomo del ministro e premier

Ci mancava anche la spy story in Israele a tenere banco in un periodo nel quale le tensioni internazionali non mancano.

Questa volta, però, il “caso” è particolarmente delicato perché riguarda un ministro, per di più della Difesa e, come se non bastasse, del Governo di Tel Aviv.

A finire in manette, infatti, è stato il domestico di Benny Gantz, che è anche premier a rotazione, con l’accusa di essere una spia dell’Iran, acerrimo e storico nemico proprio di Israele e che in passato non aveva fatto mistero di voler “cancellare” dalle cartine geografiche del Medio Oriente proprio lo Stato con la stella di David.

 

L’arresto e il sospetto di spionaggio

A rivelare la notizia è stata la stampa israeliana, dopo che probabilmente le forze di polizia e soprattutto di intelligence avevano tentato di non dare risalto ai fatti. Si tratta dell’arresto di uomo israeliano che lavorava come domestico a casa del ministro della Difesa, Benny Gantz, e che è finito in manette. Ma a fare scalpore è un dettaglio non da poco: Omri Goren – questo il suo nome - è ritenuto una spia dell’Iran.

A scoprirlo sarebbe (condizionale d’obbligo) lo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano, dopo che l’uomo aveva contattato un gruppo di hacker collegato a Teheran, ma prima che quegli scambi informatici si potessero trasformare in azioni potenzialmente lesive nei confronti dello stesso Gantz e di Israele.

Adesso rischia una condanna da 10 a 15 anni.

 

La ricostruzione

Secondo quanto ricostruito finora dalla procura israeliana, Goren avrebbe fatto ricorso a Telegram, la chat utilizzata spesso per scambi illeciti o per comunicazioni criptate, che si auto-cancellano nel giro di poco tempo. Sarebbe accaduto all’inizio di novembre, quando il domestico (o finto tale) avrebbe usato una falsa identità per offrire il proprio aiuto a una persona vicina all’Iran per “colpire” il ministro della Difesa di Tel Aviv.

Il contatto sarebbe avvenuto con un hacker riconducibile al gruppo Black Shadow, lo stesso che a ottobre aveva colpito diversi siti istituzionali israeliani, con un attacco informatico su larga scala. In quella occasione, tra l’altro, erano stati sottratti dati di una piattaforma di incontri online per persone LGBT, molto popolare. In questo caso Goren avrebbe chiesto denaro in cambio del proprio supporto per installare sul computer di casa di Gantz un malware, che avrebbe dato agli hacker l'accesso al dispositivo del ministro.

 

Un insospettabile?

A stupire non è solo la sfrintatezza dell’uomo, ma anche il fatto che si tratta di una persona che da anni presta servizio per il ministro della Difesa (nonché premier a rotazione), insieme alla moglie. Ad incastrarlo, oltre a una serie di registrazioni, anche gli scatti scoperti dagli 007 dello Shin Bet e che Goren aveva realizzato a diverse parti e oggetti della casa di Gantz, in particolare – come riferisce l’AGI - la scrivania, i computer, un tablet, una scatola con il sigillo dell'Idf, una cassaforte, un distruggi-documenti, foto di Gantz e della sua famiglia, ricevute di tasse.

Eppure, a ben vedere, la storia di Goran avrebbe dovuto quantomeno insospettire il Ministero, visto che sulle spalle pesano ben 5 condanne, collezionate tra il 2002 e il 2013, per reati che vanno dalla rapina in banca a furto con effrazione. Finito anche in carcere, non si capisce come possa essere poi stato “assunto” in casa del ministro della Difesa e premier.

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