Verso nuove misure

Verso la terza dose a 5 mesi. In arrivo la stretta anti-Covid

La prossima settimana le decisioni del consiglio dei Ministri. Gli industriali invocano l’obbligo vaccinale, d’accordo i sindacati. Cosa potrebbe cambiare

Verso la terza dose a 5 mesi. In arrivo la stretta anti-Covid

Da lunedì si parte con la terza dose agli over 40, a patto che siano trascorsi almeno 6 mesi dalla seconda somministrazione. Ma proprio questo lasso di tempo potrebbe diminuire, scendendo a 5. Ad avanzare questa ipotesi è stato Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, secondo cui una soluzione all’aumento dei contagi "potrebbe essere quella di ridurre l'intervallo tra il compimento del ciclo vaccinale primario e la dose booster da sei a cinque mesi".

Ecco le altre misure al vaglio dell’esecutivo, che la prossima settimana si riunisce e potrebbe decidere con un nuovo decreto.

 

Terza dose a 5 mesi?

Secondo Locatelli, intervistato da Skytg24, l'Italia "mantiene una delle situazioni più favorevoli in tutta Europa". Il bollettino parla di oltre 10mila dosi giornaliere ormai da tre giorni, ma si tratta di numeri ancora di molto inferiori a quelli, per esempio, della Germania che è arrivata a 65mila. Numeri che, per Locatelli, "destano attenzione e vanno valutati con tutta la cautela del caso, ma non c'è preoccupazione estrema. È un momento in cui va posta la massima attenzione e ognuno di noi deve fare la propria parte".

"Abbiamo somministrato la dose booster a 3,7 milioni di persone e negli ultimi giorni c'è stata una chiara accelerazione – ha detto il numero 1 del Cts - e dobbiamo insistere su questi due canali, somministrare la dose booster a chi ha maggiori rischi e completare il ciclo di vaccinazione primaria". Per questo si potrebbe pensare di anticipare a 5 mesi invece 6 la dose booster.


Obbligo vaccinale: chi è favorevole

Il dibattito ruota, però, attorno all’obbligo vaccinale. "Si possono considerare forme di obbligo vaccinale per alcune categorie professionali, in particolare chi assiste o è a contatto con il pubblico, a esempio forze dell'ordine, dipendenti della pubblica amministrazione e insegnanti, pur essendo queste categorie connotate da un'alta percentuale di vaccinazione" ha detto Locatelli, ritenendo che l'estensione dell'obbligo a tutta la popolazione è "un'opzione estrema".

Più deciso, invece, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che dall’assemblea di categoria a Firenze lo invoca: “Purtroppo i dati che arrivano dal nord ed Est Europa sono preoccupanti non ci possiamo permettere di bloccarci, la nostra è un'economia basata sulla trasformazione, e quindi sull'export: quest'anno forse faremo il record di 500 miliardi e non ci possiamo fermare”. Da qui l’auspicio di un obbligo, sul quale si erano detti favorevoli, a suo tempo, anche i sindacati.

Frena, invece, il governo, tramite il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa: “Noi siamo stati i primi a introdurre l'obbligo vaccinale per i sanitari. Bisogna riflettere se farlo con altre categorie, quella che sono a contatto con il pubblico, tipo le forze dell'ordine o chi lavora nella grande distribuzione. Saranno valutazione che dovremmo fare attenzionando i dati, ma dobbiamo guardare al futuro con fiducia e dobbiamo continuare a rispettare le regole”. “Il tema dell'obbligatorietà vaccinale non l'abbiamo scelta perché abbiamo scelto un rapporto di fiducia con i cittadini” ha aggiunto costa a Radio 1.

 

Vaccino per i bambini

Intanto si stringono i tempi in vista dell’arrivo del via libera da parte dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, all’immunizzazione per i bambini under 12, che dovrebbe arrivare il 29 novembre (o forse anche il 26). Le somministrazioni "partiranno quando i vaccini saranno approvati da Ema e Aifa, i bambini vanno vaccinati per proteggerli da forma gravi o prolungate, rare ma presenti, per garantire la frequenza scolastica e tutelare i loro spazi sociali" ha chiarito Locatelli, sottolineando che "il profilo di sicurezza di vaccini a mRna è assolutamente rassicurante". Bisogna evidenziare poi che un incremento rilevante di contagi "c'è stato nella fascia pediatrica 6-11 anni che è quella in cui non è iniziata la vaccinazione".

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